In Nazionale a 19 anni, Fonseca a Lione stravedeva per lui, a Gasperini può portare dribbling e imprevedibilità
Alessandro Grandesso
18 agosto - 13:11 - MILANO
Quando a ottobre è arrivato il responso degli esami medici, sulla stagione del Lione è calato una coltre di pessimismo. Non solo per via della lesione dei legamenti della caviglia destra di Malick Fofana, ma soprattutto perché senza il giovane belga in campo, inevitabilmente tutto sarebbe stato molto più difficile per la squadra di Paulo Fonseca. E anche molto meno prevedibile. Perché il 20enne è diventato rapidamente uno dei talenti più in vista della Ligue 1, dove è approdato due anni e mezzo fa, in provenienza da La Gantoise, facendo valere il suo gioco offensivo fatto di dribbling, accelerazioni e spunti preziosi. Doti che gli hanno permesso di entrare rapidamente nel giro del Belgio con un esordio dalle tinte premonitrici.
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Il suo, comunque, è stato un percorso lineare, indotto da un talento innato in campo. Sempre accompagnato dai genitori, papà di origini guineane e mamma belgo-filippina, che dopo la firma con il Lione nell’inverno del 2023-24, si sono trasferiti pure loro in Francia. Continuando la routine che li ha sempre visti molto presenti nella gestione del figlio unico, per seguirne allenamenti e partite fin dall’infanzia. Un equilibrio che ha permesso a Fofana di esprimere il suo calcio che non ha mai perso la spensieratezza delle sfide con gli amici: "Giocare per strada o in grandi stadi per me è lo stesso, non sento la pressione", ha dichiarato il ragazzo. Anche così il belga sa trovare con facilità la porta avversaria, senza mai dimenticare il lavoro di copertura. Con la stessa coerenza con cui tutti gli allenatori che l’hanno avuto in rosa ne apprezzano le capacità di fare la scelta giusta nel momento giusto. Che si tratti di difendere come, soprattutto, di attaccare. E in attacco, Fofana sa rendersi molto pericoloso, con quell’imprevedibilità che piace molto ai tecnici e ai tifosi.
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Non può sostenere il contrario Paulo Fonseca, per esempio, che ne ha fatto un elemento indispensabile della sua formazione titolare, come Pierre Sage prima di lui. Per questo, quando lo scorso dicembre Fofana è rimasto a terra dolorante, dopo una brutta entrata da dietro a Strasburgo, la preoccupazione è andata anche oltre il dover constatare il brutto infortunio. L’esterno, che privilegia la fascia sinistra alla destra, è rientrato poi solo per gli sgoccioli della stagione e probabilmente, con un suo apporto più consistente, il Lione avrebbe convalidato direttamente la qualificazione in Champions League, senza dover passare per i preliminari estivi imposti dal quarto posto. Comunque, lo stop prolungato in infermeria non dovrebbe condizionare la traiettoria ascendente dell’attaccante che ha integrato la prima squadra de La Gantoise a 17 anni, con un gol al debutto da professionista, spianandosi la strada per un trasferimento a Lione a 18, e una prima convocazione con la nazionale belga a 19. Già nel segno dell’Italia e della Roma, entrando in gioco nel 2-2 con gli Azzurri nell’ottobre del 2024, al posto di Jeremy Doku, uno dei suoi idoli. E guarda caso all’Olimpico, la sua nuova casa.









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