La squadra di Ouahbi ha tutte le carte in regola per arrivare in fondo. Già nel 2022 era stata la rivelazione del torneo, arrivando fino alla semifinale. Adesso l'obiettivo sarà andare oltre i propri limiti...
Andiamo subito al sodo. Il Marocco può vincere il Mondiale? Nel 2026, ora eh? Non in casa nel 2030, quando ci saranno possibilità di avere la finale a Casablanca e non al Bernabeu. Partiamo dalle ragioni del sì, che sono valide quasi quanto quelle del no. Quando 4 anni fa guidati da Walid Regragui i Leoni dell’Atlas in Qatar superarono la Spagna negli ottavi e il Portogallo nei quarti conquistando la prima semifinale del continente africano, persa con onore contro la Francia, ovviamente la corsa del Marocco si guadagnò il titolo di sorpresa del Mondiale.
la semina d'oro
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Da allora la nazionale nordafricana ha deluso in una Coppa d’Africa ed è arrivata in finale nella seguente, quella di gennaio giocata in casa e finita con la famosa finale col Senegal, persa in campo e vinta, per ora, a tavolino. In mezzo un bronzo Olimpico, un oro al Mondiale Under 20, due secondi posti alle ultime 2 Coppe d’Africa femminili, fotografia di una crescita vertiginosa. Il Marocco 15 anni fa ha avviato il progetto di formazione legato all’Accademia che prende il nome da Mohamed VI, copiando o almeno ispirandosi al modello francese di Clairefontaine, la semina ha dato frutti impressionanti. Dopo la Coppa d’Africa la federazione marocchina ha cambiato ct, tra la sorpresa degli osservatori stranieri e la felicità di media e tifosi locali, che accusavano Regragui di eccessivo difensivismo e scarso senso tattico. Al suo posto è stato chiamato Mohamed Ouahbi, nato in Belgio ma cresciuto come allenatore nella federazione e l’autore del miracolo con l’Under 20. Effettivamente, Ouahbi ha migliorato la squadra di Regragui.
due acquisti
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Ci sono due nuovi "acquisti" fondamentali: il 18enne Ayyub Bouaddi, che in marzo era capitano dell’Under 21 francese, e il centrale Issa Diop, di padre senegalese e anche lui ex delle giovanili della Francia. Per il resto l’ossatura è la stessa: Bounou e Hakimi, Ounahi e El Ayanoui, Brahim e Saibari. Giocatori maturi, pronti, forti. La squadra è unita, ci crede e ovviamente il quarto di finale con la Francia, ripetizione della semifinale di 4 anni fa, porta con sé tutta la retorica della rivincita, sociale prima che sportiva, che è fuoco per le polveri marocchine. Se il Marocco batte la Francia diventa se non il favorito un enorme candidato al successo.
perchè no
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Abbiamo chiuso il fronte del sì parlando dei Bleus perché ovviamente Mbappé e compagni rappresentano l’argomento migliore per chi pensa che no, il Marocco il Mondiale non lo vincerà. È quasi ovvio: la nazionale di Deschamps viene da due finali, una vinta e una persa. E fin qui, a parte la rissa nella quale è stata trascinata dal Paraguay, aveva mostrato il calcio migliore, le prestazioni più spettacolari, guidata dai Fantastici 4: Dembélé, Olise, Mbappé e Barcola. Gol a raffica, giocate sensazionali, un senso di superiorità schiacciante. Sinceramente oggi, anche dopo Francia-Paraguay e forse proprio per la capacità di resistenza fisica e mentale mostrata dalla squadra di Deschamps contro i legnaioli sudamericani, la Francia pare superiore al Marocco. Per cui se dobbiamo dare una risposta secca diciamo che i Leoni dell’Atlas vinceranno il Mondiale del 2030. Ma hanno tutte le carte in regola per smentirci già nelle prossime 2 settimane.











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