"Una donna su cinque lascia il proprio posto di lavoro dopo la nascita del primo figlio e questo non è più tollerabile". Lo rimarca la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, partecipando ad una iniziativa organizzata dalla Fisascat-Cisl, in vista dell'8 marzo.
La direttiva sulla parità salariale "è un primo passo", sottolinea ma "le differenze salariali si combattono consentendo alle donne di entrare nel mercato del lavoro e di poterci rimanere. E per rimanere bisogna dare loro la possibilità di conciliare vita e lavoro. Sappiamo inoltre - prosegue Fumarola - che far entrare più donne nel mercato del lavoro significa avere la possibilità di aumentare il Pil fino al 9%. Dobbiamo anche garantire la possibilità alle donne di fare progressioni di carriera, di non essere obbligate al part-time involontario. Per questo il nostro impegno va nella direzione di garantire un'occupazione stabile, di qualità, ben contrattualizzata, che significa anche lavorare di più e meglio sul welfare aziendale e sulla contrattazione sociale che deve vedere gli enti locali garantire appunto i servizi alla persona".
"La piena valorizzazione del lavoro delle donne non è una concessione, è una necessità strutturale. Un Paese in cui una parte significativa delle donne resta fuori dal mercato del lavoro o resta in condizioni di fragilità e discontinuità, è un Paese che rinuncia a una parte della propria forza, che produce meno benessere e che cresce meno: se si superasse il gender gap il Pil italiano crescerebbe del 9%". Lo afferma la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, concludendo una iniziativa organizzata dalla Fisascat sulla "parità partecipata", in vista dell'8 marzo, e sottolineando che la Cisl "è pronta a fare la propria parte".
Quando c'è un divario strutturale tra uomini e donne, afferma, "non siamo di fronte soltanto a una differenza economica. Siamo di fronte a una differenza di potere contrattuale, di sicurezza, di prospettiva", per cui "se vogliamo parlare seriamente di parità salariale, dobbiamo avere il coraggio di dire che il problema non nasce solo nella differenza tra due buste paga. Nasce prima: nell'accesso all'occupazione, nella continuità del lavoro, nei percorsi di carriera, nell'organizzazione dei tempi, nella distribuzione dei carichi di cura".
Fumarola evidenzia infatti che "in Italia il tasso di occupazione femminile resta significativamente più basso della media europea. Una parte consistente di donne resta fuori dal mercato del lavoro per ragioni legate alla cura familiare. Molte altre sono occupate in forme contrattuali più deboli, con orari ridotti non per scelta ma per necessità. Questo significa meno reddito oggi, meno contributi domani e pensioni più basse".
Tornando sulla direttiva sulla trasparenza e la parità salariale, la leader della Cisl rimarca il passo in avanti e che "il vero terreno è l'attuazione concreta", dove "entra in campo la contrattazione collettiva, perché la parità non si impone per decreto. Si costruisce attraverso regole negoziate. Nella dimensione collettiva. La parità è partecipata o non è". La leader della Cisl rilancia infine la lotta ai contratti pirata che "non riducono solo la paga base, ridimensionano tutele, istituti normativi, welfare contrattuale, contribuzione previdenziale".
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2 giorni fa
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