Faraoni: "Sogno Van Damme, suono e racconto i sogni di chi vive in povertà. Le ronde in metro? No, perché..."

2 giorni fa 2

Il pugile e kickboxer romano combatte al K1 GP, il più difficile torneo di arti marziali al mondo, e si racconta: "La musica l'ho scoperta coi Queen, volevo essere Brian May. Racconto nelle scuole che il nostro sport non è violento e neppure pericoloso, anche se viene accettato meno di altri. Con Cicalone ho raccontato i quartieri difficili: che sogni hanno i bambini che vivono lì?"

Giulio Di Feo

Giornalista

31 gennaio - 15:22 - MILANO

C'è il maestro cinese di Kung fu che taglia l'aria con le dita, il pugile inglese coi baffi impomatati, il lottatore di capoeira che non capisci se mena con le mani o coi piedi, il russo che se ti prende ti stritola, e alla fine vince sempre Van Damme. Ecco, uscendo dal film ed entrando in una dinamica sportiva con regole, arbitri e stili codificati, una cosa così esiste davvero. Si chiama K1 GP, lo fanno a Tokyo, è un torneo di kickboxing a eliminazione diretta dove gli 8 più forti al mondo combattono la sera stessa e si va di tabellone tennistico finché non ne vince uno solo, e tra questi per il secondo anno di fila c'è un italiano. Mattia Faraoni è romano e come la mano di Mario Brega può essere ferro o piuma: ha un corpo titanico che divide tra boxe e kickboxing, di cui è campione del mondo, e la leggerezza per volare quando sfodera i suoi calci migliori. È anche tanto altro, Faraoni: youtuber, reporter d'inchiesta, chitarrista rock, studente modello, educatore, dirigente sanitario, anche filosofo. 

Cosa arriva prima nella tua vita? 

"Il karate, a 7 anni, c'è una palestra vicino alla scuola e vado a provare. Poi la musica, quando mio padre mi regala il mio primo cd: Greatest Hits 1 dei Queen. Mi cattura, voglio essere Brian May. Poi logicamente arrivano anche i Led Zeppelin, gli AC/DC, il blues...". 

In palestra col kimono a 7 anni ci siamo stati tutti, tu però del combattimento hai fatto una professione. 

"Tutto parte dalla passione, poi l'appetito viene mangiando: inizi a vincere e capisci di poterlo fare ancora. A 15 anni passo dal karate alla kickboxing perché mi innamoro del K1 GP, poi inizio a fare la boxe per migliorare le tecniche di braccia e mi innamoro anche di quella. E mi porto avanti questo dualismo fino a oggi". 

Non solo, nel frattempo ti laurei pure. 

"A 19 anni finisco il liceo e sono campione italiano di kickboxing, ho un'identità sportiva fatta e finita. Ma sento l'incertezza della precarietà, mi dico che mi serve un'alternativa: un atleta ha davanti un percorso aperto, me ne serviva uno compiuto, che potesse darmi un lavoro. Così mi prendo la triennale in radiologia, faccio l'esame per l'abilitazione alla professione e prendo pure la magistrale per diventare dirigente di area tecnico-diagnostica. Ora qualsiasi cosa succeda ho una professione, ecco".

Il K1 GP, dicevi. Come te ne sei innamorato? 

"Ha presente 'La prova' di Van Damme? Ecco, il K1 GP è quella cosa lì, lo lo guardo e sogno di stare al suo posto. Ci cresco coi suoi film, li consumo. Ce n'è uno in cui al centro della storia c'è il titolo di campione Iska, quella sigla mi resta in testa. Iska, Iska, Iska, mi ripeto.... Poi il titolo Iska lo vinco davvero e quando mi mettono la cintura la prima cosa che mi viene in mente è il Mattia bambino che si guarda quel film per la quarantacinquesima volta". 

"Quella cosa lì" insomma... Un film è una cosa e un combattimento vero un'altra. 

"Il torneo l'ha creato Kazuyoshi Ishii, un mito del karate, proprio per decretare quale fosse il fighter più forte del pianeta tra le varie discipline: karate, muay thay, taekwondo, kickboxing. E proprio per questo è difficile" 

Spiegaci le difficoltà. 

"Innanzitutto tutti i partecipanti sono fortissimi, ma questo è intuibile. Poi devi prepararti a tutte le variabili che nel corso di una sera possono capitare. Per esempio, se vinci ma prendi un colpo che ti invalida la strategia per l'incontro dopo? Ecco perché serve un repertorio molto vario. In questo senso essere anche pugile mi aiuta, uso molto i calci ma è una mia scelta precisa, posso switchare tra i due stili quando voglio e per me è un'arma importante". 

Esordisci contro il romeno Stoica, che due anni fa battesti a Torino con due calci che sembrano usciti da un videogioco. 

"Uno dei fighter più pericolosi al mondo, ha un pugno che ti può mettere ko in qualsiasi momento. Lo scorso incontro ha patito la mia imprevedibilità e ha preso un paio di colpi tosti, avrà voglia di rivalsa e comincerà subito a tutta. E un po' lo spero: se parte forte e disinnesco la sua rabbia, psicologicamente per lui si mette male". 

Stili diversi contro: hai mai pensato di passare alle Mma?

 "Concettualmente sarebbe una bella idea, le Mma ora sono mainstream, ma chi cambia rotta lo fa perché non ha più stimoli o perché non è arrivato dove voleva. Io sono campione del mondo, riempio i palazzetti, combatto per la seconda volta nel torneo più importante della storia... sto bene dove sto, insomma" 

Paura e dolore. 

"La paura non è di farti male ma di fallire, di deludere chi crede in te. Al dolore sei allenato, ma i colpi pericolosi non sono quelli che fanno male ma quelli che ti frantumano le certezze. Con entrambe impari a convivere grazie all'esperienza: più vivi una cosa più impari a incanalarla, e non ne subisci gli effetti nefasti" 

Quanto hai guadagnato col tuo primo incontro da pro'? 

"Non me lo ricordo, ma quello che mi è rimasto impresso è il primo sponsor che mi ha fatto una proposta. Mi ha fatto riflettere: questi mi pagano, credono in me, non posso deluderli" 

Sport da combattimento, sport violenti: quante volte l'hai sentita. 

"Ne vado anche a parlare nelle scuole. Il fatto che un fighter venga considerato un violento o un esaltato è un problema culturale. Parto da un concetto base: ogni azione sottratta al suo contesto perde di significato. Se io ora mi spogliassi e rimanessi in mutande tu penseresti che sono pazzo e chiameresti l'ambulanza, se lo facessi al mare sarebbe normale. Ecco, noi facciamo uno sport duro, di contatto, ma la violenza è altrove. Violenza è umiliare o far vergognare chi ti sta davanti, prevaricare, è molto più violento un salotto televisivo tra politici di quello che facciamo noi. Un incontro è un confronto tra artisti marziali con un regolamento e dei sacrifici immani dietro. Sai cosa vuol dire essere stanco e non potersi riposare, avere fame e non poter mangiare, avere sete e non poter bere? Sono istinti primordiali, siamo allenati a controllarli". 

Altra cosa che si sente spesso: è pericoloso. 

"Lo sci non è pericoloso? O il rugby, che peraltro adoro, dove per 80 minuti gente che pesa cento chili viene a contatto in maniera durissima senza protezioni? Perché quello viene culturalmente accettato e su di noi ci sono remore? Comunque qualcosa sta cambiando: come ti dicevo riempiamo i palazzetti, e le views che facciamo online rivaleggiano con quelle della Serie A". 

Parli di views, e sei anche un content creator affermato. Quanto conta oggi per un atleta la presenza mediatica? 

"Solo alle Olimpiadi ti limiti a fare l'atleta, ma per un fighter la risonanza è sempre stata fondamentale. Era così anche in passato, solo che sono cambiati gli strumenti. Sento sempre dire che oggi la boxe è morta perché ci sono di mezzo i social, ma questo sport ha sempre avuto un substrato circense. Ali andò a combattere contro Inoki, una pupazzata, molto peggio quella che veder combattere uno youtuber che magari si fa ogni giorno un mazzo così in palestra. Io produco contenuti social che mi fanno conoscere a un'utenza che poi mi raggiunge nel mio scenario naturale, quello sportivo. Per esempio, se uno mi vede in un video con Cicalone e gli piace il personaggio, poi quando ho un incontro importante mi viene a vedere. E se in una serata di boxe o kickboxing si è divertito magari ne vorrà vedere altre, oppure si iscriverà in palestra".

Parliamone, dei video con Cicalone. Nella serie "Quartieri criminali" sei andato con lui in posti d'Italia dove la gente di solito non va. E se ci va lo fa già con un'idea in testa...

 "Scampia, Zen, Laurentino 38, Ferro di cavallo.... sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto perché non abbiamo cercato sensazionalismo, ma semplicemente di raccontare le storie di chi vive lì, scoprire lati diversi di città che uno pensa di conoscere perché ad andare a Fontana di Trevi e buttare la monetina so' boni tutti. E ho scoperto un'umanità infinita, gente che vive in condizioni di povertà estrema che alla delinquenza manco si sogna di avvicinarsi. Perché quando si parla di Scampia si pensa sempre allo spaccio e mai all'aiuto che serve a queste persone? Che sogni può avere un bambino che cresce tra case fatiscenti e normalizza quel contesto? Ecco, noi ci siamo presi la briga di chiederglielo".

Sempre con Cicalone siete andati in metro per documentare il fenomeno dei borseggiatori. 

"Ecco, da quel tipo di video invece mi sono tirato fuori. Andare in metro due volte alla settimana per andarsi a cercare una diatriba contro chi compie un reato schifoso contro gente inerme non credo si sposi con la figura dell'atleta. E poi è rischioso: il povero Cicalone è stato colpito, e se uno di quelli ti molla una coltellata e ti sputa in faccia? Sono situazioni limite in cui se non intervieni sbagli, se intervieni sbagli..." 

Dai quartieri criminali storicamente sono sempre emersi grandi combattenti. Cosa da a una persona che lo pratica il tuo sport? 

"Ti allena a cavartela coi tuoi mezzi avendo ben presenti limiti e virtù. Ti dà l'autostima, e se non hai quella qualsiasi relazione nella tua vita è compromessa perché la vedi solo come un mezzo per colmare le tue insicurezze. Ti insegna che da solo ce la puoi fare, ti crea una struttura emotiva che di fronte alla difficoltà ti fa stringere i denti e andare avanti. Oggi un ragazzo che non fa sport e che a casa ha la pappa pronta non è pronto ad affrontare una difficoltà, che può essere un lutto, una pena d'amore, una malattia. E ci sono 400 suicidi di media ogni anno in età scolare, per non parlare di chi a quell'età già prende psicofarmaci" 

Che fai se vinci il K1 GP? 

"Corro nudo a piazza del popolo, è la volta buona che mi arrestano... Sai qual è il bello? Che so di poter vincere, non vado là a provarci. Su altri 9 fighter presenti, compresi quelli del match di riserva, tre li ho già battuti" 

Tre fighter che hanno segnato la tua carriera. 

"Andy Hug, karateka, idolo morale e tecnico. Poi Mohammed Ali: il personaggio faceva trash talking, la persona si fece condannare dopo aver rifiutato di combattere in Vietnam perché nessun vietcong, diceva, lo aveva mai chiamato 'sporco negro'. E poi mia moglie, che nella vita ha combattuto tanto, ha perso la madre a cui era legatissima, l'unica persona al mondo col suo stesso sangue. Di fronte a cose così, il K1 GP è una barzelletta"

Leggi l’intero articolo