La firma del documento costituisce un importante punto di partenza sottoscritto dai Paesi Europei, e rappresenta un tentativo per evitare che la guida autonoma cresca in Europa attraverso regole nazionali separate. Come stanno le cose nei diversi Paesi dell'Eurozona e in Italia
Armando Bavaro
16 giugno - 13:49 - MILANO
Diciotto Stati membri dell'Unione Europa, inclusa l'Italia, hanno firmato una dichiarazione d'intenti per promuovere la sperimentazione transfrontaliera e su larga scala dei veicoli a guida autonoma nel traffico urbano. La firma, a cui ha preso parte anche il commissario europeo per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, è avvenuta a margine del Consiglio europeo sui Trasporti in corso in Lussemburgo. Oltre all'Italia, tra i firmatari ci sono Austria, Belgio, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Svezia. Il documento, nato da una bozza preparata da Germania, Francia e Lussemburgo, impegnate già da tempo in attività congiunte su campi di prova trilaterali, rappresenta un nuovo tentativo per evitare che la guida autonoma cresca in Europa attraverso regole nazionali separate e poco compatibili tra loro: l'obiettivo dichiarato è costruire un quadro normativo omogeneo in termini di tecnologia, sicurezza e infrastrutture, in modo da permettere ai veicoli a guida autonoma di operare anche oltre i confini nazionali. La Germania, molto impegnata sul tema, nel 2021 è stata tra i primi Paesi a introdurre una legge che consente la guida autonoma su percorsi definiti e sotto supervisione tecnica. La firma a cui si è arrivati rappresenta un importante punto di partenza: la guida autonoma è considerata una delle tecnologie più importanti per il futuro del settore automotive, e la sua applicazione in tutto il territorio europeo rientra nel programma Action Plan for the Automotive Industry, ossia il piano con cui la Commissione europea, a partire da marzo 2025, cerca di rafforzare competitività e capacità innovativa dell'industria automobilistica europea.
normativa comune e infrastruttura digitale
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Ciò da cui è necessario partire riguarda l’armonizzazione delle norme, un'operazione tutt'altro che semplice. Negli ultimi anni, infatti, lo sviluppo della guida autonoma in Europa è avvenuto a velocità diverse a seconda dei Paesi: se da una parte alcuni Stati membri hanno già introdotto leggi e sperimentazioni avanzate, altri professano prudenza. La dichiarazione vuole ridurre questa frammentazione, favorendo regole comuni per test, approvazioni, sicurezza operativa e uso su strada. La guida autonoma può portare benefici principalmente in due settori specifici: tramite l'utilizzo di robotaxi per il trasporto pubblico, oppure nel trasporto merci, rendendo più efficiente il trasporto su gomma. Un secondo elemento imprescindibile per poter garantire uno sviluppo omogeneo e soprattutto sicuro della guida autonoma in Europa riguarda il potenziamento dell'infrastruttura digitale: i veicoli che presentano questa modalità di guida non si basano soltanto sui sensori installati a bordo, ma soprattutto sulla connettività esterna, sulle mappe e sullo scambio di informazioni e dati con le altre vetture, le infrastrutture e l'ambiente circostante. A tal proposito, secondo quanto riportato dalla Deutsche Verkehrs-Zeitung, il commissario europeo ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro dal programma Connecting Europe Facility per sviluppare l'infrastruttura digitale necessaria alla guida autonoma.
primi esperimenti
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Dopo la sperimentazione in atto a Zagabria grazie alla startup Verne, la capitale in grado di far salire i passeggeri su un robotaxi potrebbe essere Londra. Ci sono infatti buone possibilità che la collaborazione tra Uber e la start-up inglese Wayve possa concretizzarsi, arrivando a integrare nei veicoli a guida autonoma le avanzate tecnologie di intelligenza artificiale sviluppate dalla società britannica, non appena le licenze lo consentiranno. Kaity Fischer, responsabile del progetto robotaxi di Wayve, ha infatti annunciato che il progetto è pronto e che il lancio a Londra è atteso durante i mesi estivi. La capitale del Regno Unito diventerebbe così il primo vero banco di prova europeo di una tecnologia già da tempo presente negli Stati Uniti e in Cina, ma ancora assente nel Vecchio Continente. Si tratta comunque di un processo che si svilupperà a tappe. In un primo momento le auto saranno a guida autonoma, ma non completamente abbandonate a loro stesse: nella prima fase infatti a bordo resterà un conducente di sicurezza, pronto a intervenire in caso di necessità. Le vetture equipaggiate con questa tecnologia saranno dotate di sei telecamere, un radar e un computer basato sull'intelligenza artificiale installato a bordo, incaricati dell'osservazione costante del contesto esterno. Il progetto ha già superato un importante test: partendo infatti dalla sede della società, il supervisore umano al volante di una delle auto della flotta di Wayve non è mai dovuto intervenire durante un percorso dalla durata di 15 minuti. Londra non è però l'unica grande città europea che sta concentrando le proprie forze nello sviluppo della guida autonoma. Nei Paesi Bassi, il sistema Fsd (Full Self-Driving) Supervised sviluppato da Tesla ha ottenuto il via libera dall'autorità olandese per i veicoli e i trasporti dopo circa 18 mesi di test e 1,6 milioni di chilometri percorsi. Il sistema Fsd Supervised è una funzione avanzata di assistenza alla guida: sebbene il sistema gestisce parte della guida su strada, il guidatore deve costantemente prestare attenzione a ciò che accade intorno a lui. Per ora, quindi, il sistema Fsd Supervised non elimina del tutto il ruolo del guidatore: lo assiste, ma non lo sostituisce. L'approvazione olandese rappresenta sì un passaggio importante, perché dopo i Paesi Bassi anche Lituania ed Estonia hanno seguito la stessa strada, ma le criticità persistono. Dalla gestione della velocità alle condizioni atmosferiche estreme presenti in alcuni Paesi europei, passando per il nome stesso, che potrebbe indurre il passeggero ad abbassare troppo la soglia dell'attenzione e a fidarsi esclusivamente del software. A queste si aggiunge anche il tema della sicurezza: un'inchiesta della Reuters ha infatti svelato che i dati positivi sulla riduzione degli incidenti presentati da Tesla sarebbero fuorvianti e truccati, e avrebbero l'unico obiettivo di persuadere i singoli Paesi europei ad autorizzare il software, che ha un costo mensile di 99 euro, in un 2025 caratterizzato da un calo delle vendite del 28% per l'azienda di Elon Musk. Dopo Paesi Bassi, Lettonia ed Estonia, anche nelle Fiandre, in Belgio, e in Danimarca è stato autorizzato un programma di test su strada, con l'obiettivo di valutare il comportamento del sistema su infrastrutture diverse da quelle olandesi, mentre Germania, Francia, Italia, Spagna, Grecia e Irlanda stanno attuando delle importanti operazioni di verifica e revisione. L’approvazione del sistema a livello europeo richiede il voto favorevole di almeno il 55% degli Stati membri, rappresentanti il 65% della popolazione del blocco. La discussione è prevista per il prossimo 30 giugno, quando si riunirà il Comitato tecnico sui veicoli a motore, pur senza votare o approvare alcunché di definitivo.
e l'italia?
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In Italia, lo sviluppo della nuova tecnologia procede con cautela: il Ministero dei Trasporti ha concesso a Niulinx, una startup italiana spin-off del Politecnico di Milano dedicata allo sviluppo della guida autonoma, l'autorizzazione per avviare la sperimentazione di veicoli a guida autonoma nel contesto reale del traffico quotidiano. I test verrano svolti in Lombardia, a bordo di una 500e che verrà dotata di un'architettura avanzata di sensori, nelle strade dei comuni di Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano (per circa 279 km di infrastrutture) e Brescia (per oltre 635 km). L'auto avrà una velocità massima limitata a 30 km/h, ed è stata progettata per fermarsi in maniera autonoma in caso di anomalie tecniche. Ogni sessione di test sarà comunque presidiata da un team di operatori, pronti a intervenire sui comandi in qualsiasi momento sia a bordo sia da remoto attraverso una sala di controllo. "Per anni, in Europa, la mobilità autonoma è stata discussa quasi soltanto come una possibilità futura. Oggi, per noi, diventa una realtà operativa. Restano molte sfide davanti, molti chilometri da percorrere e molte lezioni da imparare. Ma oggi segna una pietra miliare: l’Europa inizia a muoversi verso la mobilità autonoma", ha dichiarato Luca Foresti, Amministratore Delegato di Niulinx.









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