Il mito di Mihajlovic, la scuola slava, il fuoco negli occhi: Inter, come allena Kolarov

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A Firenze, con Chivu squalificato, toccherà al serbo guidare il gruppo nerazzurro. Una volta salutato il calcio giocato voleva fare l'osservatore o il direttore sportivo, ma ecco come si è ritrovato direttamente in panchina

Gregorio Spigno

Giornalista

20 marzo - 17:01 - MILANO

Il miglior piede sinistro dell'Inter, a Firenze, siederà in panchina. Non perché sia previsto un turnover che coinvolga il nome di Federico Dimarco, ma perché senza Cristian Chivu - squalificato a seguito delle polemiche esplose nel finale della partita contro l'Atalanta di sabato scorso - Aleksandar Kolarov sarà temporaneamente "promosso" a primo allenatore. Del resto, l'ex difensore della nazionale serba con il sinistro ci sapeva fare eccome. Tanto che De Rossi, suo compagno di squadra ai tempi della Roma, dopo la sconfitta a San Siro del suo Genoa decisa da uno splendido tiro mancino di Dimarco aveva riconosciuto che "Federico è un giocatore molto completo, un attaccante aggiunto, che per il calcio proposto mi ricorda... Kolarov". Scampato il pericolo di una squalifica che rischiava di coinvolgere anche il serbo (arrivato al contatto prima con De Roon e poi con Djimstiti durante la bagarre finale, tanto da promettersele negli spogliatoi con il difensore albanese), non toccherà quindi ad uno tra Angelo Palombo e Mario Cecchi fare le veci del tecnico rumeno. 

Ma a Kolarov: personalità fumantina e aggressiva al punto giusto, cresciuto nel mito di Mihajlovic e sotto molti aspetti parecchio simile a Sinisa, sia come calciatore che come allenatore. L'ex terzino di Lazio, Manchester City, Roma e proprio Inter, in nerazzurro ha vinto uno scudetto prima di dire addio al calcio giocato e dedicarsi alla carriera da tecnico. Un'eventualità che nell'immediato post-ritiro nemmeno aveva preso in considerazione: "Farò il corso di abilitazione per diventare osservatore e poi mi piacerebbe diventare direttore sportivo". Tanto che per un annetto il ds l'ha fatto davvero, nel Pisa. Eppure, il disegno che aveva in mente è uscito un po' diverso: quando è arrivata la chiamata per fare l'allenatore dell'Under 21 della Serbia non ha potuto rifiutare, prima dell'addio e... dell'Inter.

intesa da laboratorio

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E se è vero che Kolarov non immaginava una carriera all'interno di uno staff tecnico, va altrettanto sottolineato come la grande intesa con Chivu non sia nata sul campo o costruita da un passato condiviso, ma ad Appiano durante infiniti incontri e riunioni. Perché? Kolarov e Chivu hanno 5 anni di differenza, da calciatori non si sono mai incrociati né alla Roma né all'Inter, mai hanno giocato insieme o occupato lo stesso spogliatoio per comprendersi e magari apprezzarsi a vicenda caratterialmente tanto da promettersi un futuro insieme. Quella di puntare sul serbo in qualità di vice è stata una scelta della società - chiaramente avallata e condivisa da Chivu -, ma la sintonia tra i due si è sviluppata nel tempo, è cresciuta dal Mondiale per Club estivo fino a raggiungere la solidità di oggi. 

Molto spesso il primo allenatore si confronta con Aleks, stimato per le qualità di lettura tattica ma anche (o magari soprattutto) per quelle caratteriali. Perché in un certo senso Chivu e Kolarov sono complementari: il primo, pubblicamente, potrebbe apparire più pacato mentre il secondo più nevrotico. L'angioletto e il diavoletto dei cartoni animati piazzati sulle spalle dell'Inter, la voce tranquilla e quella aggressiva. E almeno in parte questo è, perché Kolarov è fatto così. Sanguigno, impetuoso, polemico, divisivo, sempre il primo a chiedere spiegazioni ad arbitro e assistenti in caso di decisioni dubbie, sempre o quasi spiritato. In senso buono, ovviamente. Un po' come il suo maestro Mihajlovic. Uno che, da vice allenatore dell'Inter ai tempi di Mancini, ha vinto due scudetti su due tra il 2006 e il 2008. E Kolarov si augura di poter replicare...

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