Easter Jeep Safari, sulle rocce dello Utah spinti dalla passione per il fuoristrada

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Un viaggio in un paese che da decenni è vivo anche grazie alla passione per il fuoristrada e dove Jeep è di casa, con un evento che da sessant'anni attrae appassionati da tutto il mondo.

Giacomo Ruben Martini

5 aprile 2026 (modifica alle 10:14) - MOAB (STATI UNITI)

Il fuoristrada duro e puro è nella sua fase storica più favorevole. Sempre più case automobilistiche, dal premium ai generalisti, si affacciano al mondo dell’off-road autentico, con telai a longheroni, differenziali bloccabili e barre antirollio disattivabili. Ma sarà difficile guadagnare terreno — metaforicamente parlando — rispetto ai marchi storici associati a questo tipo di guida. In tal senso, Jeep è uno dei più radicati, nel mercato globale e più in generale nella società. La prima Willys fu utilizzata durante la Seconda guerra mondiale per le truppe americane e successivamente ha ispirato la Wrangler, un modello popolare oggi riconosciuto come un’icona. Dove non hanno prestato servizio per forze armate o corpi civili, le Jeep sono entrate nei garage di milioni di persone, apprezzate per la loro praticità e robustezza, non solo dagli appassionati ma da chiunque pensi a un fuoristrada. Non a caso, nel linguaggio parlato, Jeep è diventato un nome comune che descrive una tipologia di veicolo fuoristrada. E non è necessario recarsi negli Stati Uniti per comprenderne l’essenza: chi ne acquista una, ovunque nel mondo, sa che è progettata per affrontare superfici più complesse rispetto alla media delle auto, specialmente nelle versioni ottimizzate per il fuoristrada — quelle che Jeep definisce “trail-rated”, ovvero certificate idonee all’off-road dopo aver affrontato prove molto dure.

60 anni di evento

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Eppure, nello Utah esiste un luogo in cui ogni appassionato Jeep, prima o poi, si reca da ogni parte dell'America e del mondo. In particolare nel periodo che precede la Pasqua, la Casa americana organizza l’Easter Jeep Safari. Si chiama Moab, è un paese semi sperduto di cinquemila anime, topograficamente composto da meno di dieci strade e quasi tutte le auto che circolano su di esse sono fuoristrada, gran parte a marchio Jeep. Sorge sul fiume Colorado ed è ovunque circondato da Canyon rocciosi. Questa natura arida e ostile è stata raccontata da Hollywood in molti modi: dai western con John Wayne ai blockbuster come Mission Impossible, nella scena iconica in cui Tom Cruise si arrampica sulle montagne a mani nude. Oppure nella sequenza finale di Thelma e Louise, e ancora in 127 Ore, ispirato alla storia vera di un alpinista bloccato fra queste rocce. Al di là dell’asprezza del luogo, è anche una destinazione turistica dove si possono affrontare percorsi in fuoristrada in relativa sicurezza, grazie all’attenzione e alla cura del territorio da parte degli organizzatori locali. Qui da 60 anni si tiene un evento in cui i proprietari di Jeep affrontano i passi rocciosi e mettono a confronto le proprie vetture.

c'è una cultura

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Quello che li lega è un approccio quasi tribale, fatto di simboli — paperelle, adesivi, riconoscimenti — e di una rivalità goliardica e rispettosa con gli appassionati di altri marchi di fuoristrada, che frequentano Moab. La città vive anche di questo. Non è sempre stato così. Negli Anni 50 il fuoristrada qui era una necessità: l’uranio era il nuovo oro e su queste montagne ne furono scoperti giacimenti. La guerra era finita da pochi anni e le Willys dismesse dall’esercito americano erano il mezzo ideale per raggiungere le miniere, dove al posto delle strade c’erano solo rocce. Moab da piccolo borgo divenne una cittadina, ma questo boom durò poco. Il modo per evitare l’abbandono fu trovato proprio nel fuoristrada: da esigenza pratica, diventa un’esperienza turistica. Nascono percorsi dedicati, agenzie che organizzano escursioni, attività di noleggio, officine specializzate e negozi legati al mondo del 4x4. E naturalmente negozi di souvenir con magliette, adesivi e gadget a tema Jeep. 

il laboratorio di jeep

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Jeep utilizza questo contesto per rafforzare il legame con la propria community: osserva le preparazioni degli appassionati, raccoglie feedback sulle vetture, presenta nuovi prodotti e soprattutto porta ogni anno automobili sperimentali. Sono concept car a tutti gli effetti, pensate per sviluppare e testare nuove tecnologie, materiali e soluzioni stilistiche, oppure per celebrare la storia del marchio e offrire uno spettacolo a chi partecipa. Con una sottile differenza: queste vetture non vengono esposte in un salone, ma sono guidate nelle condizioni più dure. Fra le più particolari presentate quest’anno c’è la Wrangler Striker: non ha nulla a che vedere con un’auto di serie, ma è una vettura da competizione con telaio tubolare, ruote da 42 pollici e un motore V8 da 800 cavalli. Un esercizio che mostra come anche nel fuoristrada il motorsport possa diventare terreno di sviluppo per soluzioni che, in una forma diversa, potrebbero arrivare sulle vetture di serie.

i materiali del futuro

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Diverso il discorso per la concept Anvil, che parte da una Wrangler ma introduce un livello di raffinatezza superiore. Lo stile retrofuturistico richiama la Wagoneer degli Anni 70, con una carrozzeria in configurazione wagon e una vernice verde petrolio. Sotto il cofano c’è il V8 da 6,4 litri della Wrangler di serie, mentre gran parte della carrozzeria è realizzata in fibra di carbonio: un materiale leggero ma anche flessibile, caratteristica utile nel fuoristrada, dove il contatto con rocce e terreno è frequente. Tutti questi concept contribuiscono ad arricchire lo sviluppo del prodotto Jeep, anticipando soluzioni che nel tempo possono trovare spazio sulle auto di serie. Molte delle tecnologie studiate a Moab, dove designer e tecnici si recano più volte l’anno per testarle direttamente sul campo, sono già arrivate alla produzione.

l'icona 4x4

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L’esempio è l’ultima generazione di Jeep Wrangler, che anche nella sua versione standard rappresenta una base estremamente solida. Guidandola si comprende subito lo spirito Jeep: una vettura capace di trasmettere libertà e divertire anche a basse velocità, grazie a una carrozzeria modulare che permette di viaggiare a cielo aperto con tetto in tela o hardtop smontabile. Che si tratti del parco quattro cilindri 2 litri o dell’esuberante V8 da 6,4 litri, la sensazione è sempre quella di potenza e maneggevolezza anche nelle situazioni più impegnative. Anche chi non ha esperienza in fuoristrada, con la giusta tecnica e il supporto dell’elettronica, riesce ad affrontare percorsi complessi. E su strada continua a farsi notare, anche grazie a un design iconico che gli appassionati amano personalizzare. 

fino alla vetta

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Pur essendo ulteriormente ottimizzabile per l’off-road con accessori Mopar, nella configurazione di serie ci ha portato senza difficoltà sulla vetta del Porcupine Rim, uno dei percorsi più lunghi e impegnativi di Moab, che raggiunge i 2.074 metri di altitudine e offre una vista aperta sul Negro Bill Canyon. In un luogo come questo si chiude un cerchio che parte dai prototipi e arriva alla produzione. Auto diverse per concezione e utilizzo, ma accomunate dalla stessa esigenza: affrontare terreni difficili, per necessità o per piacere. Jeep, e la Wrangler in particolare, continuano a muoversi esattamente su questa linea. E una parte di questo risultato passa proprio da Moab.

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