Il padre torturato da Saddam e la fuga in Inghilterra. Ma per Al-Hamadi esiste solo l'Iraq

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TOPSHOT - Iraq's forward #09 Ali Al-Hamadi celebrates scoring his team's first goal during the 2026 FIFA World Cup qualifiers final playoff football match between Iraq and Bolivia at the BBVA Stadium in Guadalupe, Nuevo Leon state, Mexico, on March 31, 2026. (Photo by Julio Cesar AGUILAR / AFP)

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Il centravanti cresciuto in Inghilterra e avrebbe potuto essere convocato anche dai Tre Leoni, ma per non ha preso in considerazione soluzioni alternative

15 giugno 2026 (modifica alle 21:40) - BOSTON (USA)

Ali Al-Hamadi non è "solo" il centravanti dell'Iraq che sfiderà la Norvegia nell'esordio al Mondiale, ma anche il simbolo di un Paese che vuole mettersi alle spalle il suo passato per costruire un futuro diverso. Lui ce l'ha fatta e al Boston Stadium spera di gridarlo a tutto il mondo, magari segnando un gol. La sua è una di quelle storie che vale la pena di raccontare perché unisce all'amore per il pallone alle sofferenze di una famiglia costretta a lasciare l'Iraq dove il padre è finito in carcere (ed è stato torturato) per l'opposizione a Saddam Hussein. Alì è il volto di una generazione di iracheni cresciuti lontano dalla propria terra che però a lei sono rimasti profondamente legati. Una storia di amore... Mondiale. 

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