Il ct del Senegal Pape Thiaw affida simbolicamente la Coppa ai militari: la protesta fa il giro del mondo, mentre la Guinea chiede di riaprire il 1976
Il trofeo stretto tra le mani, poi il passaggio ai militari. Nel video che circola in queste ore, Pape Thiaw non dice una parola. Ma il messaggio è chiarissimo: la Coppa d’Africa, per il Senegal, non si restituisce. Il gesto del ct dei Leoni della Teranga - che affida simbolicamente il trofeo all’esercito - è la fotografia più potente di una protesta che non ha nessuna intenzione di spegnersi. Al contrario, si allarga. E ora coinvolge anche altri Paesi.
Il video di Thiaw
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Le immagini, diventate virali, mostrano il ct Thiaw all’interno della base militare presidiata da uomini in divisa. Il trofeo viene consegnato, quasi “messo in sicurezza”. Una chiara presa di posizione. Il Senegal continua infatti a considerarsi campione, nonostante la decisione della Confederazione Africana di Calcio che ha ribaltato l’esito della finale assegnando il titolo al Marocco. E lo fa in modo visibile, pubblico, impossibile da ignorare.
Una protesta che diventa istituzionale
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Il gesto del ct si inserisce in una linea chiara. Il governo senegalese ha già fatto sapere di non voler riconsegnare il trofeo, sostenendo la legittimità della vittoria ottenuta sul campo. Nel frattempo, la federazione ha avviato il ricorso al Tas di Losanna. La partita, ora, si gioca nelle aule.
Il caso Guinea: la crepa si allarga
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Ed è così che la storia prende un’altra direzione. La federazione della Guinea ha chiesto ufficialmente alla Caf di rivedere l’esito della Coppa d’Africa 1976. Il motivo è diretto: applicare lo stesso principio usato oggi contro il Senegal. In quella edizione, proprio il Marocco lasciò temporaneamente il campo durante la sfida decisiva contro la Guinea, prima di rientrare e pareggiare una partita che gli consegnò il titolo. Oggi, alla luce della recente decisione disciplinare, Conakry chiede coerenza. “Restituiteci il trofeo del 1976”. Una richiesta che, anche solo a formularla, riapre un capitolo chiuso da decenni.
Il trofeo fermo, la tensione che resta
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Oggi la Coppa è ancora in Senegal. Non in una sala trofei, ma al centro di un braccio di ferro che non accenna a chiudersi. Da una parte la decisione ufficiale. Dall’altra un Paese che non la riconosce. In mezzo, un video che ha fatto il giro del mondo e una richiesta, quella della Guinea, che rischia di allargare il caso ben oltre quella singola finale giocata il 18 gennaio 2026. La sensazione è che questa storia sia tutt’altro che finita. E che le prossime pagine non si scriveranno di certo su un campo da gioco.
20 marzo 2026 (modifica il 20 marzo 2026 | 16:37)










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