Il regista che scoprì Kimi sul set: "Serio, rispettato, e poi a 8 anni guidava già qualsiasi mezzo..."

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Antonelli è comparso prima al cinema che in pista: da bambino ha avuto una parte in "Veloce come il vento". Matteo Rovere, il regista, ricorda: "Si capiva che aveva qualcosa in più. Ha iniziato alla grande, ma non mettiamogli pressione" 

Elisabetta Esposito

Giornalista

18 marzo - 09:12 - MILANO

Che occhio Matteo Rovere. Il regista, sceneggiatore e produttore (avete presente il marchio Groenlandia?) nel 2016 girò 'Veloce come il vento'. Accanto a Stefano Accorsi e alla debuttante Matilda De Angelis, c’era anche un mini Kimi Antonelli. Lo ha scoperto prima di tutti... "Non posso ascrivermi nessun merito - ride - io l’ho trovato in un altro ambito, anche se già allora correva ovunque". 

Ci racconti. 

"Quando ho girato 'Veloce come il vento'  cercavo di entrare in contatto con il mondo romagnolo dei motori e in particolare al campionato italiano GT. L’Antonelli Motorsport, la scuderia guidata da Marco, il papà di Kimi, ci diede una grande mano durante le riprese, mettendoci anche a disposizione le loro macchine. Kimi aveva 8-9 anni, era sempre sul set, era diventato la nostra mascotte e quando ho avuto bisogno di un bambino per un piccolo ruolo ho subito pensato a lui". 

Com’era? 

"Era già un bambino rispettato per quello che faceva vedere in pista. Siamo stati in diversi autodromi e lo conoscevano tutti. Sul set si muoveva con la massima disinvoltura su ogni mezzo che trovava, un po’ come quando dai un pallone a un bambino argentino. Faceva prodezze continue, era divertente e sorprendente. Si capiva che aveva qualcosa in più. Ma al di là del talento motoristico, che era evidente, la cosa impressionante era la sua serietà a dispetto dell’età. I tempi del cinema sono spesso noiosi e ripetitivi, ma quando c’era da girare lui tirava fuori un sorprendente rigore, capiva che quello era il momento del lavoro. A riprese finite tornava a scatenarsi, era veramente tanto simpatico". 

Siete rimasti in contatto? 

"Sì, ho seguito costantemente la sua carriera in tutti questi anni. E ci siamo incontrati anche di recente, mentre giravo 'Motor Valley', la serie con Luca Argentero. E poi Kimi non ha mai smesso di essere parte del mondo del campionato GT, anche se oggi è al livello più alto possibile. È un po’ come Sinner che torna spesso sul campo di San Candido. È sempre disponibile con tutti, si ferma, racconta qualche retroscena, è davvero una persona di grande cuore ed è anche un po’ la dimostrazione che si può essere campioni senza diventare persone prive di sentimenti". 

Ancora non le abbiamo chiesto se domenica ha visto il GP.

"Certo che l’ho visto, lo seguo sempre. Già la scorsa stagione era andata molto bene, adesso secondo e primo posto, mi sembra un inizio formidabile, ma non mettiamogli troppa pressione. Devo dire che le nuove regole mi affascinano, mi sembra una bella partenza anche per le Ferrari, seguirò le prossime gare con grande curiosità". 

Vi siete sentiti? 

"Ho mandato un messaggio di complimenti al papà, mi ha risposto con cuoricini e ringraziamenti. Di solito evito di scrivere direttamente a Kimi, non vorrei mai disturbarlo o peggio deconcentrarlo". 

Altri progetti “sportivi”? 

"Stiamo facendo un film che vorremmo girare alla fine di quest’anno ambientato nel mondo dell’atletica leggera italiana che racconta in qualche modo la storia dei Giochi di Tokyo con un fuoco particolare che non posso rivelarvi... È un progetto che ci appassiona molto. E poi ho un sogno".

Quale? 

"Ho chiacchierato tanto con Valentino Rossi perché ci piacerebbe tanto fare una serie su lui, un po’ come abbiamo fatto per gli 883 o Lidia Poët". 

Quindi con un attore che interpreta Valentino? 

"Esatto. Rossi oltre alla parabola sportiva ne ha una umana talmente divertente e empatica che sono certo verrebbe fuori qualcosa di eccezionale. Ci siamo già incontrati varie volte, sto insistendo, mi serve il suo permesso. Ma io non mollo". E magari chissà, un giorno potrebbe realizzarne una su Antonelli, veloce come il vento per davvero.

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