Hantavirus, cresce l'allarme. L'Oms: non è una pandemia, ma possibili altri contagi

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L'emergenza

Tre decessi tra gli otto casi segnalati, ma le infezioni potrebbero essere di più: partela caccia ai contatti dei passeggeri della nave focolaio che sabato dovrebbe raggiungere le Canarie

di Marzio Bartoloni

7 maggio 2026

A test tube labelled "Hantavirus positive" is held in this illustration taken May 7, 2026. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration REUTERS

A test tube labelled "Hantavirus positive" is held in this illustration taken May 7, 2026. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration REUTERS

Cresce a livello internazionale l'allarme hantavirus, la pericolosa zoonosi che ha la capacità di trasmettersi da persona a persona. Al momento i numeri sono limitatissimi: 8 i sospetti contagiati (ma potrebbero essere di più) con 3 morti,una coppia olandese e una donna tedesca . Mentre ventinove passeggeri sono sbarcati il 24 aprile nell'isola di Sant'Elena dalla nave da crociera Mv Hondius, da dove è partito il focolaio, e ora al largo delle Canarie. Alcuni di questi passeggeri hanno cercato di raggiungere casa autonomamente, tra questi la donna olandese, poi deceduta, scesa da un volo Klm e che potrebbe aver contagiato una assistente di volo entrata in contatto con lei che ora presenta sintomi lievi. Un caso questo emerso insieme a un altro di una cittadina francese che se confermati potrebbe far crescere l'allarme. Intanto le Canarie sono pronte ad accogliere sabato la nave, poi ogni passeggero con un meccanismo di protezione sanitaria sarà rimpatriato nel suo paese. Al momento nessun altro passeggero mostrerebbe sintomi.

Fin qui la nuda cronaca di questo allarme sanitario che sembra evocare ricordi non così tanto lontani legati alla pandemia da Covid: questo virus in realtà è noto da anni e si contraddistingue per una letalità alta - intorno al 30% (il Sars-Cov 2 era il 3%) - colpendo polmoni e reni e una bassa trasmissione perché il contagio si verificherebbe solo dopo un lungo contatto come nel caso della crociera. E proprio l'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, facendo il punto sull'allarme hantavirus, ha assicurato che «non è l'inizio di un'epidemia», o peggio «di una pandemia». L'agenzia dell'Onu per la salute ha però precisato come sia possibile che si registrino ulteriori casi collegati al focolaio, vista la lunga incubazione del virus che oscilla tra le due alle sei settimane. Da qui la caccia a livello internazionale delle autorità sanitarie in quattro continenti a tutte le persone che sono venute in contatto con i contagiati di almeno 12 Paesi (non risultano italiani). E per garantire tempestività è stato predisposto anche l'invio di 2.500 kit diagnostici dall'Argentina (dove il virus registra casi da diversi anni come in Cile) a laboratori di cinque Paesi.

Il Dg dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus in un media briefing ha ripercorso passo passo quanto accaduto dal 6 aprile, quando il primo paziente, un uomo, ha sviluppato i sintomi ed è morto a bordo della nave l'11 aprile. Non erano stati prelevati campioni e, poiché i suoi sintomi erano simili a quelli di altre malattie respiratorie, non si era sospettato l'hantavirus, ha spiegato il capo dell'agenzia Onu per la salute. La moglie è sbarcata quando la nave ha attraccato sull'isola di Sant'Elena ed era sintomatica. Ma le sue condizioni sono peggiorate durante un volo per Johannesburg il 25 aprile ed è deceduta il giorno successivo. «A lei sono stati prelevati campioni, poi analizzati presso l'Istituto nazionale per le malattie infettive del Sudafrica» dal quale è arrivata la conferma dell'hantavirus. «La terza vittima - ripercorre il Dg - è una donna a bordo della nave, che ha manifestato i sintomi il 28 aprile ed è deceduta il 2 maggio. Un altro uomo si è presentato al medico di bordo il 24 aprile ed è stato evacuato il 27 aprile dall'isola di Ascensione al Sudafrica, dove si trova tuttora in terapia intensiva», in condizioni che mostrano un miglioramento.

Da ieri a preoccupare però è il possibile contagio della hostess che era sul volo per Johannesburg con la donna poi deceduta. L'hostess è attualmente ricoverata all'University Medical Center (Umc) di Amsterdam e sono in corso ulteriori accertamenti. Anche una cittadina francese con «sintomi lievi» di hantavirus è in isolamento e si è sottoposta a test medici, dopo essere stata identificata come un caso di contatto collegato alla seconda vittima che ha volato da Sant'Elena a Johannesburg.

Intanto sembra confermato come il possibile serbatoio della ceppa andina dell'hantavirus contratto per primi dai due turisti olandesi a bordo dell'Mv Hondius sia una discarica a cielo aperto all'entrata di Ushuaia - nella provincia argentina di Terra del Fuoco - nei dintorni della quale è frequente la presenza di appassionati di birdwatching e dove si sono recati in visita anche i due pazienti “zero”, la coppia di olandesi poi deceduti. Qui il ministero della Salute argentina ha già inviato una squadra di investigatori.

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