La sciatrice bergamasca: "Che boom con Fede. Vittorie e ascolti, il nostro sport è di nuovo popolare"
28 febbraio - 00:23 - SOLDEU (ANDORRA)
Sofia Goggia, l’importanza di esserci sempre: dopo il bronzo olimpico a Cortina, è ancora terza nella discesa di Soldeu, in Coppa del Mondo. Sarebbe un errore considerarlo un risultato scontato.
“È stata una prova solidissima che mi dà molta fiducia in vista dei due superG di domani (oggi, ndr)e domenica. Questo è un tracciato più da ‘glissatrici’ che da atlete veramente tecniche, quindi salire sul podio è un qualcosa di veramente bello, che conferma quanto stia sciando bene e quanto sia in forma, oltre che capace di difendermi anche sui tratti più facili”.
Diamo i numeri: sono 67 i podi in Coppa e 39 in discesa. I conti tornano a questo punto della carriera?
“Trentanove in discesa sono tanti... Ma a questo punto servirebbe qualche vittoria a fare la differenza. Suter e Ortlieb hanno confermato di andare veramente forte nella parte alta, come in prova, e anche se sono riuscita a contenere il distacco, non è bastato”.
Eppure con il bronzo di Cortina ha dimostrato di esserci sempre da quasi dieci anni. È diventata un esempio di longevità, nonostante gli innumerevoli infortuni.
“Ma con tante virgolette! (Ride) Non c’è giornata sugli sci in cui non prenda antinfiammatori, ho dovuto ravanare tanto nella mia vita a causa degli infortuni, potrei dire di averne avuti una marea. Certo se ci ripenso, e poi penso a quello che sono riuscita a conquistare, è davvero bello, sicuramente mi ha allungato la carriera essere un po’ più riflessiva, magari adesso in alcune gare rischio un po’ meno. Poi la voglia di dare tutto c’è sempre, basti pensare al superG olimpico di Cortina...”.
È uscita quando si trovava in testa. Almeno non è andata a passeggiare sotto gli alberi come il norvegese McGrath a Bormio.
“Non mi sarebbe mai venuto in mente. E comunque a me non piace proprio camminare con gli scarponi”.
Quanto la indispettisce che l’ultimo successo in discesa è stato proprio sull’Olympia delle Tofane, più di un anno fa?
“Un po’ ci penso e me lo sono anche detto, “Cacchio Sofia, non hai ancora vinto quest’anno”. Soldeu è appena il secondo podio, infatti alla tv tedesca erano increduli e mi hanno chiesto conferma. Ci sarebbe anche il bronzo olimpico, nonostante le sbavature allo Schuss, ma quel giorno per come si erano messe le cose mi dico brava. Insomma, è vero che quest’anno non ho ancora vinto in discesa, ma già salire sul podio di due piste completamente diverse mi fa capire che sono sulla buona strada e magari ci riuscirò presto”.
É vero che quest’anno non ho ancora vinto in discesa, ma già salire sul podio di due piste completamente diverse mi fa capire che sono sulla buona strada
La sala stampa di Cortina era un coro unico: non ci fosse stata l’interruzione per l’incidente di Lindsey Vonn, sarebbe andata diversamente.
“Invece c’è stata. Con i “se” e con i “ma” non si va avanti, quindi più che per la mia medaglia, il vero dispiacere è stato assistere all’incidente di Lindsey dopo una stagione dominante e sapendo tutto l’impegno che ci aveva messo per provare a vincere l’Olimpiade”.
La vostra è un’amicizia di lunga data. Vi siete sentite recentemente?
“Posso soltanto dire che sta attraversando un momento molto buio”.
E un ricordo felice di Milano Cortina, ce l’ha?
“Tutto è stato bellissimo, anche se i prezzi degli hotel erano folli. Dopo il superG, alla sera, ricordo di essermi guardata allo specchio e di essermi detta “Ci hai provato, stavi andando forte”. Emozioni positive e negative, ma uniche proprio perché vissute a Cortina”.
Tra tante medaglie azzurre, qual’è stata quella che le è piaciuta di più?
“Sono stata molto contenta per Paris, probabilmente era la sua ultima Olimpiade ed è riuscito ad agguantare qualcosa che nel suo palmarès non aveva”.
In superG torna anche Federica Brignone: avrà il pettorale numero 10, e lei il 9, come Baggio e Vieri. Crede che “Valanga Rosa” si stata usata troppo poco per due fuoriclasse come voi?
“Forse rispetto agli Anni 70-80 il nostro impatto è stato più economico, ricordo la stagione del boom nel 2018, grazie ai miei 13 podi furono venduti duecentomila scarponi in più. Abbiamo riportato lo sci nelle case degli italiani, non dico Sanremo, ma la discesa olimpica ha fatto il 37,7% di share. Forse siamo state più un volano che una valanga...”.
Un giorno vorrei alzarmi dal letto come se non avessi mai avuto nulla e vedere l’effetto che fa. Però sicuramente ho ancora tanto da dare a questo sport
Federica ha ribadito che scambierebbe i due ori olimpici con la possibilità di tornare a prima dell’infortunio. Lei lo farebbe?
“Non potrei, prima di vincere l’oro olimpico avevo già fatto tre crociati e quattro operazioni. Non ho mai avuto una carriera lineare come la sua, che fino a 34 anni ha praticamente sciato senza avere nulla. Ha sempre tenuto un chilometraggio sugli sci allucinante che mi posso solo sognare, in tutto avrà fatto 140 gare di Coppa del Mondo più di me. Poi, di fronte all’infortunio, da campionessa è stata brava a rimettersi in sesto ed è ripartita dallo stesso livello altissimo dell’anno scorso. Per me è stato diverso, mi sono rotta a 14, 18, 19, 21, 23 e 31 anni, prima e anche durante i successi ottenuti”.
Si è torturata per sciare, quello che Brignone non ha intenzione di fare, a costo di smettere.
“Un giorno vorrei alzarmi dal letto come se non avessi mai avuto nulla e vedere l’effetto che fa. Certo c’è l’usura dei legamenti e delle articolazioni, però sicuramente ho ancora tanto da dare a questo sport e mi considero perfino fortunata a stare come sto adesso, con tutte le operazioni che ho avuto”.
Quest’anno aveva iniziato la stagione puntando alla classifica generale della Coppa del Mondo. Potrebbe riprovarci, in futuro?
“Se arrivi terza due volte, perché non sognare la vittoria? Mi era sembrato fattibile, ma soprattutto avevo bisogno di indirizzare l’attenzione su qualcosa che non fosse l’Olimpiade, oggetto di tutte le domande. Adesso che siamo quasi alla fine, metterei la firma a vincere le coppe di discesa e superG, ma non sarà affatto facile, non dipende solo da me. Di sicuro da qui alla fine mi vedrete in tutte le tappe, anche ad Are in gigante”.
L’Atalanta, la sua passione, sorprende almeno quanto lei.
“Mamma mia cosa ho vissuto l’altra sera in Champions, ero qua con il telefono quando ho visto il fallo da rigore, è stato veramente fantastico. L’Atalanta mi ha trasmesso proprio felicità, quella della mia città che festeggia. Tra l’altro dopo i Giochi invernali ero andata allo stadio a vedere la partita col Napoli ed è stata una serata talmente magica che mi ha dato l’ispirazione per scrivere il post social di fine Olimpiadi”.
È riuscita, nel frattempo, a consegnare la tesi in Scienze Politiche su “Soft power e propaganda nella storia delle Olimpiadi, dall’Antica Grecia ai giorni nostri”?
“L’ho fatta stampare qui a Soldeu giovedì, voglio rileggermela attentamente su carta, dopo aver fatto il grosso della revisione sul computer. Ormai ci siamo. Ma non chiedetemi di russi e bielorussi alla Paralimpiade con le loro bandiere, io so solo che lo sport dovrebbe essere un motivo di unione e di pace”.










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