I presidenti di calciatori e allenatori hanno visto ieri i due candidati: si definiscono i nuovi equilibri in vista delle elezioni del 22 giugno
Partiamo dalla fine, ovvero dal dato politico più rilevante dell’intensa giornata di ieri. Nessun calciatore correrà per la presidenza della Figc. Restano dunque Giovanni Malagò, lanciato da tutta la Serie A tranne Lotito, e Giancarlo Abete, che in queste ore sta raccogliendo le firme dei 99 delegati (al voto) della “sua” Lega Nazionale Dilettanti. Un elemento importante per tracciare gli scenari che ci dividono dal 22 giugno, data dell’Assemblea elettiva che deciderà chi prenderà il posto del dimissionario Gabriele Gravina. L’ipotesi di un nome da piazzare all’ultimo sembra dunque tramontare. Di sicuro comunque non sarà un ex giocatore. Ma vediamo come si è arrivati a questa certezza.
Con Malagò
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Ieri sono arrivati a Roma il presidente dell’Assocalciatori Umberto Calcagno e quello dell’Assoallenatori Renzo Ulivieri, pronti ad un pomeriggio che potrebbe rivelarsi fondamentale in questa sfida presidenziale. In programma c’erano infatti gli incontri con i due candidati, prima Malagò, poi Abete. In “palio” un ghiotto 30% di voti (20 l’Aic e 10 l’Aiac), che in una situazione come questa può fare davvero la differenza. E sebbene tutti ripetano che si è trattato solo di un primo passo, fatto più di consultazioni che di certezze, un orientamento si può già intuire. I numeri uno delle due componenti tecniche hanno visto nel primo pomeriggio Giovanni Malagò al Circolo Canottieri Aniene: circa mezzora di riunione, soprattutto conoscitiva, ma considerata da tutti i partecipanti decisamente positiva. Lo storico ex presidente del Coni sembra aver convinto, grazie al suo entusiasmo travolgente e alla capacità di trasmettere il proprio amore per lo sport. Senza dimenticare che calciatori e allenatori - che ancora una volta decideranno insieme chi sostenere anche per dare un segnale di unità - sono ben consapevoli dell’importanza politica che ha avuto l’accelerazione praticamente unanime della Lega Serie A nel sostenere la sua candidatura. Malagò non ha esposto il suo programma (del resto vuole definirlo anche ascoltando le componenti), ma Calcagno e Ulivieri hanno parlato di alcune esigenze, tra cui quella che è la loro linea per la riforma dei campionati: non un taglio a priori dei club professionistici, quanto un inasprimento dei criteri per le licenze nazionali in modo da ammettere soltanto chi può davvero sostenere una stagione dal punto di vista economico. Alla fine forti strette di mano e appuntamento alla prossima settimana per entrare più nel merito del programma.
Con Abete
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Lo stesso accadrà con Abete, con cui ieri c’è stato un primo approccio nella sua nuova veste di candidato a guida della Federazione. Inutile dire che in questo caso la conoscenza è più profonda, quindi l’incontro - avvenuto in Figc - è stato un po’ più di sostanza, anche se non si è parlato troppo di programmi né di esigenze di Aic e Aiac, che peraltro Abete già conosce benissimo. Ai due compagni di Consiglio federale il presidente della Lnd ha ribadito in modo chiaro la propria volontà ad andare avanti, perché ritiene necessario essere rappresentati da qualcuno che venga dall’interno del sistema. Un’indicazione che chiude definitivamente la possibilità di vedere un calciatore presidente. Perché? L’Aic sarebbe chiaramente contenta di avere un rappresentante al vertice del calcio, non ha mai voluto candidare uno dei suoi (si parlava di Albertini e Tommasi), chiedendo invece che a lanciarlo fosse una delle altre componenti. Prima di una formale espressione della volontà dei Dilettanti, qualcuno pensava che Abete potesse fare un passo indietro per cedere il posto (e il suo 34% di preferenze sulla carta) a un ex calciatore, ma ieri è stato chiaro, andrà avanti, dunque niente virata su un calciatore. Resteranno allora in due, visto che Aic e Aiac non faranno un terzo nome - anche per agevolare il raggiungimento del 51% di uno dei candidati scongiurando l’ipotesi commissariamento - e perché Serie B e Lega Pro hanno in programma di ascoltare i programmi dei due candidati per poi prendere la decisione più giusta. Per loro e - si spera - per tutto il calcio italiano.









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