Il Quirinale scrive al ministero della Giustizia: 'Chiarire sulla grazia a Minetti'. Avviate le verifiche

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Diventa un caso il provvedimento di grazia concesso lo scorso febbraio a Nicole Minetti, dopo alcuni articoli pubblicati dal Fatto Quotidiano. È direttamente l'ufficio stampa del Quirinale a rendere noto che la presidenza della Repubblica ha inviato oggi una lettera al ministero della Giustizia per chiedere chiarimenti sulla vicenda.  

"In riferimento - si legge - al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa". 

Il ministero avvia le verifiche, i primi esiti entro 24 ore

Il ministero della Giustizia ha avviato le verifiche richieste dal Quirinale e un'eventuale primo esito potrebbe arrivare entro le 24 ore. A quanto si apprende, gli uffici di via Arenula stanno effettuando gli opportuni accertamenti con la procura generale della Corte di Appello di Milano da cui è arrivato il parere favorevole, non vincolante. Parere firmato da sostituto Gaetano Brusa, già presidente del tribunale di Sorveglianza di Genova.

Il procuratore del caso: 'Non c'erano anomalie, il quadro era completo'

"Abbiamo acquisito i dati e svolto gli accertamenti che ci richiedeva il ministero. La procedura riguardante la richiesta di grazia ci è arrivata dal ministero a fine 2025. Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali. L'acquisizione documentale è avvenuta attraverso i riscontri sanitari dei carabinieri". Così all'ANSA il sostituto procuratore della Corte d'Appello di Milano, Gaetano Brusa.

Le rivelazioni del Fatto

Gli articoli a cui fa riferimento il Quirinale riguardano dei servizi pubblicati dal Fatto Quotidiano a partire da sabato 25 aprile. Nel primo titolava 'Nicole Minetti gestiva il ranch con le squillo' in Uruguay. Nel servizio si scriveva che a Maldonado, città del paese sudamericano, nella villa e sullo Yacht del suo compagno, Giuseppe Cipriani, c'erano "sere di sesso a pagamento, anche con le visite di Epstein e Campbell". Nicole - si legge nell'articolo del quotidiano - "sceglieva le ragazze, gli abiti ed il parruchiere".

Nell'ultimo servizio, quello di oggi, si fa riferimento al bimbo che le sarebbe valsa la grazia da parte del Colle. Infatti, la ex consigliera regionale in Lombardia del Pdl ha ottenuto la grazia 'umanitaria' per via di un bambino dato per abbandonato che avrebbe avuto bisogno di cure, scrive ancora il Fatto che - in base alla lettura degli atti a cui fa riferimento - avrebbe i genitori ancora vivi per quanto poveri.

Sempre secondo il quotidiano emergebbero dei dubbi proprio sulle cure mediche di cui il bimbo necessiterebbe e sugli accertamenti svolti per arrivare alle conclusioni che hanno portato il Colle a concedere la grazia. In questo quadro, sempre il Fatto sottolinea alcuni momenti oscuri come la scomparsa nel febbraio del 2026 della madre biologica del bambino e la fine dell'avvocata che la difendeva (morta carbonizzata) dopo che Minetti (titola il Fatto oggi) aveva fatto causa ai genitori biologici per ottenere l'affidamento del bambino.

'Il Quirinale non dispone di autonomi strumenti di indagine'

Il presidente della Repubblica non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall'autorità giudiziaria e dal Ministro della giustizia. Lo ricordano fonti del Quirinale dopo la lettera inviata al ministero della Giustizia per avere informazioni urgenti dopo gli articoli del Fatto Quotidiano sul caso della grazia a Nicole Minetti.

La lettera del Quirinale è infatti partita in seguito a notizie di stampa dalle quali emergerebbe la sussistenza di circostanze diverse da quelle rappresentate al presidente della Repubblica con la domanda di grazia. Nel caso in questione - si rileva - il procuratore generale di Milano e il ministro hanno motivato il loro parere favorevole alla grazia in quanto l'affidamento in prova della Minetti le avrebbe reso estremamente difficile la cura e l'assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a periodiche visite e a terapie specialistiche all'estero.

Fonti del Quirinale, a questo proposito, fanno notare che la richiesta è stata rivolta al ministero della Giustizia, competente in via esclusiva a svolgere l'attività istruttoria in merito alle domande di grazia, come affermato dalla Corte Costituzionale (sentenza 200 del 2006).

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