Fuoco sul mare, dalla schiuma al gas inerte: i sistemi antincendio sulle navi cisterna

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Quando brucia una petroliera l'acqua da sola non basta. Gas inerti, schiume chimiche e polveri speciali: ecco come funziona il sistema che può fare la differenza tra un incidente e una catastrofe

Alba Banchi

11 marzo - 13:33 - MILANO

Una petroliera non è solo una nave grande. È un deposito galleggiante di idrocarburi, una struttura in cui il rischio di incendio è calcolato, atteso e governato da sistemi progettati per non lasciare nulla al caso. In un momento storico in cui le acque internazionali tornano a essere teatro di tensioni e conflitti, capire come funziona la sicurezza antincendio di queste navi significa capire anche quanto sia fragile o solida la catena che tiene al sicuro milioni di tonnellate di petrolio, gas e derivati in navigazione ogni giorno.

il triangolo del fuoco

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A bordo di una nave esistono tre filosofie di intervento: impedire che l'incendio si innesti, rilevarlo e spegnerlo nella fase di sviluppo, o contenerne la diffusione con barriere strutturali. Su una petroliera, dove il combustibile è il carico stesso, la priorità assoluta è la prima: evitare che il fuoco possa partire. Il sistema più importante in questo senso è il sistema a gas inerte (IG system), che riduce il tenore di ossigeno nelle cisterne del carico al di sotto dell'8%, rendendo l'atmosfera al loro interno non infiammabile anche in presenza di vapori di idrocarburi. L'obbligo di installare questo sistema è stato imposto dall'Imo (International Maritime Organization) dopo un'ondata di esplosioni negli anni Sessanta e Settanta, quando la crescente dimensione delle petroliere aveva aumentato esponenzialmente il rischio: l'elettricità statica e le miscele di vapori con l'aria nei serbatoi erano le cause principali. Il gas inerte viene prodotto a partire dai gas di scarico delle caldaie o del motore principale, viene raffreddato e depurato, e poi distribuito nelle cisterne attraverso una rete dedicata. Valvole di non ritorno, sigilli idraulici e sistemi di monitoraggio continuo della pressione e dell'ossigeno garantiscono che il livello rimanga sempre sotto la soglia critica.

quando il fuoco c'è già

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Se l'incendio si sviluppa comunque entrano in gioco altri tre sistemi principali. Il primo è l'impianto idrico: tutte le petroliere devono avere una rete di idranti, pompe antincendio e manichette che percorre l'intera nave, alimentata da pompe con azionamento indipendente. L'acqua di mare ha un vantaggio che nessun altro agente estinguente può offrire: disponibilità illimitata. Ma sugli idrocarburi il getto diretto è spesso controproducente, perché può spargere il liquido in fiamme invece di soffocarlo. Per questo si usa in forma nebulizzata o come cortina d'acqua protettiva, non come attacco diretto alle fiamme. Il secondo sistema è la schiuma: sulle petroliere si usa quasi esclusivamente schiuma a bassa espansione, progettata per distendersi sulla superficie dell'idrocarburo in fiamme e tagliarne il contatto con l'ossigeno. La schiuma viene iniettata nell'acqua in proporzione controllata da un apposito sistema di miscelazione, poi trasportata fino ai monitor fissi in coperta. Le schiume più efficaci per gli incendi di idrocarburi sono le cosiddette Afff (Aqueous Film-Forming Foam), che a contatto con la superficie del combustibile formano uno strato liquido sottilissimo che ne blocca l'evaporazione, privando le fiamme del carburante gassoso. Nelle sale macchine, nelle caldaie e nella pump room viene invece usata la CO₂: un sistema di bombole ad alta pressione che, inondato il locale, lo saturano di anidride carbonica, azzerando la concentrazione di ossigeno. Prima dell'attivazione, un allarme acustico deve consentire l'evacuazione del personale.

casi gnl e gpl

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Le navi che trasportano gas naturale liquefatto (Gnl) o gas di petrolio liquefatto (Gpl) presentano caratteristiche di rischio completamente diverse. Su una gasiera (così si chiamano le imbarcazioni che trasportano questi carburanti) l'acqua non spegne il fuoco del gas: può essere utile per tenere lontana una nuvola di vapori da una fonte di innesco, ma l'agente estinguente efficace è la polvere chimica secca. Il sistema a polvere chimica secca sulle gasiere è composto da serbatoi di bicarbonato di sodio pressurizzati con azoto: azionato manualmente o a distanza, spinge la miscela di polvere e gas attraverso le tubazioni fino ai monitor orientabili in coperta. C'è però un limite: le polveri chimiche non hanno effetto raffreddante, e un incendio spento con questo sistema può facilmente riprendere dal metallo ancora incandescente. Per questo, in caso di perdita di Gnl o Gpl che brucia, la prassi operativa prevede spesso di non spegnere il fuoco se la perdita non può essere fermata: un gas che brucia in modo controllato è meno pericoloso di una nuvola di vapori infiammabili che si accumula e rischia di detonare. Su una gasiera ormeggiata a un terminale, il sistema di sicurezza è integrato: sensori di gas, rilevatori termici e sensori di tensione sulle cime di ormeggio sono collegati a un sistema di arresto d'emergenza comune alla nave e all'impianto a terra. Se qualcosa va storto, tutto si blocca automaticamente.

mappe di piano antincendio

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Ogni nave mercantile è tenuta per norma internazionale a tenere affisso in posizione visibile un fire control plan: una mappa dettagliata che indica la posizione di ogni sistema antincendio, ogni valvola di sezionamento, ogni porta tagliafuoco. Il Fire Safety Training Manual è il documento che descrive le procedure di intervento, la distribuzione dei compiti all'equipaggio e la pianificazione degli esercizi antincendio periodici obbligatori per legge. In caso di intervento esterno, come il soccorso dei pompieri portuali o della Guardia Costiera, è questo documento che orienta i soccorritori su una nave che non conoscono.

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