Fusco: "Diego, Ronaldo e quella volta che Spalletti venne con noi in disco. Scafatese imbattibile? La porto in C"

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Il ds dei campani, l'unica squadra a non aver mai perso in stagione dalla A alla D: "Tutti parlano di noi, siamo felici ma non pensiamo alle statistiche". E per noi apre lì'album dei ricordi: "Marcai il Fenomeno con 7 punti di sutura e vidi Maradona palleggiare con qualsiasi cosa"

Oscar Maresca

4 marzo 2026 (modifica alle 11:46) - MILANO

L’unica squadra ancora imbattuta in Italia fino al 2011 giocava in Terza Categoria. La Scafatese difende un incredibile primato: il club campano non ha mai perso una partita in questa stagione. Dalla Serie A alla D, nessun altro ci è riuscito. Nel girone G, i gialloblù hanno conquistato 20 vittorie, 6 pareggi e 0 sconfitte. Per successi ottenuti hanno fatto meglio di Inter, Milan, Napoli. La squadra allenata da Giovanni Ferraro è prima in classifica con 66 punti, addirittura +17 sul Trastevere secondo. È vicinissima al ritorno tra i professionisti dopo 16 anni. Il direttore sportivo è Pietro Fusco, ex dirigente dello Spezia. Dopo l’avventura in Liguria è tornato in Campania per costruire un progetto vincente insieme al presidente Felice Romano. Da giocatore è cresciuto nelle giovanili del Napoli incrociando Maradona, Spalletti l’ha fatto esordire in A con l’Empoli e in carriera ha marcato i più grandi: da Totti a Baggio, fino a Ronaldo. La sua immagine profilo su WhatsApp è un contrasto con il Fenomeno.

Un ricordo speciale negli anni in cui da difensore centrale non lasciava passare nessuno. 

“Non sa quante telefonate ho ricevuto per quella foto, prima o poi dovrò cambiarla. Ci siamo sfidati nel periodo in cui lui era all’Inter. Gli chiesi la maglia prima della partita d’andata al Castellani, stagione 97/98. Lui ironizzando rispose: ‘Se mi fai segnare, è tua’”. 

Alla fine come andò? 

“La partita terminò 1-1: gol di Carmine Esposito e Recoba. Ronaldo non riuscì a trovare la rete, però mi lasciò la maglietta. È un ricordo bellissimo”. 

Nella sua nuova vita da ds guida una squadra che sta facendo un’impresa. 

“Tutti parlano di noi, siamo felici. Ma evitiamo di guardare numeri e statistiche. Giochiamo in D, la Serie A è un altro mondo. Così come gli altri campionati. Nel nostro piccolo siamo riusciti a consolidare le basi per provare a raggiungere una storica promozione”. 

Intanto, i numeri sono incredibili: 10 vittorie di fila, 55 gol segnati e 16 subiti in 26 partite. Qual è il segreto? 

“Il lavoro quotidiano. Il merito è soprattutto di giocatori e allenatore, ma per vivere una stagione così importante serve l’impegno di tutti: dirigenti, società, magazzinieri, tifosi. La Scafatese è l’anima di questa città. Prima i successi arrivavano soltanto nel basket, adesso vogliamo dire la nostra anche nel calcio”. 

Ha cominciato a lavorare insieme al presidente Romano nel 2024, al San Marzano. 

“Oltre a essere un imprenditore lungimirante è un uomo dai valori sani. Quando due anni fa ha scelto di rilevare il titolo della Scafatese l’ho seguito senza pensarci. Con la sua azienda, la Regina, da oltre trent’anni produce pomodori che esporta in tutto il mondo. Ora vuole far parlare di sé anche per i trionfi nel calcio”. 

Il club sogna il ritorno in C, eppure fino a 16 anni fa ripartiva dalla Terza Categoria dopo l’ennesimo fallimento.

“La società ha ricominciato a piccoli passi. La scorsa estate eravamo sicuri di puntare alla vittoria del campionato. Avevamo anche Totò Di Natale come team manager, poi ha scelto di andare via”. 

A dicembre è arrivato l’esonero dell’allenatore Esposito, nonostante il primo posto. 

“È stata una scelta puramente tecnica. Siamo stati criticati, invece i risultati ci stanno dando ragione”. 

Nel celebre film “Totò al Giro d’Italia” del 1948, De Curtis cita proprio la Scafatese. 

“Siamo una società con 104 anni di storia. Tra il ’46 e il ’48 il club ha disputato anche due campionati di Serie B”. 

Lei ha scelto di ripartire dalla D dopo l’esperienza allo Spezia. 

“È stata un’avventura importante. Ho lavorato anche alla Sambenedettese e alla Cavese. Negli ultimi anni mi sono avvicinato a casa”. 

Maradona? L'ho visto palleggiare con qualsiasi cosa, pure con i bicchieri di plastica

Pietro Fusco

La sua carriera da giocatore è iniziata nelle giovanili del Napoli. 

“Era il 1988, in panchina c’era Bianchi. Noi giovani ci allenavamo con la prima squadra il giovedì. Maradona non c’era quasi mai, però con i ragazzi era disponibilissimo. Si fermava a darci consigli. L’ho visto palleggiare con qualsiasi cosa, pure con i bicchieri di plastica”. 

Dopo Lanciano e Castel di Sangro, Spalletti l’ha fatta esordire in A con l’Empoli. 

“Il martedì, alla ripresa degli allenamenti, mi teneva oltre 20 minuti per dirmi tutto quello che avevo sbagliato in partita. Era un maestro di tattica. Si fidava di me, la prima volta che ho marcato Ronaldo avevo sette punti di sutura allo zigomo per un colpo rimediato contro il Vicenza. Niente però mi avrebbe impedito di giocare quella partita”.

Quando i risultati non arrivavano Spalletti ci portò a cena, poi venne con noi in discoteca"

Pietro Fusco

L’aneddoto più simpatico? 

“Quando i risultati non arrivavano, Spalletti portò tutti a cena a Porto Venere. Poi con il pullman della squadra andammo in discoteca, il mister era con noi. Tre giorni dopo superammo 2-0 il Parma di Ancelotti. In campo c’erano Buffon, Cannavaro, Thuram”. 

L’avversario più difficile da affrontare? 

“La Serie A di quegli anni era piena di campioni: Del Piero, Salas, Signori, Mancini. Ogni domenica era una battaglia”.

Oltre 500 presenze tra i professionisti e 15 anni di carriera da dirigente, adesso qual è il suo obiettivo? 

“Per tornare tra i dilettanti serve coraggio, io ce l’ho avuto. La mia vittoria più bella sarà riportare la Scafatese in C”.

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