I segreti di Ferrari Hypersail, la "navicella spaziale" pronta a battere ogni record sull'acqua

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Aerodinamica e tecnologia portate all'estremo. Il casting per l'equipaggio è già iniziato. Vigna, ad Ferrari: "Ci siamo immaginati un qualcosa che non esisteva: prima sulle auto, ora nella vela. L’essenza di questa barca è farci scoprire qualcosa a cui non avevamo ancora pensato, aprire un mondo. Quel mondo, l’abbiamo chiamato Hypersail"

Maurizio Bertera

22 aprile - 17:12 - MILANO

Benedetto Vigna, a.d. della Ferrari, inquadra così il progetto Hypersail che intende scrivere un nuovo capitolo nella storia della vela. "Ci siamo immaginati un qualcosa che non esisteva: prima sulle auto, ora nella vela. L’essenza di questa barca è farci scoprire qualcosa a cui non avevamo ancora pensato, aprire un mondo. Quel mondo, l’abbiamo chiamato Hypersail”. In effetti, è così: poco alla volta – durante la Milano Design Week è stata mostrata per la prima volta la livrea dello scafo – si iniziano a vedere i risultati dell’impegno del Cavallino e di chi vi ruota intorno su un progetto che John Elkann, velista appassionato, ha già definito “una navicella spaziale” e sarà il mezzo per tentare di stabilire ogni genere di record sull’acqua. Non facile, ovviamente, ma tutto lascia supporre un lavoro serio, meticoloso, con budget non calcolabili. Nella sfida doveva esserci la leggenda vivente della vela oceanica italiana, Giovanni Soldini, ma è uscito di scena (silenziosamente) un mese fa per un rapporto divenuto complicato – così dicono gli amici – con i tecnici della Casa di Maranello. “Abbiamo una barca che, passando attraverso varie fasi, richiede diverse competenze. Possiamo solo ringraziare Giovanni che ha portato tutte le sue competenze, poi siamo passati alla fase due. Ma non c’è stata alcuna collisione” sottolinea Vigna. Ma, restando fondamentale il fattore umano (a bordo ci saranno velisti e non robot), la parte più affascinante di Ferrari Hypersail è quella tecnica che andiamo a scoprire.

Ferrari Hypersail

l'estetica

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"La performance detta le regole, il design le trasforma in bellezza: abbiamo inseguito un’estetica uniforme e funzionale” è il principio enunciato da Flavio Manzoni, Chief Designer Officer del Cavallino. Il che vuol dire che dietro le scelte di stile (non quelle navali, affidate al mago francese Guillaume Verdier) c’è comunque una logica volta a tradurre vincoli aerodinamici, idrodinamici e strutturali in opportunità estetiche. Emblematico il caso dei pannelli solari, integrati nella coperta e nelle murate: la loro posizione è stata determinata da uno studio avanzato dell’esposizione solare che avrà Hypersail, durante la sua navigazione. I 110 mq di pannelli sono calpestabili e dotati di un grip specifico per non dare problemi ai velisti in azione e non rischiare di essere danneggiati. "Ci sono tante analogie con il lavoro che facciamo con le vetture, partendo dalla ricerca di leggerezza e aerodinamicità per renderle performanti – prosegue Manzoni – il Ferrari Design Studio ha pensato a nuove soluzioni, portandosi dietro il nostro know-how automobilistico”. Analogie e richiami abbondano. La silhouette affusolata evoca la purezza delle proporzioni della Ferrari Monza SP1/SP2, come l’esterno del coachroof in coperta (“praticamente un abitacolo chiuso per ragioni di comodità e sicurezza” sottolinea il n.1 del design Ferrari) richiama l'architettura della Hypercar 499P, vincitrice a Le Mans. Solo estetica invece nel logo Ferrari sulla randa con la ‘F lunga’ vista sulle ali delle F1 nel biennio 2023-2024 ma anche sulla Daytona SP3, battuta all’asta miliardaria di Peeble Beach. I colori? Non poteva esserci il rosso: sarebbe stata banalità pura. Quindi ecco il Giallo Fly su cabina, foil e murate ben abbinato all’inedito Grigio Hypersail sul nudo carbonio in cui la barca è stata costruita nel cantiere pisano. Perché giallo? Insieme al blu è il colore araldico di Modena, fa da sfondo al logo ufficiale dove incornicia il Cavallino di Francesco Baracca ed è il colore di tante vetture vincenti degli anni ’50 e ’60. Non bastasse, al giallo è legata la storia di Fiamma Breschi, vedova del grande pilota Luigi Musso – cui aveva suggerito di gareggiare con un vivace casco giallo – e amica del fondatore Enzo Ferrari, La leggenda narra che fu lei a consigliare il Drake a portare una vettura gialla ad un salone: era la 275 GTB, che venne presentata nel 1964 al Salone di Parigi.

le novità tecnologiche

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Per ora siamo ai rendering di Ferrari Hypersail e a soli quattro numeri: 30 metri di lunghezza, 20 di larghezza e 40 di altezza, 40 tonnellate di peso. Messi a confronto con quelli non proprio basici di un AC75 per l’America’s Cup fanno impressione ma si tratta di un altro campionato, con obiettivi diversi e situazioni all’opposto. Non è impensabile che abbiamo visto i disegni della barca potenzialmente più veloce del mondo: il record appartiene a Vestas Sailrocket 2 che sui 500 m ha toccato 62,53 nodi, circa 110 km/h che sono follia in acqua. Ma è un piccolo catamarano, difficile considerarlo ‘barca’. Semmai è un meraviglioso ibrido con la combinazione di elementi provenienti dai già citati AC75, dai multiscafi da record, dalla classe IMOCA studiata per le regate oceaniche. “Abbiamo convogliato, in una singola piattaforma, le soluzioni più avanzate e più estreme disponibili nel settore con l’aggiunta di novità ancora da testare ma che si annunciano rivoluzionarie” spiega Marco Guglielmo Ribigini, che guida il Tech Team Ferrari insieme a Matteo Lanzavecchia. Tutto a bordo è realizzato su misura, dai winch elettrici ai giganteschi foil (due laterali con i bracci e uno a poppa, sotto la pala del timone) che insieme all’albero alare con doppia randa richiamano gli AC75. Ferrari Hypersail può essere definito un monoscafo estremo da oceano, come mostrano i due outrigger – sorta di grandi barre che sostengono lateralmente l’albero riducendone la compressione – e la chiglia basculante, con una soluzione sì geniale. “E’ appesantita con piombo per garantire che la barca si raddrizzi in caso di rovesciamento e con un’escursione di 70 gradi, 35 per lato, la chiglia presenta infatti un foil che le permette di avere una spinta verso l'alto, assicurando una straordinaria stabilità alla barca soprattutto con onda. Perché sin dall’inizio, il sistema di controllo del volo ha rappresentato il punto fondamentale della sfida tecnica: la barca deve poter cambiare assetto a seconda delle condizioni, esattamente come avviene su una vettura al top come la F80” sottolinea Ribigini. Un altro aspetto fondamentale sarà l’autosufficienza energetica perché a bordo serve tanta potenza: ci sono 20 kW che arrivano dai già citati pannelli solari ma il vero problema è trovare l’equilibrio tra il ‘serbatoio’ di energia e le dimensioni del sistema, basato su due batterie da 800V: se troppo grande, la barca si appesantisce; se troppo piccolo mancano i ‘cavalli’. Ma per ora bocche cucite tra i tecnici. Le prestazioni? “La barca è progettata per toccare i 50 nodi, ma le velocità di punta non sono l’obiettivo; piuttosto, si cercherà di fare delle ottime medie sul lungo periodo. Riuscire ad andare magari a 40 nodi per diversi giorni è più importante, perché purtroppo su queste barche la velocità massima è limitata dal momento in cui i foil iniziano a cavitare. Quindi si potranno anche vedere numeri molto elevati in certe condizioni, ma non andiamo alla ricerca di quello" è la chiosa di Ribigini.

l'equipaggio

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Il progetto si è evoluto e il frontmen velico ha un profilo ben diverso da quello di Soldini. Enrico Voltolini, 39 anni, ligure d’adozione, è il prototipo del manager-atleta del terzo millennio che deve abbinare diverse competenze tecniche e capacità sportive. Ha fatto di tutto nella vela, ai massimi livelli, dalle piccole derive (Laser, Finn, Star) all’America’s Cup con Luna Rossa in due edizioni e il SailGP con il team Red Bull Italy di cui è ancora grinder ed è laureato in Ingegneria Nautica presso l’Università degli Studi di Genova. “Gli unici limiti di Hypersail sono la natura e la tecnologia disponibile – commenta Voltolini - la sfida era creare qualcosa di unico per affrontare i record". È lui a dover creare l’equipaggio. Il casting è già iniziato, guardando a 360°: barche oceaniche, SailGP, America’s Cup e regate offshore in generale. Talenti italiani ed esperti stranieri. Il più possibile con una buona cultura tecnica, insieme alle capacità veliche. Ci vuole una panchina lunga, perché il lavoro non mancherà e ogni tentativo di record richiede team assortiti e ruoli intercambiabili. Alla fine ci vorranno una ventina di persone ad alto livello, con la ‘cattiveria’ di dover spingere sempre. Uno di questi è sicuramente Glenn Ashby, 48enne asso della vela australiana che su Ferrari Hypersail è rig designer (si occupa della parte legata ad albero e vele) ma continua a regatare nel SailGP su DS Automobiles France. Non bastassero i 17 titoli iridati sui multiscafi e un argento olimpico sul Tornado nel 2008, si è tolto lo sfizio di pilotare il veicolo a vela – praticamente un carro alato – toccando i 222.4 km/h sulla superficie salata del lago Gairdner. Un record incredibile, imbattuto dal dicembre 2022. Il calendario di Ferrari Hypersail è fissato: presentazione entro fine anno magari con un varo vero e proprio, test - lunghi e impegnativi, questo è scontato – sino ad almeno la prima metà del 2027. Il dopo è tutto da scrivere. «La barca va sviluppata, l’equipaggio dovrà allenarsi, provare, conoscere lo scafo nuovo. La nostra finestra temporale per mirare al record arriva fino al 2031” sottolinea Voltolini che, per il mondo velico, resterà comunque l’ingegnere che ha preso il posto diSoldini, uomo di vela e di avventura che lo aveva chiamato nel giugno 2025. «Un’emozione grandissima, una responsabilità ancora maggiore. Un passaggio di testimone che per me è qualcosa di eccezionale, un’eredità pesante da raccogliere. Ma il nostro è un lavoro di squadra, un progetto ambizioso e in piena evoluzione» commenta. L’obiettivo massimo, sembra evidente, è il leggendario Trofeo Jules Verne: il giro del mondo in equipaggio 21.600 miglia nautiche da chiudere entro 40 giorni, 23 ore, 30 minuti e 30 secondi. Il tempo stabilito a fine gennaio da Sodebo di Thomas Coville. Un trimarano, come da copione velico. Riuscirci con Ferrari Hypersail sarebbe da libri di storia velica e non solo.

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