"Ringrazio il Papa e il Vaticano ma sono pessimista, questa missione a Mosca non credo che porterà risultati". Lo dice con grande franchezza monsignor Pavlo Honcharuk, vescovo di Kharkiv, parlando al Meeting di Rimini.
Vive in una città dove, come racconta, i missili e i droni sono la vita quotidiana, essendo ad appena 40 chilometri dal confine con la Russia. E la missione a Mosca di mons. Paul Richard Gallagher, il ministro degli esteri di Papa Leone che oggi ha incontrato il suo omologo Serghei Lavrov, offre, anzi, il modo alla Russia di mostrare al mondo la sua versione: "Il fatto che abbiano permesso a un inviato del Vaticano di arrivare, per loro è molto utile. Perché dicono, 'vedete, siamo per la pace. Siamo pronti a parlare di questo ma non possiamo fare la pace perché è Kiev che non vuole'". "Ma è una cosa buona - ha comunque aggiunto il vescovo ucraino - che il Vaticano faccia questi tentativi".
Il rischio però, avverte il presule, potrebbe essere un peggioramento della situazione per il suo paese: "Se la missione vaticana porterà ad una tregua, alla Russia servirà solo a preparare un nuovo attacco", considerato che è in difficoltà.
"Bisogna tenere sempre alla mente che Putin è un bugiardo, non si può credere alle sue parole, bisogna guardare ai fatti".
Il vescovo quindi ribadisce: "Ci difendiamo, è un nostro diritto", "è la Russia che ci ha aggredito e vuole ucciderci. Ma dice che è per la pace. Di che pace parlano?". Anche sul Patriarca ortodosso di Mosca Kirill, monsignor Honcharuk non fa giri di parole: "Lui non crede in Dio". E fa una battuta: "Quando morirà, sarà Lavrov a prendere il suo posto".
Monsignor Honcharuk porta a Rimini tutta la stanchezza, la rabbia, il disincanto della sua gente che "per dieci-dodici ore al giorno è in pericolo e dovrebbe stare a casa. Ma noi ovviamente usciamo" perché dopo quattro anni di guerra la vita deve proseguire. Racconta dei bambini che vanno sulle tombe dei papà a raccontare come è andata la giornata, e riferisce dei loro disegni: "Li porto al fronte ai soldati e loro ci tappezzano le trincee. Quei disegni scaldano il loro cuore".
"Abbiamo dolore, abbiamo rabbia, abbiamo la forza per combattere, però non permettiamo che l'odio entri nel cuore".
"Spesso, quando sono all'estero, mi rivolgono una domanda: 'perdonate?'. Il perdono può essere dato a chi lo chiede", risponde il vescovo spiegando che la riconciliazione è un processo lungo e non facile.
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