In questi giorni a Roma scene di euforia collettiva. Sinner si è tenuto lontano dalla città, facendo la spola tra hotel e campi, ma nel luogo del torneo non si è sottratto all'affetto del pubblico
Passeggi per i viali alberati del Foro Italico e rimani compiaciuto nell’osservare una fiumana umana che si muove a seconda dei possibili spostamenti di Jannik: che sia l’attraversamento del ponte degli atleti o l’inizio di un allenamento su un campo secondario, da seguire in lontananza perché, si sa, a volte il nostro vuole affinare la sua macchina già perfetta lontano da occhi indiscreti. Guardi la partita di Jannik sul Centrale, come sempre pieno fino allo stracolmo, tra aficionados della prima ora che, dopo un rovescio incrociato stretto da togliere il fiato, si alzano in piedi e urlano: “Sei un dio!”, e nuovi adepti non ancora abituati alla disciplina di questo sport, che camminano durante gli scambi con bicchieroni di birra in mano. Sali su un taxi, di ritorno da una lunga giornata al Foro Italico, e la prima cosa che ti chiedono è a che ora giochi Jannik l’indomani. Jannik di qui, Jannik di là, Jannik ovunque, con il corpo e con la mente. Intendiamoci: la Sinnermania non è scoppiata in questi giorni. È un fenomeno che esiste ormai da un paio d’anni, da quando l’altoatesino ha conquistato il primo Slam nel gennaio 2024, in Australia, e si è poi issato alla prima posizione mondiale, sublimando l’età dell’oro del tennis italiano. Ma la Sinnermania non finisce di sorprendere, forse perché tutti aspettavamo da sempre di vivere dentro un delirio collettivo come questo.
isteria
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Va detto che questo fenomeno presenta pure qualche effetto collaterale. Come definire altrimenti gli allarmi che scattano, soprattutto sui social, ogni volta che l’eroe appare claudicante? Venerdì è stata una di quelle giornate non consigliate ai cuori deboli: i conati di vomito, i tremori, il principio di crampi. Sinner, che tira la carretta da più di due mesi (28 vittorie consecutive tra l’America e l’Europa, tra il cemento e la terra), ormai riesce a gestire queste situazioni come se appartenessero all’ordinario. Non si può dire altrettanto per gli aficionados. Vabbè, sono le conseguenze inevitabili del fanatismo. Jannik, dal canto suo, alimenta il suo mito per sottrazione. Lui è sinceramente stupito e contento per questa dimostrazione di affetto, ma la romanità — a parte la carbonara che ha confessato di saper cucinare — non l’ha respirata davvero, al di fuori del Foro. “Faccio solo hotel-campo perché in Italia sono cambiate tante cose. La gente sa che c’è il torneo e sa che ci sono dei ristoranti dove possono esserci tanti tennisti. Preferisco stare in hotel per stare più sereno, ma mi colpisce l’affetto che mi danno in allenamento e in partita. È bellissimo vedere così tanti bambini, sono loro il nostro futuro”, ha detto Sinner nei giorni scorsi.
affari
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Di sicuro, gli organizzatori dei grandi eventi tennistici in Italia hanno fiutato l’aria. Sanno benissimo che il Foro Italico, così come l’Inalpi Arena per le Atp Finals, è diventato il posto in cui essere presenti, costi quel che costi, anche se i prezzi dei biglietti sono più alti di quelli di molti altri Masters 1000 e per un’insalata si possono spendere 16 euro. D’altronde, Angelo Binaghi, il presidente della Fitp che sta cavalcando nel miglior modo possibile questo boom, ama ripetere che con i soldi dei tornei delle stelle viene finanziato lo sviluppo della base del movimento. Più ricavi (quest’anno a Roma si arriverà a 40 milioni dalla biglietteria, grazie al record di oltre 400mila spettatori), più risorse per mettere una racchetta in mano ai discepoli di Sinner. E cosa dire dell’indotto? Se nel 2025 gli Internazionali hanno generato un impatto economico di 895 milioni di euro (fonte Open Economics), la stima per quest’anno è di un miliardo. Un esempio? Secondo il Centro Studi Abitare Co., durante la settimana clou del torneo, nei quartieri vicini al Foro il costo medio per cinque notti dei soggiorni brevi è schizzato a 1.855 euro, l’82% in più rispetto a una normale settimana di giugno, con una punta di 2.500 euro a Ponte Milvio.









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