analisi
Contenuto premium
La difesa a tre e il baricentro basso contrastano con l'indole del Como, che però così facendo è riuscito quasi a prendersi la partita. L'Inter però ha mostrato di avere sempre le idee chiare
l’ Inter è in finale di Coppa Italia, il 13 maggio a Roma affronterà la vincente di Atalanta-Lazio, e proverà a centrare un Doblete, scudetto più Coppa Italia, che nel caso sarà bellissimo, perché figlio di una partita meravigliosa come quella di ieri sera, uno di quei match che riconciliano con il gioco e che ci fanno sperare. Il calcio italiano forse non è così brutto come lo raccontiamo. L’Inter perdeva per 2-0, poi, sospinta da un San Siro pazzesco per volumi e decibel di tifo, ha rimontato e ribaltato il Como. Gli uomini copertina sono stati Hakan Calhanoglu, autore della doppietta per il temporaneo 2-2, e Petar Sucic, che ha servito a Calha i palloni dei due gol, assist diversamente belli e notevoli, e che ha provveduto in prima persona al 3-2 del sorpasso, con un tiro a giro in caduta, un mezzo miracolo di coordinazione e precisione. Il Como è stato a lungo pungente e frizzante, poi, divoratosi il 3-1 con Diao, ha ceduto al pensiero debole del vantaggio da difendere ad ogni costo, tutti indietro davanti a Butez. Un atteggiamento contronatura, il gioco di Cesc Fabregas prevede altro, ma comprendiamo che per una volta l’allenatore spagnolo abbia pensato al risultato, a raggiungere una finale che sarebbe stata storica.









English (US) ·