Il trio d'oro Ghiotto, Giovannini e Malfatti: "Ispirati da Lollobrigida. Premiata la serietà"

1 ora fa 1

Ghiotto: "Abbiamo un bel rapporto: viviamo insieme 250 giorni all’anno, è normale che ogni tanto ci sia qualche screzio. Quando succede, basta una pacca sulle spalle"

Andrea Buongiovanni

Giornalista

17 febbraio - 23:21 - MILANO

La prima sbornia, quella a caldo, è superata. Nel ventre del Milano Speed Skating Stadium monta la consapevolezza dell’impresa compiuta. Tutti, adesso, vogliono sapere chi e cosa ci sia dietro i tre uomini d’oro. Dice per esempio Matteo Anesi, un terzo della squadra d’oro a Torino 2006 e oggi vice del dt Maurizio Marchetto: "Noi qualche volta facevamo tardi, alla sera. Loro mai, sono molto seri". Eccolo un tratto distintivo: la serietà. Nei comportamenti, nei gesti, nella dedizione. 

Il saggio

—  

"L’exploit di quel terzetto - sottolinea il 'filosofo' Davide Ghiotto, il frontman della squadra, 32enne vicentino - sebbene fossimo poco più che bambini, ci ha ispirato. Come la Lollo che, in tribuna, ci ha dato una carica in più. Poi ci abbiamo messo del nostro. Per me, dopo il flop dei 10.000, non è stato facile ritrovare la concentrazione, ma volevo dimostrare le potenzialità del gruppo. La qualificazione di domenica contro gli Stati Uniti è stata importante, così come il secondo che gli abbiamo rifilato. Ci ha dato ancor più convinzione, visto che nel quadriennio li avevamo battuti solo due volte. Il ritardo di 7/10 non ci ha spaventato: sapevamo che avremmo recuperato. Con i tanti chilometri che maciniamo, usciamo alla distanza. E non abbiamo segreti: nemmeno il nostro casco aerodinamico lo è. È mutuato da quelli delle crono del ciclismo. La parte posteriore, allungata, obbliga a fare attenzione alla postura. Abbiamo un bel rapporto: viviamo insieme 250 giorni all’anno, è normale che ogni tanto ci sia qualche screzio. Quando succede, basta una pacca sulle spalle e tutto passa. Il mio futuro? Devo pensarci un po’". 

Il perno

—  

Michele Malfatti, colui che dà equilibrio al terzetto “pedalandone” al centro, è contenuto nell’entusiasmo: "Dobbiamo ringraziare il Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, comune a tutti e tre - commenta il 31enne trentino - la squadra, lo staff, le nostre compagne e le nostre famiglie, che ci sono state al fianco sin dai nostri primi passi sul ghiaccio e ci hanno sempre supportato e sopportato. Se dopo i 10.000 ho avuto dubbi su Davide? Sapevamo che si sarebbe subito risollevato. Ne conosciamo le qualità. Gli siamo solo stati vicini e lui si è confermato un campione. E poi sapevamo bene che gli Stati Uniti avrebbero espresso la punta di maggior velocità all’inizio, mentre la nostra regolarità avrebbe pagato nel finale". 

Il capitano

—  

A chiudere il trenino, come in pista, ci pensa Andrea Giovannini, il capitano. Uno che dopo Pechino 2022, deluso, ha meditato il ritiro e adesso invece è campione olimpico con ancora la Mass Start, di cui è iridato in carica, a disposizione. Appuntamento a sabato: "Il club, la Fisg, lo staff e la famiglia mi hanno aiutato a decidere di andare avanti - sorride il 32enne trentino - e ringrazio in particolare mia moglie, perché è lei che fa i salti mortali per gestire i nostri due figli. Nemmeno le ultime settimane sono state facili: vedere gli altri gareggiare e rimanere in attesa non è il massimo. In allenamento certi riferimenti non ci sono. Ne parlavo giusto qualche giorno fa col mio compagno di stanza, Francesco Betti. In realtà la condizione c’è e l’ho dimostrato". Le sue spinte da “dietro”, in effetti, sono state decisive. "La nostra tattica ha pagato - precisa - si trattava di gestire i primi cinque giri e poi di dare una botta. Così, in quel momento, in entrata e in uscita di curva, ho dato gas, abbiamo obbligato gli Stati Uniti ad alzare il livello e, quindi, ad andare fuori giri. Ma non parlate di miracolo: questo risultato è figlio del lavoro di un gruppo che adesso, rispetto a una volta, è anche più numeroso, composto da 15-20 atleti. Peccato solo si sia costretti a trascorrere tanto tempo all’estero, vista l’assenza di impianti coperti in Italia. Dispiace che anche questa pista, qui a Rho Fiera, verrà presto dimessa. L’esultanza alla Steph Curry? L’ho ammirato per come a Parigi 2024 ha gestito la finale del torneo di basket. Su una scala diversa, ma abbiano fatto lo stesso". Good night, allora, Campioni per sempre.

Leggi l’intero articolo