Gianotti, burocrazia e fondi punti deboli della ricerca europea

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L'entità dei fondi stanziati, la burocrazia eccessiva, il sistema troppo frammentato e un percorso non sempre facile per passare dalla ricerca di base alle sue applicazioni: sono questi i punti deboli della ricerca scientifica europea secondo Fabiola Gianotti, fisica e direttrice del Cern di Ginevra dal 2016 al 2025, che oggi ha tenuto una conferenza nella sede romana dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Gianotti evidenzia, però, anche molti punti di forza: ad esempio, la libertà accademica, l'inclusività, la presenza di infrastrutture avanzatissime e l'approccio aperto alla scienza, e molti di questi valori sono incarnati dal Cern.

"Il Cern è un'istituzione unica al mondo", dice Gianotti. "In un momento in cui l'Europa è spesso sotto attacco per la sua debolezza, la frammentazione e la sua dipendenza tecnologica, è molto importante portare esempi di coesione europea come, appunto, il Cern. Questa è una struttura di altissimo valore scientifico - afferma la fisica italiana - all'avanguardia nel suo campo, che attrae ricercatori da tutto il mondo. È, inoltre, una piattaforma per la formazione dei giovani, e quindi fornisce alla società un bacino di talenti nel campo Stem, di cui sappiamo che c'è un gran bisogno. Infine, ha un rapporto molto stretto con l'industria, e perciò contribuisce all'innovazione in Europa".

Gianotti sottolinea, poi, come il Cern sia oggi diventato il leader mondiale nella fisica delle particelle delle alte energie, andando al di là dei sogni dei suoi fondatori. "La fisica delle particelle è la più fondamentale di tutte le scienze - commenta - perché studia i costituenti più piccoli della materia. Ma l'infinitamente piccolo ci consente anche di capire l'infinitamente grande, e quindi la nascita e l'evoluzione dell'universo. Grazie all'Lhc noi siamo in grado di ricreare in laboratorio le condizioni del cosmo primordiale".

E proprio in questo campo si gioca una parte fondamentale del futuro del Cern. Secondo Gianotti, infatti, il successore dell'Lhc, attualmente ancora in fase di studio, permetterà di rispondere a domande fondamentali sull'universo come la natura misteriosa della materia e dell'energia oscura, che insieme costituiscono il 95% dell'universo, ma anche la struttura del vuoto che si estende tra una galassia e l'altra.

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