Il segretario cerca di chiudere il caso, ma è tensione nella Lega

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"E' un capitolo chiuso". Matteo Salvini archivia così l'avventura di Roberto Vannacci. Prova a mettersi alle spalle polemiche e critiche e rilancia: "Oggi la Lega è più forte: da ieri a oggi abbiamo superato quota mille nelle tessere on line". Il segretario ammette di aver "spalancato le porte di casa" all'ex generale e ribadisce l'amarezza: "Il ringraziamento è stato 'mi tengo il posto'".

Una tensione che però difficilmente si esaurirà con lo strappo di martedì. Restano nell'aria le scorie di un divorzio atteso ma carico di conseguenze. A farne le spese, si ragiona in alcuni settori della maggioranza, potrebbe essere anche la coalizione di centrodestra. E più di tutti il partito di Giorgia Meloni. Ne è convinto anche Matteo Renzi che legge la crepa aperta da Vannacci come "la prima grana politica" per FdI, che "colpirà Meloni più di quanto si immagini". Quindi prefigura un effetto Farage, dal fondatore del Brexit Party a cui Vannacci si ispirerebbe. Considerazioni che Luca Ciriani respinge al mittente chiarendo: Vannacci "mi sembra un personaggio molto sopravvalutato, chi vota Fdi continuerà a farlo".

Ma contraccolpi si temono anche sul Carroccio, che il giorno dopo sembra dividersi. Da un lato c'è chi esulta per essersi liberato del vicesegretario riottoso ma non nasconde la paura di un ulteriore calo di consensi del partito, strappati ora dalla nuova creatura del fuoriuscito, 'Futuro Nazionale'. In attesa di contare l'effetto elettorale che avrà, nel breve l'interrogativo è quanti parlamentari leghisti seguiranno l'ex militare.

Il pensiero corre ai deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso. Nei corridoi circola l'ipotesi che a entrambi sia arrivato l'ultimatum dai vertici per decidere entro poche ore se restare o meno. Interpellato, Ziello risponde in rima: "Del domani non v'è certezza". Un'altra anima del partito è più pragmatica e guarda avanti, nonostante l'amarezza.

Tra loro c'è Luca Zaia. Il Doge non ha dubbi: è Vannacci ad aver tradito - ripete a Radio 24 - e con un'operazione "organizzata e pianificata", alludendo al suo nuovo movimento "Futuro nazionale". Ma l'ex governatore non tace sulle responsabilità a monte: "E' stato un errore imbarcarlo nella Lega", dice secco. Insomma "un investimento sbagliato".

Parole che chiamano in causa il segretario, primo sponsor della candidatura alle Europee, nel 2024, e un anno dopo della promozione a vice. Zaia non infierisce e lo relega a un errore veniale, per troppa inclusione del segretario. Purché si impari la lezione: "Vale sempre il vecchio metodo: niente corsie preferenziali, gavetta e verifica di condivisione degli ideali".

Anche se provato, Salvini prova a voltare pagina. Non a caso prima della conferenza stampa convocata alla Camera per lanciare la mobilitazione della Lega sul sì al referendum sulla giustizia, si vede per una ventina di minuti con alcuni fedelissimi, tra cui il capogruppo Riccardo Molinari. "Solo un punto", si limitano a riferire poi. Poi incontra Giancarlo Giorgetti al ministero. Parola d'ordine è andare avanti. Salvini lo dice più chiaramente: "Non ho tempo da perdere con i bisticci, oggi è una bella giornata". Da parte sua, insiste, non c'è nessun rancore: "mi tengo ben stretta la mia comunità".

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