I consumi oltre il record del 2007, più tecnologia e tempo libero

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Il 2026 segna un punto di svolta cruciale per l'economia domestica. Con un aumento di 314 euro pro capite in più rispetto al 2025, la spesa delle famiglie italiane supera il picco storico del 2007 raggiungendo quota 23.261 euro rispetto ai 22.975 del precedente record. L'analisi trentennale elaborata dall'Ufficio Studi di Confcommercio registra così il passaggio da un mero rimbalzo post-pandemico a una fase di consolidamento più stabile. La ripartenza della domanda interna, attesa in crescita dell'1,2% su base annua a fronte di un Pil a +0,9%, trova la sua linfa principale nei traguardi raggiunti dal mercato del lavoro, arrivato al massimo storico di 24,3 milioni di occupati, e nell'apporto del turismo straniero, capace di sostenere i redditi pur in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e timori inflazionistici. Dietro la superficie dei grandi numeri aggregati emerge tuttavia una trasformazione profonda e strutturale della spesa, definita da una "progressiva terziarizzazione dei consumi", sottolinea l'analisi: le famiglie tendono a tagliare sui beni materiali tradizionali per privilegiare l'esperienza, la connessione e la qualità del tempo libero. In questa rivoluzione dei budget familiari, la tecnologia fa la parte del leone, registrando una spinta del +3.200% nell'arco degli ultimi trent'anni.

Quelli che negli anni '90 erano considerati beni di nicchia o di lusso - dai computer ai primi cellulari - si sono trasformati in servizi essenziali e continuativi come smartphone, cloud e connessioni ultraveloci, facendo lievitare la spesa specifica da meno di 8 a ben 252 euro a testa. Accanto all'hi-tech esplode la fruizione culturale e ricreativa, cresciuta di quasi il 50% dal 1995 al 2026 e forte di una previsione di spesa pari a 637 euro pro-capite per l'anno in corso. La voglia di viaggiare e socializzare ridesta anche i trasporti e la ristorazione, anche se questi ultimi segmenti non sono ancora del tutto rientrati ai livelli pre-2020. A fare da contraltare al boom dei servizi esperienziali è la contrazione o la rigida selezione degli acquisti di beni fisici. La spesa per l'alimentazione tra le mura di casa scende del 3,5% in trent'anni, spinta al ribasso dal calo demografico e dall'abitudine diffusa di pranzare fuori casa. Ancora più netto è il crollo dell'energia domestica (-37,4%), frutto sia di una maggiore sensibilità contro gli sprechi sia dalla crescente diffusione di tecnologie e sistemi d'abitazione a basso consumo. Resistono, seppur con dinamiche caute, i segmenti dell'arredamento (+5,9%) e dell'abbigliamento e calzature (+6,2%), questi ultimi virando sempre più verso il fast fashion e capi dal valore intrinseco ridotto. Si fa strada, in sostanza, un modello culturale rinnovato. Per non rinunciare a viaggi, spettacoli e tecnologia a fronte dell'aumento delle spese fisse per l'abitazione - che oggi prosciugano quasi il 29% del budget familiare tra affitti e utenze - gli italiani scelgono di gestire con estremo rigore il carrello della spesa ordinaria, preservando così la propria flessibilità economica e la qualità della vita.

In definitiva, l'Ufficio Studi di Confcommercio vede una ripresa dei consumi "che prosegue seppur gradualmente" in uno scenario che viene descritto "sostanzialmente positivo anche se permangono elementi di incertezza legati all'evoluzione del quadro geopolitico e ai possibili riflessi sui prezzi dell'energia e sull'inflazione nella parte finale dell'anno".

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