Guidare l'auto a Milano Cortina, vita quotidiana da driver alle Olimpiadi

2 ore fa 3

Chi guida le auto di servizio messe a disposizione per i Giochi invernali da Stellantis? Un esercito di volontari, pronti a trasportare gli addetti ai lavori da una parte all’altra della città. Ecco il racconto di una di loro

Emilio Deleidi

16 febbraio - 08:59 - MILANO

Le avrete viste in giro per le strade di Milano, ferme davanti ai grandi alberghi o in movimento tra il centro storico, Assago, Rho e Rogoredo. Sono le auto che Stellantis ha messo a disposizione di Milano Cortina 2026, le Olimpiadi Invernali diffuse. Circa 3 mila tra macchine e furgoni, necessarie per gli spostamenti degli addetti ai lavori nelle località che ospitano le gare. Ma vi siete mai chiesti chi le guida? Al volante c’è un esercito di volontari, selezionati tra quelli che hanno dato la loro disponibilità per dare una mano in occasione del grande evento. Una piccola, grande avventura quotidiana, che una delle protagoniste ha raccontato alla Gazzetta dello Sport. Chiamiamola F.: è una delle diverse centinaia di driver in servizio a Milano e ha iniziato il suo percorso olimpico facendone domanda - un po’ tardivamente - alla fine della scorsa estate. "C’era chi si era già registrato nel 2024 -  racconta - quindi non avevo molte speranze di essere accettata, perché ho saputo che per i 18 mila posti destinati ai volontari c’erano già state più di 120 mila richieste". Invece, nel novembre scorso, a F. arriva via mail la convocazione per un colloquio online insieme ad altri tre candidati, ai quali viene chiesto di descriversi e di spiegare che cosa li ha indotti a voler fare i volontari alle Olimpiadi; poco dopo, F. scopre di essere stata accettata come "riserva". Ma è solo l’inizio di un lunghissimo percorso.

una seria formazione

—  

La svolta ha una data precisa, il 9 gennaio: è il giorno in cui a F. arriva l’avviso del suo "arruolamento". Le viene proposto un ruolo da driver per le Olimpiadi e le Paralimpiadi e deve decidere in tempi rapidi se accettarlo o meno tramite l’app riservata ai volontari. Inoltrata la risposta affermativa, per la nostra guidatrice inizia un lungo percorso di formazione online, con molti moduli in inglese. "Non ricordo più quanti corsi ho dovuto seguire - racconta - a partire da quelli sulla sicurezza, sui rischi per la salute, sulla conoscenza dell’inglese, sullo spirito olimpico, sulla «guida del volontario», sul principio del rispetto reciproco, sull’utilizzo delle uniformi… Poi ci sono stati quelli specifici per i driver, divisi per argomenti: la flotta dei mezzi di trasporto, le sedi ufficiali, i veicoli per le persone con disabilità, l’assistenza a passeggeri con difficoltà motorie, il «decalogo della sicurezza», il funzionamento dell’app da utilizzare per operare e altri ancora". La fase preliminare non si esaurisce così: i volontari devono recarsi in una sede di via Scarampo per ritirare la divisa e tutto l’abbigliamento ufficiale (spesso più di una volta, perché non sempre si trovano le misure giuste) e superare una visita medica che attesti l’idoneità al compito assegnato. Poi, finalmente, arriva la mail di convocazione per il briefing sulla sicurezza al volante e sulle caratteristiche delle vetture messe a disposizione da Stellantis: bisogna sapere tutto delle Fiat Grande Panda, 600, 600e, Ulysse (con e senza pedana per l’accesso delle carrozzine), delle Alfa Romeo Junior, Tonale e Stelvio e del Fiat Ducato, che con l’Ulysse sarà uno dei veicoli più utilizzati. E, finalmente, si parte.

una giornata particolare

—  

F. ha dato la disponibilità per nove giorni di turni nell’arco delle due settimane di Olimpiadi Invernali e solamente a Milano, mentre altri volontari hanno accettato di prestare servizio anche nelle altre località dei Giochi diffusi. Il servizio copre l’intera giornata, dalle 6:30 all’1:00 del giorno successivo, ed è diviso in turni di durata non superiore alle sei ore di guida (ma spesso si arriva anche a sette). Quando F. arriva al grande parcheggio di Assago delle auto di servizio, utilizzando la metropolitana o lasciando la propria vettura in uno degli spazi di sosta riservati ai volontari, si deve presentare in una delle strutture provvisorie che sono state realizzate negli spazi di sosta del Forum, l’impianto sportivo alla periferia Sud di Milano che durante tutto l’anno ospita partite di basket, concerti ed altri eventi e che, per le Olimpiadi, è diventato un palazzetto del ghiaccio. Nei capannoni si trovano la centrale operativa, la mensa e una lounge per il riposo dei driver, mentre nelle vicinanze sono state installate le colonnine per la ricarica delle auto elettriche. "Ogni volta - racconta F. - si deve fare il check-in con il proprio badge per mostrare la propria patente e ricevere il “kit auto” della vettura assegnata, ogni giorno differente, contenente i documenti dell’assicurazione e una carta Eni per l’eventuale rifornimento; poi è necessario rispondere a delle domande che l’app ti rivolge sul tuo stato di salute e sulle condizioni della vettura (livello del carburante o della carica elettrica, presenza di danni) e caricare quattro fotografie dei quattro lati della macchina. A quel punto, si è pronti per partire". Con quale destinazione? È l’app stessa a dare le indicazioni, un po’ come se si trattasse di un servizio di Uber.

tra corse e attese

—  

I driver volontari, che non sono solo di Milano ma provengono anche da altre città come Monza, Lecco, Piacenza o Torino, hanno compiti ben precisi: possono ospitare a bordo delle loro vetture membri del Comitato Olimpico, rappresentanti degli sponsor, giornalisti, operatori dell’organizzazione che assicura le riprese televisive. Niente atleti, però, perché per loro è previsto un differente sistema di trasporti. E anche sui percorsi esistono limiti ben precisi: gli spostamenti possono avvenire solamente tra i siti interessati dalla manifestazione olimpica, quindi tra gli impianti di Santa Giulia, Assago e Rho-Fiera, il Villaggio Olimpico, i grandi alberghi che ospitano le delegazioni, le diverse “case” dei Paesi presenti (Italia, Brasile, Finlandia, ecc.), gli aeroporti di Linate e Malpensa e le stazioni ferroviarie. "Le persone che hanno diritto al trasporto - spiega ancora F. - dispongono di una sigla sul loro pass, mentre tutte le auto sono identificate con un numero; il servizio è prenotabile tramite l’app, ma può anche essere richiesto al momento nei parcheggi dedicati che sono stati ricavati in alcuni punti strategici, in prossimità degli hotel, del Villaggio Olimpico, della Stazione Centrale e così via". Niente shopping o utilizzo privato come se si trattasse di un taxi, dunque. Ma quante corse possono capitare al giorno? "Il volume varia molto, si può andare da una sola a quattro o cinque, ma con il passare del tempo le richieste sono aumentate, forse perché all’inizio il servizio non era ben conosciuto e poco segnalato; grazie all’aiuto di altri volontari siamo riusciti a pubblicizzarlo maggiormente, rendendoci più utili". Le attese nei parcheggi possono essere comunque prolungate ed è lì che sorgono i piccoli problemi quotidiani: ci sono aree di soste isolate, dov’è difficile trovare un bar per un caffè o un bagno, e nelle chat dei driver si è diffuso il timore del famigerato Cavalcavia Bussa, che corre sopra il fascio di binari della stazione di Porta Garibaldi, una landa desolata persa nel nulla dove i volontari sperano di non finire mai.

gli ultimi doveri

—  

Alla fine del turno giornaliero, partono le operazioni di check-out: si scattano altre quattro foto dell’auto da caricare sull’app, si restituisce il kit al desk di Assago e si torna a casa, con la propria vettura o con la metropolitana, apprezzato perché ai volontari è stato consegnato un abbonamento gratuito per l’uso dei mezzi pubblici durante il periodo olimpico. Uno dei pochi benefici che ottengono, perché per i volontari, in quanto tali, non è previsto alcun compenso: si devono accontentare di qualche gadget, dei pasti alla mensa e della possibilità di tenere l’abbigliamento ufficiale alla fine dell’evento. In compenso, un driver si assume la responsabilità delle persone trasportate e del veicolo, deve stare attento a non prendere multe - che sono a suo carico ("Siamo abilitati all’ingresso nell’Area C del centro storico, ma le altre Ztl sono delle trappole, soprattutto per chi non è di Milano") -, ed è costretto a ingaggiare battaglie con l’app ufficiale del servizio, che spesso non funziona ("In tal caso dobbiamo affidarci a Google Maps"). Ma il bilancio, per F. e per molti dei suoi colleghi, è comunque ampiamente positivo: "Senti di far parte di un grande evento - conclude - e di stare facendo qualcosa di utile per la tua città, svolgendo un volontariato “sereno” che, a differenza di altri che mi è capitato di affrontare, non ti mette a contatto con realtà drammatiche e con la sofferenza". Il che, tutto sommato, non è poco.

Leggi l’intero articolo