Il ventilatore da soffitto può ridurre la diffusione di germi anche in ufficio

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Uno studio spiega perché il ventilatore da soffitto non dovrebbe... andare in soffitta. Anche se c'è l'aria condizionata

Eu.Spa.

14 agosto - 13:52 - MILANO

C'è un'immagine che il cinema ha reso iconica: le pale di un ventilatore da soffitto che girano lente in una stanza chiusa, mentre fuori si consuma la guerra. Apocalypse Now si apre così, con quel movimento ipnotico che si confonde con le eliche di un elicottero. Ma suggestioni visive a parte, c'è chi ritiene che quelle stesse pale potrebbero ridurre la diffusione di virus e germi negli ambienti chiusi. Uno tra tutti l'ufficio, dove secondo uno studio pubblicato sulla rivista Energy and Built Environment, si può evitare di "passarsi" i germi sfruttando il sistema CFIAC (Ceiling Fan-Integrated Air Conditioning), cioè il condizionatore abbinato a un ventilatore da soffitto. 

Combinazione vincente

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Si tratta di due funzioni che di solito lavorano separate: l'aria fresca del condizionatore e la capacità del ventilatore di mescolare l'aria nella stanza. Combinarle evita che si formino sacche d'aria ferma vicino al soffitto o al pavimento, cosa abbastanza comune con i condizionatori tradizionali, dove l'aria fresca tende a ristagnare in alcuni punti. Ricreando al computer una tipica stanza da ufficio e seguendo il percorso delle goccioline respiratorie che si liberano parlando o tossendo, i ricercatori hanno scoperto che accendere il ventilatore a soffitto a una velocità moderata di 72 giri al minuto, con le pale che spingono l'aria verso il basso, riduce il rischio di trasmissione dei germi fino al 96 per cento. Il flusso d'aria, in pratica, spinge le goccioline (droplet) verso il pavimento e le devia in zone di ricircolo lontano dal punto in cui le persone respirano.

E più veloce non significa più sicuro: a 122 giri al minuto, per esempio, il rischio di infezione sale perché un flusso d'aria troppo forte rompe le zone di cattura appena descritte e disperde i droplet in tutto l'ambiente, prima che possano depositarsi su una superficie o essere filtrati dal sistema di aria condizionata. La giusta velocità del ventilatore, insomma, fa la differenza. 

parole contagiose

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Lo studio ha messo a confronto anche i due modi di emettere goccioline, parlare e tossire, scoprendo che - strano, ma vero - il rischio di infezione legato al parlare è del 15,5 per cento più alto di quello legato alla tosse. Quest'ultima, infatti, espelle i droplet con più forza, facendoli uscire prima dalla zona di respirazione. Le goccioline respiratorie che emettiamo parlando, invece, restano sospese in aria più a lungo e vengono trasportate più facilmente verso le altre persone. Col risultato che il chiacchiericcio di una lunga riunione di lavoro è più contagioso di un colpo di tosse. Ma si può evitarlo: basta tenere il ventilatore a velocità moderata, far ruotare le pale verso il basso quando la stanza è piena e considerare il senso di rotazione inverso, verso l'alto, nei momenti in cui è meno affollata. La rotazione inversa, infatti, aumenta fino a dieci volte la velocità con cui le particelle "contagiose" escono dall'ambiente, rispetto a quando il ventilatore è spento.

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