Il governo lavora 'in silenzio' per liberare Alberto Trentini

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Una trattativa complessa che comunque sta andando avanti a fari spenti. Per il futuro di Alberto Trentini, il cooperante detenuto in Venezuela in un carcere di massima sicurezza da oltre 400 giorni, sono questi giorni cruciali. Il blitz degli Stati Uniti che ha, di fatto, decapitato il vertice politico di Caracas con la cattura di Nicola Maduro, può rappresentare una svolta fondamentale per uno sviluppo positivo della vicenda. Il percorso resta comunque stretto e lastricato di insidie ma dal governo italiano arrivano rassicurazioni che la trattativa resta apertissima.

"Fino a domenica sera ho parlato con il nostro ambasciatore a Caracas - afferma il ministro degli Esteri, Antonio Tajani - stiamo lavorando e stiamo tentando il possibile e l'impossibile. Speriamo che con Rodriguez il dialogo sia più facile per riportare a casa una persona che non ha fatto del male". Il numero uno della Farnesina aggiunge che le autorità italiane sono al lavoro anche per gli altri prigionieri politici: "sono circa una ventina" e "siamo fortemente impegnati per riportarli a casa". Parole a cui si affiancano quelle del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega all'intelligence, Alfredo Mantovano, che segue da vicino il dossier. "Il governo ha lavorato fin dal primo giorno per la liberazione" del cooperante veneto e "continua a lavorare", afferma l'esponente di governo aggiungendo che in questa fase "ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda". Anche la Ue lancia un appello per i cittadini europei detenuti per "motivi politici" nelle carceri venezuelane. In una dichiarazione a 26 pubblicata nella tarda serata di domenica c'è un passaggio dedicato anche a Trentini.

"Le autorità consolari dei Paesi Ue lavorano - si afferma nel joint statement - in stretto coordinamento per la protezione dei cittadini europei, inclusi coloro che sono detenuti illegalmente in Venezuela". Intanto, i familiari del 46enne attendono sviluppi augurandosi una improvvisa accelerazione. Armanda e il marito Ezio stanno vivendo con ansia e angoscia quanto sta avvenendo in queste ore a Caracas. Nei giorni scorsi hanno ricevuto la telefonata del presidente della Cei, Matteo Zuppi, che ha espresso vicinanza e solidarietà ai genitori del cooperante ribadendo anche l'impegno della Chiesa per cercare di sbloccare la situazione. L'intervento della diplomazia vaticana potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di "pressione" sulle autorità venezuelane.

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