Sommerso dai compagni, celebrato da Chivu e un pianto liberatorio: la capolista ha ritrovato Nicolò
Ci sono lacrime e lacrime. Nicolò Barella ha provato a scacciare il saporaccio di quelle bosniache facendone scendere altre, a San Siro. In una notte, in 90 minuti, non avrà cancellato quell’onta azzurra ma il nero-azzurro l’ha aiutato a fare quel passetto avanti, uno e piccolo ma necessario per togliersi dalla casella di Zenica che rischiava di lasciare a lui, e non solo, strascichi pesantissimi. Un po’ come a Monopoly: ha tirato i dadi ed è uscito il 2, via avanti in qualche altra casella sicura, quella del nuovo +9 dal Milan in attesa della partita del Maradona. Due come i gol fatti fin qui in campionato. Bare non segnava dallo scorso 4 ottobre – contro la Cremonese – e con la rete alla Roma ha preso parte a un gol interista per tre partite di fila per la prima volta dall’ottobre 2022. L’esultanza, il pianto e poi l’abbraccio con Alessandro Bastoni. C'era tutto nel cesto pasquale che ha regalato un nuovo Nicolò.
senatore
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Anzi, Barella è sempre stato lì, al suo posto, solo che non sembrava più lui. Paradossale. Ha saltato appena due partite di campionato per l'infortunio alla coscia e una per squalifica, è stato in sei occasioni capitano dall'inizio della partita. I due assist contro Atalanta e Fiorentina nelle ultime due uscite pre-Roma a San Siro sono stati scavalcati dai risultati di quelle stesse partite. Quella pareggite volante dell'Inter era il morbo più importante da debellare (si è scoperto che la cura era "solamente" riavere Lautaro in campo), tanto che i singoli exploit sono quasi passati in secondo piano con l'avvicinarsi dell'ombra di Milan e Napoli. Barella nella sera di Pasqua ha vissuto probabilmente la sua migliore partita stagionale, si è confermato secondo miglior assistman fin qui dietro Dimarco ed è arrivato in doppia cifra di partecipazioni totali a gol interisti (2 reti e 8 assist). Aveva chiuso l'anno scorso con 3 gol e 9 passaggi decisivi, come nel 2020-21; un traguardo vicino che certo non farà tornare alla mente il Nicolò del 2022-23 da 6 gol (e 7 assist) oppure quello da 13 assist del 2021-22 ma a Cristian Chivu in questa fase così decisiva e delicata importava ritrovare il Bare migliore. E così è stato. Anche dopo aver attraversato l'amarezza di Zenica. Le lacrime dopo il 5-1 alla Roma (il 5-2 di Lorenzo Pellegrini è arrivato sette minuti più tardi) hanno riportato tutti lì. L'abbraccio con Bastoni, anche. Difficile, almeno per ora, che la Bosnia si sia allontanata davvero ma al Meazza ciò che contava era avvicinarsi allo scudetto e l'Inter l'ha fatto con i suoi senatori, Lautaro, Calhanoglu, Thuram e, appunto, Barella. Missione compiuta. Questa sì.









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