Figc: c'è un'interrogazione al ministro Abodi sulla presunta ineleggibilità di Malagò

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Nel giorno in cui viene presentata un'interrogazione parlamentare del senatore leghista Roberto Marti al ministro per lo sport, Andrea Abodi, sulla presunta ineleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio, in Figc arriva anche un ricorso, che chiede al tribunale nazionale federale di chiarire il punto del cosiddetto pantouflage. Lo presenta Renato Miele, ex difensore Lazio ora avvocato e ancora tesserato, che contesta anche l'ammissibilità al voto dei due candidati, Giancarlo Abete e Malagò stesso.

La candidatura di Miele non era stata ammessa dalla Figc, mancava l'accredito di una delle componenti federali come da Statuto. "Per me è un fatto, che dal mio punto di vista, oggettivamente non rientra nelle situazioni che hanno questo tipo di impedimenti", ribadisce a proposito del 'pantouflage' ancora una volta Malagò, dopo l'interrogazione del senatore della Lega, Roberto Marti, presidente della VII commissione del Senato, quella competente sullo sport. La politica è dunque intervenuta in maniera diretta sul tema della legge Severino e dell'istituto del cosiddetto "cooling off period" o 'pantouflage', che renderebbe Malagò ineleggibile in una federazione per i tre anni successivi alla sua presidenza Coni. "La politica interviene? La parola politica vuol dire tante cose oggi. Possono essere una, cinque o dieci persone, ma non è 'la politica'. È qualcuno specifico della politica e io non voglio commentare perché tutte le persone che sono in grado di giudicare capiscono tutto molto bene", la replica dell'ex n.1 del Comitato olimpico.

Da parte sua Marti, richiamando anche il parere Anac che fa ricadere il Coni tra gli enti sottoposti al dl 165 del 2001, chiede ad Abodi "se ritenga opportuno promuovere, per quanto di competenza, un chiarimento preventivo presso le autorità competenti, anche mediante interlocuzione con Anac e gli organismi di vigilanza sportiva, al fine di garantire certezza del diritto, trasparenza e uniformità applicativa della normativa anticorruzione nel sistema sportivo". "L'interrogazione e l'Anac non possono intervenire finché non avvenga l'elezione e l'accettazione della carica", si dice convinto Miele, che ha fatto ricorso alla Figc. "Come diretto interessato, essendo stata respinta la mia candidatura, posso porre la questione perché la giustizia sportiva chiarisca". Miele, oltre a contestare la norma che impone un accreditamento per candidarsi e dunque il no al suo nome, va oltre la questione del 'pantouflage'. "Ci sono motivi prevalenti per dire che la candidatura di Malagò e' inammissibile, e nel mio ricorso sostengo che lo sia anche quella di Abete". Il ricorrente è pronto ad arrivare fino al Consiglio di Stato. Malagò intanto riflette sul futuro, vista l'endorsement della maggioranza dei votanti Figc: "Sono convinto che l'Italia abbia ancora il fascino per attirare grandi ct".
   

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