Il Tribunale Federale Nazionale: "Zappi ha indotto gli arbitri a dimettersi"

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Pubblicate le motivazioni della sentenza in 23 pagine. Ora la Figc aspetta l'appello del presidente dell'Aia, poi ci sarà con ogni probabilità il commissariamento

Mario Canfora

Giornalista

22 gennaio - 19:57 - ROMA

Sono ventitrè, le pagine pubblicate dal Tribunale Federale della Figc per spiegare la condanna a 13 mesi di inibizione nei confronti del presidente dell'Associazione Italiana Arbitri Antonio Zappi, per le pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi per far spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi. La condanna è relativa all'udienza dello scorso 12 gennaio, quando fu decisa anche l'inibizione di due mesi per Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale, reo di aver modificato un verbale di una certa importanza. Per lunedì 26 gennaio intanto è fissato un Consiglio federale Figc ma, al di là di un passaggio inevitabile sulla vicenda per un aggiornamento alle componenti, per l'eventuale commissariamento dell'Aia si aspetterà l'esito dell'appello del processo, visto che Zappi procederà al ricorso.

la gravità dei fatti

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Secondo il Tfn, Zappi, le cui condotte ha violato l’art. 4, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva, sia in via autonoma che con specifico riferimento a quanto disposto dall’art. 42, comma 1 e comma 3, lettere a) e c), del Regolamento Aia e dagli artt. 3, 5, 6.1 del Codice Etico Aia,  che impongono agli arbitri "di svolgere le loro funzioni con trasparenza e correttezza, e nel più assoluto rispetto delle regole e dell'etica sportiva, improntando ogni comportamento ai principi di rettitudine e della comune morale" e la cui "gravità dei fatti rapportata proprio all'incarico ricoperto e alle sleali modalità con le quali, abusando della propria funzione, ha ottenuto le dimissioni degli associati". 

gli atti

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Dagli atti, si legge nel dispositivo, risulta "pacificamente provato" che Zappi, per favorire la nomina degli arbitri Orsato e Braschi quali responsabili Can A e B e Can C, abbia indotto gli arbitri Pizzi e Ciampi a rassegnare le proprie dimissioni, nella consapevolezza che "non vi fosse alcuna valida motivazione, né sotto il profilo comportamentale né sotto il profilo tecnico, per la quale avrebbero dovuto abbandonare il proprio incarico". Inoltre le modalità con le quali sono state chieste le dimissioni, in assenza di un progetto tecnico che possa "ritenersi condiviso dagli arbitri Pizzi e Ciampi, la tempistica utilizzata (il giorno prima della riunione fissata per le nomine), l'assenza di valide motivazioni, il rischio di rinvio delle nomine di 14 giorni (creando un disagio all'intera categoria), le rassicurazioni in ordine alla mancanza di pregiudizi economici, non possono che essere visti come elementi atti a dimostrare che le dimissioni rassegnate da Ciampi e Pizzi siano state indotte dal presidente Zappi". 

dimissioni costrette

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La scelta dei due di dimettersi, quindi, "non può ritenersi, come sostenuto dalla difesa di Zappi, autodeterminata e libera. È evidente che quando hanno ricevuto la richiesta di dimissioni per far sì che il loro ruolo fosse ricoperto da altri, hanno interpretato tale richiesta come una manifestazione di sfiducia nei loro confronti". I due mesi di inibizione per Marchesi, invece, sono stati decisi perchè "ha fornito elementi di interesse per gli accertamenti istruttori sia in considerazione del comportamento processuale".

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