È possibile seguire un'auto tracciando i sensori degli pneumatici

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I sensori Tpms nascono per la sicurezza stradale, ma sono un problema per la privacy dei guidatori

Giuseppe Croce

11 marzo - 19:24 - MILANO

Un recente studio condotto dall'Imdea Networks Institute di Madrid ha fatto emergere grossi rischi per la privacy di milioni di persone in tutto il mondo. La causa è legata al sempre più frequente utilizzo dei sensori di pressione degli pneumatici, noti come Tpms (Tire Pressure Monitoring System). Questi dispositivi, concepiti per migliorare la sicurezza stradale, sono diventati obbligatori nell'Unione Europea su tutte le auto di nuova immatricolazione a partire dal novembre 2014. Tuttavia, la ricerca dimostra come le loro trasmissioni radio possano essere intercettate e sfruttate per spiare in modo continuo e silenzioso i movimenti dei veicoli all'insaputa dei conducenti.

TPMS: COME FUNZIONA

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Il sistema Tpms è un dispositivo progettato per monitorare costantemente la pressione di gonfiaggio delle gomme, avvisando tempestivamente il conducente in caso di perdite attraverso segnali visivi o acustici sul monitor di bordo. Nello specifico, ci si riferisce al cosiddetto Tpms "diretto" (dTpms), ovvero quello dotato di sensori fisici alimentati a batteria e montati su ogni singolo pneumatico, direttamente sul cerchione o sulla fodera interna della gomma. Questi sensori misurano con precisione la pressione e la temperatura, trasmettendo poi regolarmente le informazioni in modalità wireless alla centralina elettronica di rilevamento (Electronic Control Unit, o Ecu) situata all'interno del veicolo. In caso di scostamenti critici dalla pressione ottimale, la centralina fa scattare l'allarme.

RISCHI PER LA PRIVACY

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I rischi per la privacy esposti nello studio spagnolo derivano dal fatto che i sensori Tpms comunicano con la centralina inviando segnali radio in chiaro, senza alcun tipo di crittografia o protezione. Inoltre, ogni sensore trasmette un identificativo univoco (ID) che rimane fisso e immutabile per tutta la durata vitale del sensore. Questo permette a chiunque sia dotato di un semplice ricevitore radio a basso costo (acquistabile per circa 100 euro) di intercettare il segnale radio a distanze che superano i 50 metri, anche in assenza di contatto visivo con il veicolo e attraverso i muri. Le implicazioni pratiche per lo spionaggio sono notevoli. Sfruttando il metodo descritto nello studio, malintenzionati potrebbero posizionare dei ricevitori nascosti lungo le strade per spiare i movimenti di una persona e ricostruirne l'intera routine quotidiana. Ad esempio, sarebbe possibile dedurre con precisione l'orario in cui un lavoratore arriva e lascia l'ufficio, scoprire i suoi percorsi abituali per frequentare un corso universitario serale, o capire se il venerdì lavora in modalità smart working. O, molto più banalmente, sarebbe possibile tracciare gli spostamenti delle auto di due presunti partner per scoprire se hanno una relazione extraconiugale e dove si frequentano. I ladri d'appartamento potrebbero mappare le abitudini di un intero quartiere residenziale, capendo esattamente quando le famiglie sono assenti per introdursi nelle case indisturbati. Allo stesso modo, attori ostili avrebbero la possibilità di tracciare le visite mediche di cittadini privati o, addirittura, spiare gli spostamenti di ufficiali militari e agenti di polizia.

SERVONO NUOVE REGOLE

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Di fronte alla gravità della minaccia, i ricercatori mettono in luce l'urgenza di imporre un nuovo standard di sicurezza informatica per i sensori Tpms. Sebbene a livello globale siano state recentemente approvate nuove direttive sulla sicurezza informatica dei veicoli (come la Unece R155), al momento il sistema Tpms è escluso da questi processi di certificazione. Risulta quindi fondamentale che le case automobilistiche e i legislatori intervengano al più presto per riprogettare questi dispositivi, introducendo meccanismi di crittografia e di offuscamento dei dati per le comunicazioni wireless. Senza nuove regole mirate, un sistema nato per proteggere la sicurezza stradale rischia di trasformarsi definitivamente in uno strumento di sorveglianza invisibile e di massa.

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