Iapichino: "Cattiva in pedana, dubbiosa nella vita. Bello vincere a casa di mia mamma"

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L'azzurra intervistata a Birmingham: "Non temo più il mio talento. Aver vinto a un'ora da Derby dove ho passato tante estati da ragazzina ha significato tanto per me"

18 agosto - 08:20 - BIRMINGHAM (INGHILTERRA)

Poche ore di sonno, il volo di ritorno via Zurigo con 90’ di ritardo per il maltempo e il fisio Lorenzo Porfiri dirottato su Forlì e, recuperata Maya, il cane bovaro del Bernese di famiglia, una cena di pesce. Larissa Iapichino ieri è tornata a Firenze da campionessa europea del lungo. Oggi è attesa da osteopata e... pesi. La stagione continua: il 5 settembre con la finale di Diamond League a Bruxelles, l’11 con l’Ultimate Championship di Budapest. Intanto, riandare a quanto successo domenica sera, è doveroso. 

Pensava a una gara così tirata? 

"Sì: e per una volta, dopo il 7.00 del primo tentativo, sono stata preda e non cacciatrice. Me la sono cavata bene, soprattutto mentalmente. Anche se non ho più ritoccato la misura, ero pronta a rispondere a ogni mossa". 

Cosa c’è in quel centimetro grazie al quale ha avuto la meglio sulla britannica Sawyers? 

"Aver vinto davanti a lei, in Inghilterra, Paese del mio cuore, significa tanto. Grazie alle origini di mamma, sono imbevuta di cultura inglese: a Derby, a un’ora da Birmingham, ho trascorso tante estati, da ragazzina". 

Quel lato di famiglia era numeroso, in tribuna… 

"A parte nonno che è mancato qualche tempo fa. Ho reso tutti felici. C’era anche zio Alex, fratello del babbo che vive a Londra e ha fatto tanta strada per me. Mia sorella Anastasia si è presentata con un cartellone. Non ho capito la scritta, ma che bel gesto". 

Ha vinto un oro che mamma ha mancato... 

"Ma lei è super felice: mai facciamo confronti. Al massimo ci prendiamo un po’ in giro". 

A Birmingham era rimasta a fari spenti: perché? 

"Meglio rimanere nella bolla, alla vigilia: ho visto le gare, qualche film, ho letto il libro Fahrenheit 451, ho studiato possibili arredamenti per il mio appartamento". 

Come ha vissuto la sfida Inghilterra-Italia per il successo nel medagliere? 

"Con la 4x400 sono rimasta senza voce. Avete visto l’atteggiamento del pubblico? Che sportività. Qui è sempre così. Lo so sin da quando, nel 2012, a Londra ho assistito alla finale olimpica dei 100 di Usain Bolt e anni dopo, proprio all’Alexander Stadium, a una tappa di Diamond League con in gara anche Gianmarco Tamberi". 

I risultati di questi giorni, con quelli del nuoto, potranno creare più cultura sportiva in Italia? 

"Me lo auguro, ma il calcio non va demonizzato. Serve cancellare il tifo becero, accettare che un atleta fallisca e spingere le generazioni più giovani a fare attività". 

È ottimista per loro? 

"Rispetto alla mia trascorrono ancora più tempo sui social. Può non essere un male, se utilizzati come strumento educativo e non solo di distrazione. Limitarli per legge? Le limitazioni sfociano spesso in trasgressioni". 

A proposito di fallimenti: come ha superato quello dei Mondiali di Tokyo dello scorso anno? 

"Ancora non me lo spiego, ma succede di sbagliare gara. Guardate quel che è successo l’altra sera a Malaika Mihambo. Non si deve essere giudicati per questo". 

La vostra “sorellanza” dopo la finale ha colpito… 

"Lei è più che un’amica: è la dea del lungo. Anche con Sawyers e Kpatcha c’è un ottimo rapporto. Siamo compagne di avventura. Poi è ovvio che ognuna vuol mettere il sedere davanti all’altra". 

Sul podio ha cantato l’inno con la mano sul cuore. 

"Sono e mi sento orgogliosamente italianissima. Ho cantato a bassa voce perché sono stonata. Ma nel finale ho urlato". 

Ha finito di “autosabotarsi”, come disse? 

"Non temo più il mio talento e non lo dico per fare la smargiassa. In pedana sono cattiva, nella vita una donna coi suoi dubbi. Ma le esperienze aiutano". 

Proseguono gli studi in legge? 

"Ho passato diritto del lavoro". 

Vista la sua amica Sara Curtis? 

"È fantastica. Ci siamo conosciute due anni fa: c’è stata subito naturale sintonia. È in gamba, matura. Le scriverò per congratularmi". 

Chi l’ha colpita a Birmingham? 

"Diaz e Derkach, anche per affinità. Il triplo è traumatico, logorante. Si sono superati".

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