È scomparso Edgar Morin: il filosofo e antropologo francese aveva 104 anni

12 ore fa 2

È stato il teorizzatore della "complessità": nessun fenomeno è semplice in quanto organizzato al proprio interno e collegato con altri fenomeni all’esterno

Andrea Fiori

30 maggio 2026 (modifica alle 14:11) - MILANO

Edgar Morin si è spento a Parigi ieri, 29 maggio, all'età di 104 anni e a un passo dalle 105 candeline, che avrebbe spento l'8 luglio. A darne l'annuncio è stata la moglie, Sabah Abouessalam Morin, confermando la scomparsa di un uomo che ha attraversato un secolo di storia rimanendo attento alle sfide del mondo fino ai suoi ultimi giorni. Nato come Edgar Nahoum, lo studioso francese lascia dietro di sé una vita straordinariamente feconda e un'eredità culturale immensa, scandita da più di 100 opere, dalla fondazione di riviste chiave come Arguments e Communications (creata insieme a Roland Barthes) e coronata da altissimi riconoscimenti, tra cui la nomina a Cavaliere di Gran Croce della Legion d'onore e ben 22 lauree honoris causa in tutto il mondo.

 Premiere during the 14th Marrakech International Film Festival on December 11, 2014 in Marrakech, Morocco.  (Photo by Dominique Charriau/Getty Images)

È morto il filosofo edgar Morin: aveva 104 anni

—  

La sua stessa esistenza è stata un mezzo miracolo fin dalla sua nascita: come ha sempre raccontato lui stesso era venuto alla luce l'8 luglio 1921 quasi privo di vita, emettendo il primo vagito solo dopo mezz'ora di tentativi del medico, poiché la madre Luna Beressi soffriva di una grave lesione cardiaca che rendeva la gravidanza un rischio mortale. Un legame profondo, quello con la madre, reciso bruscamente prima dei suoi dieci anni da un malore improvviso in treno che se l'era portata via; un trauma che lo segnerà per sempre, ispirando la sua prima opera antropologica, L'uomo e la morte (1951).

Cresciuto in una famiglia ebrea secolarizzata, dunque dove il nucleo familiare riconosceva la propria appartenenza ebraica per storia, cultura e identità, ma non praticava attivamente la religione e non osservava i precetti tradizionali, fu durante la Resistenza contro i nazisti che scelse di cambiare il proprio cognome nell'ormai celebre pseudonimo "Morin".

il filosofo della "complessità"

—  

Il suo percorso intellettuale e politico è stato guidato da uno spirito libero e fieramente indipendente. Iscritto al Partito Comunista Francese dal 1941, quando partecipava alla Resistenza, ne venne espulso dieci anni dopo per il suo netto rifiuto dei dogmi stalinisti, un'esperienza poi sviscerata nel volume Autocritica del 1959. Da allora, la sua carriera si è intrecciata indissolubilmente con il Cnrs (il Centro nazionale della ricerca scientifica francese, in cui entrò nel 1950) di Parigi, dove ha studiato i fenomeni di massa per quasi quarant'anni.

Ma il suo vero capolavoro resta la teorizzazione della "complessità": attraverso pietre miliari come Il paradigma perduto (1973), i sei volumi de Il Metodo (dal 1977) e i saggi dedicati al destino dell'Europa e all'educazione dei giovani — tra cui La testa ben fatta (1999) —, Morin ha lottato una vita intera per unire i saperi, convinto che l'essere umano sia, nello stesso tempo, un bizzarro e affascinante groviglio di ragione e passione.

Leggi l’intero articolo