Ferrari o Kimi Antonelli? Quel dilemma del tifo che divide l'Italia

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Le imprese del bolognese fanno sognare un Paese che però in F1 si identifica da sempre col Cavallino, rivale per lo stesso obiettivo sportivo. Mai si era posta agli appassionati una scelta simile  

Giusto Ferronato

Giornalista

30 marzo - 15:42 - MILANO

Ora l’Italia tiferà più per la Ferrari o per Kimi Antonelli? Chiamatelo derby italiano, chiamatelo dilemma. Un altro dei record non scritti dal giovane fenomeno italiano della Mercedes è stato quello di aver appena aperto un inaspettato dibattito tra chi nel nostro Paese segue la F1. Per la prima volta nell’era dei social e delle tifoserie ‘tribali’, l’italiano che vince e guida la classifica del Mondiale di F1 non è in rosso, ma in argento. E può diventare campione del mondo, magari proprio a scapito della Ferrari. La stragrande maggioranza degli italiani da sempre ama il Cavallino Rampante senza condizioni, un tifo quasi religioso. L’espressione la “Nazionale dei motori” è stata coniata appositamente per la Scuderia. Vittorie e titoli mondiali della Ferrari vengono festeggiati con le campane in festa di Maranello e spesso coi messaggi dei presidenti della Repubblica o del Consiglio in carica. La Ferrari non è solo una casa automobilistica, è nostra identità culturale. Eppure da un paio di settimane c’è un ragazzo bolognese di 19 anni che vince in F1 ed è in testa al campionato, mettendosi alle spalle proprio le monoposto di Maranello. Il "corto circuito del tifo" è servito: nelle cronache, sui social e nei cuori dei tifosi che iniziano a fare spazio per qualcun altro se non addirittura a dividersi. Da una parte c’è la rossa, dall’altra Andrea Kimi Antonelli. 

volto che piace

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Giovane, simpatico, vincente. E con un viso pulito da ragazzo della porta accanto che piace anche a mamme e nonne che, magari, seguono distrattamente l’automobilismo. Il punto è che Kimi vince con la Mercedes. L’ultimo pilota italiano percepito come candidato stabile alla vittoria del Mondiale di F1 fu Michele Alboreto nell’ormai lontanissimo 1985, cioè quarant’anni fa. Ma in quel caso erano tutti d’accordo e il dilemma nemmeno si poneva: il pilota milanese correva proprio per la Ferrari. Nell’epoca di Alboreto e negli anni a seguire, altri piloti italiani hanno vinto gare in F1: Elio De Angelis, Riccardo Patrese, Alessandro Nannini, Jarno Trulli e Giancarlo Fisichella. Ma questo tipo di attenzione e di dilemma è totalmente inedito. 

le imprese di kimi 

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D’altra parte, come si può restare indifferenti alla portata dell’impresa sportiva di Antonelli? Che si segua la F1 con passione o saltuariamente, chiunque comprende che parliamo di un ragazzo italiano che ha vinto a 19 anni due GP consecutivi, diventando il più giovane leader iridato di sempre. L’ultimo pilota italiano a fare doppietta fu Alberto Ascari nel 1953. Un’altra era. Parlando di F1 moderna, insomma, è in assoluto la prima volta. Persino la stessa Ferrari, dopo la vittoria di Kimi a Shanghai, aveva simbolicamente stretto la mano ad Antonelli con un messaggio via social: "You never forget your first… congrats…". Un messaggio per un pilota che, in pista, è un rivale diretto. Ma italiano. Un gesto da sport globale, ma che letto in Italia assume un valore inedito: la Ferrari non chiede al tifoso di cambiare fede, però legittima l’impresa di Kimi. 

tre blocchi

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Le categorie del tifo si dividono in tre blocchi. Il primo è Ferrari-first: la F1 in Italia resta Ferrari, e il resto è contorno. Il secondo è Italia-first: se un italiano torna a vincere e a guidare la classifica, il tifo deve riconoscere il merito oltre la livrea. Il terzo è ibrido: si può tifare entrambi finché non diventa un ultimatum, e in quel caso decide una gerarchia personale fatta di storia, territorio, generazione, gusto personale. Un recente servizio della Rai a Maranello ha intervistato dei tifosi della Ferrari possibilisti, che applaudono "Kimi, il vicino di casa che corre da avversario". La frase chiave è quasi un editoriale popolare: "Siamo tutti contenti, soprattutto per la Ferrari, ma anche per Kimi". La soluzione emotiva di altri è tifare la rossa come identità primaria e, allo stesso tempo, augurarsi un trasferimento simbolico che ricomponga la frattura ("Speriamo che un giorno Kimi guidi la Ferrari"). Sui social tanti complimenti al bolognese, ma anche chi non esulta perché Antonelli guida per i rivali tedeschi o perché, semplicemente, si sente tirato per la manica: "È partita la campagna per obbligare i ferraristi a tifare Kimi?". 

multipolare

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Forse la conclusione è meno romantica e più concreta: il tifo italiano sta iniziando a essere multipolare. La Ferrari resta un’identità forte, quasi totalizzante. Ma l’emersione di un campione italiano in un top team avversario introduce una scelta che non si era ancora palesata con una simile urgenza. Per non parlare dello scenario di un finale di campionato in cui Antonelli dovesse giocarsela punto a punto con Charles Leclerc o Lewis Hamilton per la vittoria del Mondiale. Che succederebbe? Per ora ci limitiamo a registrare un fatto: nel 2026, per la prima volta in Italia, la domanda "Per chi tifi in F1?" non ha più una risposta tanto automatica.

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