Ghedjemis: "Grazie al Frosinone sono al Mondiale con l'Algeria"

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Il trequartista del Frosinone: "Già da bambino volevo fare il calciatore, non avevo piani B, lo dicevo anche a scuola. Il mio gol più bello? Al Sudtirol"

Gli occhi del mondo puntati. Perché in questo Mondiale c’è anche lui e c’è pure il Frosinone del presidentissimo Maurizio Stirpe. Che per la prima volta porta un suo calciatore nell’evento calcistico più importante. È l’ala destra Fares Ghedjemis che il Mondiale se lo è conquistato con una stagione straordinaria: 15 gol in 37 partite. Reti che hanno trascinato i ciociari di Massimiliano Alvini al ritorno in serie A. Perle che hanno convinto il ct dell’Algeria Vladimir Petkovic (alla Lazio dal 2012 al 2014) a inserire Fares. Che è nato in Francia, dove il fiuto di Guido Angelozzi lo pescò, nel Rouen, nel gennaio del 2024, ma si sente totalmente algerino. Da piccolo ha imparato a giocare in strada, a dribblare, a immaginare un futuro nel calcio. "Ho avuto un’infanzia normale con l’amore dei genitori. Sono cresciuto a Chelles, a 30 minuti da Parigi, la periferia della città. Mio papà è stato un calciatore di serie D francese. Mi ha fatto allenare tanto. Io avevo la passione, anche se cominciai col tennis. Ma ho avuto sempre e solo in testa l’idea di fare il calciatore. Lo dicevo ai professori. Mai avuto un piano b. Mia mamma è nata in Algeria, in Francia ha lavorato alla previdenza sociale, papà ha fatto l’allenatore, oggi lavora alle Poste francesi. I miei sono separati. Mamma è a Chelles, papà a 10 minuti dalla periferia di Parigi”. 

Rouen è stata fondamentale? 

“Sì. Voglio ringraziare il club e l’allenatore Max D’Ornano. Mi ha fatto sentire importante, mi ha fatto crescere come calciatore e come uomo. Lì mi sono fatto conoscere dal calcio professionistico”. 

Cosa rappresenta il Mondiale? 

“Tante cose. È l’evento calcistico più importante al mondo.Ricordo quando da bambino guardai quelli del 2010 e 2014 dove l’Algeria c’era”. 

Si sente algerino? 

“Sì. Mia mamma è algerina, i genitori di papà lo sono, i nonni lo sono, da bambino ci sono andato. Ho avuto sempre la maglia dell’Algeria. Orgoglioso di giocare per il mio paese”. 

Se le dico Zidane che ha origini algerine? 

“Lui è il football. Una leggenda, un fuoriclasse”. 

Il debutto al Mondiale è di fuoco contro l’Argentina di Messi. 

“Debutto contro i campioni del mondo, dobbiamo avere umiltà, ma giocando per vincere”. 

Come si vive nella Nazionale algerina? 

“La nostra vita qui è bella, andiamo d’accordo, siamo come una famiglia, abbiamo molta energia, quello che conta per un gruppo forte. Tutti ci aiutiamo, abbiamo sempre un’atmosfera piacevole”. 

Che tipo è Petkovic? 

“Un grande allenatore, crediamo in lui e lo ringrazio per la fiducia”. 

Quanto dice grazie a Frosinone? 

“Devo dirlo soprattutto al presidente Stirpe, all’ex direttore Guido Angelozzi e al suo collaboratore Gianluca Longo che è venuto a cercarmi nella C francese. Ma poi pure il tecnico Massimiliano Alvini: mi ha dato tante cose, grazie a lui oggi capisco che giocatore e che uomo sono. Mi ha detto di rimanere e che mi ha avrebbe fatto crescere. Vuole il bene di tutti. È una grande persona. Ringrazio il direttore generale Piero d’Oronzo. E il nuovo ds Renzo Castagnini e lo staff. I tifosi? Non so come posso dire grazie a tutti”. 

I 15 gol? 

“Sono stato semplicemente me stesso. Ho fatto quello che so fare da quando sono bambino”. 

L’amicizia con gli Oyono? 

“Siamo sempre insieme, anche fuori dal campo. Voglio davvero tanto bene ad Anthony e Jeremy. Si è visto anche in campo che abbiamo questa unione”. 

Il gol più bello? 

“Col Südtirol, per il movimento e il contromovimento, il tiro a giro, dribbling, il calcio che piace a me. Cose che mi regalo dalla nascita”. 

Difficoltà? 

“Non più di tanto. Anche in A ho fatto bene. Quell’anno c’era un ottimo giocatore come Soulè, che ha aiutato tanto la squadra”. 

Il futuro? 

“Presto per parlare del futuro. Ora testa al Mondiale. Dobbiamo prepararlo bene. Poi vedremo al momento giusto”.

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