Gli arabi cresciuti nel centro gestito dai nostri Di Salvo e Francioni. Gli elvetici sognano i quarti
Il secondo Mondiale del Qatar nasce all’ultimo piano di una torre di trecento metri da cui si vede anche il futuro. La chiamano “la torcia”, sorveglia Doha dall’alto e attira tempeste di sabbia e sognatori, tra cui un azzurro. Al Levi’s Stadium di Santa Clara, teatro di Qatar-Svizzera prevista oggi alle 21, ci sarà anche Fabio Francioni, 40 anni, “sport scientist” di Lopetegui. Dal 2023 lavora con il Qatar e con l’Aspire Academy. Il progetto madre della nazionale.
L’Aspire
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Fabio risponde dal Westmont College di Santa Barbara, la sede scelta dal Qatar. "Curo tutto ciò che è legato alla performance dell’atleta e della preparazione, coordinata a Doha da Valter Di Salvo, capo del football performance department dell’Aspire. Oltre a monitorare i carichi dei giocatori, seguo il bisogno fisiologico e cosa serve in momenti come questo, dove il caldo sarà un fattore determinante. Abbiamo pianificato delle strategie per combatterlo, qualcosa di molto specifico che influisce su tutto: alimentazione, sonno, jet lag, riposo". Il Qatar è chiamato a riscattarsi dopo il disastroso mondiale casalingo. Venticinque giocatori su 26 giocano in patria, quasi tutti si sono formati nell’Aspire. "Una scuola per i migliori atleti del Qatar, si allenano lì tutta la settimana e nel weekend giocano coi loro club". La punta di diamante è Almoez Ali, nato in Sudan, miglior marcatore con 60 gol. Per anni Aspire ha reclutato giocatori attraverso “Football Dreams”, un progetto nato nel 2007 grazie a Josep Colomer, l’uomo che ha scoperto Messi. Negli ultimi 15 anni sono stati testati 3,5 milioni di ragazzi. Oggi 14 dei 26 convocati sono nati all’estero, soprattutto in Africa.
Qui Svizzera
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La “Nati” è un crocevia di culture per motivi diversi: Embolo e Mvogo sono nati in Camerun, Keller a Londra, mentre gran parte della rosa è svizzera di seconda generazione: Akanji, Rodriguez, Comment, Zakaria, Manzambi, Xhaka, Jashari, Sow e anche il ct Yakin, figlio di genitori turchi. Vivevano tutti in un appartamento a Basilea. Domani la Svizzera inizierà un viaggio in cui proverà a superare lo scoglio ottavi della nazionale, raggiunti quattro volte nelle ultime cinque edizioni ma mai superati. Tra i convocati quattro “italiani”: Akanji, Freuler, Jashari e Aebischer. Per la titolarità, guardare ai primi due.









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