Quasi un anno di lavoro con una
commissione ad hoc messa in piedi dalla Federciclismo per
produrre un documento, inviato a tutti i gruppi parlamentari, e
volto all'aumento della sicurezza stradale. Un tema all'ordine
del giorno, perché i dati (fonte Istat) parlano chiaro: in
Italia, tra il 2014 e il 2023, si contano oltre 164mila
incidenti che hanno coinvolto ciclisti, con più di tremila morti
e oltre 150mila feriti, di cui 17mila gravi solo nel 2023. Per
questo il presidente della Fci, Cordiano Dagnoni, al telefono
con l'ANSA, parla di un lavoro che era "doveroso da parte della
federazione". "L'obiettivo finale - prosegue il n.1 della
Federciclismo - è aumentare la cultura dell'utilizzo della bici
e l'educazione sulle strade, prendendo spunto da paesi più
evoluti come quelli del nord Europa. Vogliamo arrivare a essere
come loro, avere proprio delle carreggiate e una viabilità
dedicata, dove la bici non è solo sport, ma un vero e proprio
mezzo di trasporto".
Il documento elaborato, dunque, si aggiunge a un disegno di
legge in materia presentato già lo scorso luglio dall'on.
Roberto Pella. "Ma non vogliamo porci in antitesi - spiega
Dagnoni -. Vogliamo semplicemente dare al legislatore un lavoro
che rappresenti tutto il mondo ciclistico, perché da aprile
scorso abbiamo creato una commissione, consultando non solo gli
agonisti, perché abbiamo milioni di praticanti ai quali dobbiamo
dare risposte".
Il documento redatto dalla Fci - di cui abbiamo preso visione -
si articola così in cinque punti riguardanti proposte sui
"velocipedi", sulle disposizioni relative alla circolazione e
quelle relative alle strade, poi sulle modifiche del codice
della strada con l'introduzione di nuove leggi e infine sulle
dotazioni che dovrebbero avere i veicoli a motore. E così tra le
proposte - si legge - spiccano quelle che i velocipedi possono
percorrere le strade purché dotati di luci anteriori e
posteriori, sempre accese a intermittenza nel corso del giorno,
mentre fisse da mezz'ora prima del tramonto a mezz'ora dopo del
sorgere del sole. Poi l'obbligatorietà del casco, anche sulle
piste ciclabili fino ai 14 anni, sulle strade aperte al traffico
per gli over 15. "Quello del casco è un discorso di cultura -
sottolinea Dagnoni -. Dobbiamo lavorare su questo per la tutela
della salute e della vita. E' una conseguenza dovuta, come per
le piste da sci, alla quale si arriverà".
L'augurio della federazione è anche che si possano inserire
alcuni divieti come quelli di sorpasso nelle zone 30, in
presenza di un ciclista nella carreggiata opposta e
nell'impossibilità del rispetto della distanza di sicurezza (1,5
m). Tra gli auspici anche quello che venga accolta la proposta
della percorrenza parallela dei ciclisti nelle strade per
aumentare la propria visibilità e che siano inseriti altri
obblighi. Tra quest'ultimi, spicca la dotazione per camion o
mezzi più lunghi di 5,5m, oltre che di rilevatori laterali,
posteriori e negli angoli morti, di strumenti di protezione
degli spigoli che possono creare danni a un ciclista. "La
speranza è che queste idee vengano approvate nella loro
interezza - conclude Dagnoni -. E noi siamo pronti a fare la
nostra parte".
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