Coventry: "Task force per decidere sulla presenza dei Paesi in guerra". C’è uno spiraglio per il 2026
"In linea di principio sono contraria a qualsiasi esclusione: quel che vorrei fare è istituire una task force che stabilisca linee guida, chiare ed eque, da utilizzare con criteri oggettivi quando si dovrà decidere della partecipazione alle Olimpiadi di atleti di Paesi coinvolti in conflitti". Le parole pronunciate da Kirsty Coventry dodici giorni fa, all’indomani dell’elezione a presidente del Cio - a 41 anni, prima donna e prima africana nella storia - non sono cadute nel vuoto. L’ex nuotatrice dello Zimbabwe, ai Giochi due ori e sette medaglie, formalmente assumerà il ruolo solo il 24 giugno. Sino ad allora affiancherà il numero uno uscente, il tedesco Thomas Bach. Ma intanto, dopo le celebrazioni in Patria e l’imminente trasloco con famiglia a Losanna, sede dei cinque cerchi, ha fatto levare forti voci di approvazione. Soprattutto da Mosca. Perché, tra i primi punti del programma elettorale proprio il reintegro degli atleti russi e bielorussi, è chiaro: il suo progetto potrebbe (ri)aprire loro le porte del consesso olimpico sin da Milano Cortina 2026. In particolare, l’ex super potenza dello sport mondiale, prima per il doping di Stato, poi in conseguenza dell’invasione dell’Ucraina, è sostanzialmente assente da dopo l’edizione di Rio 2016.
qui mosca
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Non è un caso che tra i primissimi a complimentarsi con lei per il risultato raggiunto a Costa Navarino ci sia stato Vladimir Putin. "L’elezione della signora Coventry - ha detto - è la prova della sua autorità nel mondo dello sport e il riconoscimento dei suoi straordinari successi personali". "Siamo lieti di avere un movimento olimpico più forte, indipendente e più prospero sotto una nuova leadership e ci auguriamo di rivedere presto la Russia sul podio olimpico - ha aggiunto pochi giorni dopo Mikhail Degtyaryov, ministro dello sport e leader del comitato olimpico nazionale -: siamo pronti a presentarci a Losanna in qualsiasi momento. Gli scenari stanno cambiando". E martedì Alexander Dyukov, presidente della federazione calcio, in un’intervista alla Tass, ha sottolineato: "La posizione dello sport mondiale sulla partecipazione dei nostri atleti potrà presto cambiare".
in italia
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A oggi, a Milano Cortina 2026 gli atleti russi - dopo verifica della loro posizione politica e militare e a discrezione delle singole federazioni internazionali in quanto a numeri e criteri di ammissione alle qualificazioni - potranno essere in gara solo a titolo individuale, da neutrali, senza inno e senza bandiera. E non negli sport di squadra. Esattamente come già successo a Parigi 2024 quando, inseriti nella rappresentativa dell’Ain (“Atleti individuali neutrali” con i colleghi bielorussi), chiusero con all’attivo non più di un argento, quello conquistato da Mirra Andreeva e Diana Shnaider, sconfitte al super tiebreak della finale del doppio femminile di tennis da Jasmine Paolini e Sara Errani. "I russi ai Giochi italiani? Ne discuteremo con la task force. L’importante è proteggere gli atleti: gli equilibri sono sottili, ma per il movimento credo sia meglio garantire una rappresentanza la più completa possibile"ha detto la Coventry.
gli sport
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Gli scenari potrebbero cambiare soprattutto in quelle discipline nelle quali la Russia è tradizionalmente ai vertici mondiali. Come nel pattinaggio di figura, per esempio: l’Isu, a fine 2024, ha stabilito che la Russia potrà partecipare all’ultimo evento di qualificazione ai Giochi, in settembre a Pechino, con un proprio rappresentante in ognuna delle quattro specialità. Una lista di nomi prescelti, tutti potenziali campioni, sta già circolando... Persino le Nazionali di hockey ghiaccio, con le relative stelle Nhl - sebbene l’Iihf abbia per ora escluso l’eventualità - potrebbero rientrare. Sabato, invece, il Congresso dell’Ibsf (bob e skeleton) presieduto da Ivo Ferriani ha rimandato ogni decisione a settembre. In attesa, evidentemente, delle mosse della Coventry. Il tempo, in ogni caso, stringe. E se la vera soluzione fosse la fine della guerra?