Frullatore Juve, 39 formazioni diverse in 42 partite. Ma spicca un indizio di mercato...

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Con l'ex ct in panchina i bianconeri hanno svoltato a livello di gioco e di risultati, ma non sono ancora riusciti a trovare una fisionomia completamente definita. A ben guardare, però, una spina dorsale è evidente

Fabio Russo

Giornalista

26 marzo - 11:24 - MILANO

Un frullatore. Nonostante l'arrivo di Spalletti abbia dato più stabilità e risultati, tanto da far guadagnare al tecnico il rinnovo di contratto da ufficializzare nei prossimi giorni e l'investitura di John Elkann, la Juventus non riesce a trovare una fisionomia definita. Nella stagione in corso, su 42 partite ufficiali affrontate, i bianconeri si sono schierati con 39 formazioni diverse e solo nell'ultimo periodo (contro Udinese e Sassuolo, ma con tattiche diverse) sono arrivati a proporre lo stesso undici in due gare consecutive. Un dato sinistramente uguale a quello che, quasi esattamente un anno fa, aveva fatto registrare Thiago Motta al momento dell'esonero.

juve, cos'è cambiato da tudor a spalletti

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Chiaro, in questo 2025-26 juventino all'insegna della discontinuità non può non aver avuto un ruolo il cambio di guida tecnica dopo 11 partite: da Tudor a Spalletti, infatti, sono cambiati modulo di riferimento (dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1, sebbene l'ex ct abbia proposto pure 3-4-3 e 4-3-3) e gerarchie. Ma non solo: decisivi sono stati pure alcuni lunghi infortuni (Bremer e Vlahovic su tutti) e squalifiche, che hanno contribuito ad alzare il numero delle variazioni operate nell'undici titolare. Ma il dato resta: 39 formazioni diverse in 42 partite sono sintomo di scarse certezze raggiunte e di continua ricerca di equilibrio e identità. 

le poche certezze di spalletti

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In verità, a ben guardare, una spina dorsale nella Juve si può individuare, evidenziando quei calciatori che hanno avuto più occasioni di iniziare da titolari. In vetta alla classifica c'è Kalulu (41 partite), seguito da McKennie e Yildiz (37), Locatelli (36), Cambiaso e Kelly (35) e Thuram (33). Se si eccettua il caso dell'americano, passato dal disimpegnarsi come esterno destro di centrocampo con il croato a trequartista con l'ex ct, fino a diventare l'ibrido attuale, gli altri hanno avuto una discreta continuità di utilizzo e posizionamento e possono rappresentare una base di partenza nella costruzione della Juve 2026-27. Tutti gli altri ruoli in cui si sono alternati più interpreti, invece, possono essere individuati come quelli da rinforzare. 

juve, quante formazioni diverse

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Al netto dell'infortunio di Bremer, senza il quale anche il brasiliano sarebbe stato presente in questa classifica, e del cambio della gerarchia dei portieri avvenuto a metà febbraio, con Perin che ha superato Di Gregorio, spicca, in tema prossimo mercato, il continuo cambiamento nel ruolo di centravanti: David è partito titolare 23 volte, Vlahovic 10 e Openda 8, mentre gli esperimenti con il falso nove hanno visto Boga in campo due volte dall'inizio e una a testa Yildiz e McKennie. A ben guardare, però, c'è stato un momento in questa stagione in cui la Juve sembrava aver trovato la fisionomia definitiva: a cavallo tra gennaio e febbraio, quando, in 5 partite su 8 Spalletti ha schierato formazioni identiche. Contro Lecce, Napoli e Parma un 4-2-3-1 con Di Gregorio; Kalulu, Bremer Kelly, Cambiaso; Locatelli, Thuram; Conceiçao, McKennie, Yildiz; David. E contro Cremonese e Benfica una squadra identica per 10 undicesimi con il solo inserimento di Miretti al posto dell'esterno portoghese. Erano arrivate 4 vittorie e un pareggio. Poi, qualche ko di troppo (Bremer e Kelly), le squalifiche (Kalulu su tutte) e il fatto di giocare ogni tre giorni ha costretto l'allenatore della Juve a riavviare il mixer. Fino alla ricetta degli ultimi 180 minuti contro Udinese e Sassuolo, con gli stessi undici uomini, ma schierati una volta col 3-4-3 e l'altra col 4-3-3: il frullatore Juve non ha ancora finito di girare...

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