Durante la sua carriera è stato anche regista, sceneggiatore e ha scritto il celebre brano "Maracaibo"
Andrea Fiori
29 marzo - 12:06 - MILANO
Il mondo dello spettacolo piange la scomparsa di David Riondino, spentosi questa mattina a Roma all'età di 73 anni dopo aver affrontato con discrezione una lunga malattia. L'annuncio, dato dall'amica Chiara Rapaccini, segna la fine di un percorso artistico unico, caratterizzato da una curiosità intellettuale incessante. Con lui scompare un sognatore che, fino all'ultimo, ha lavorato alla creazione della Scuola dei Giullari, un progetto ambizioso volto a tramandare l'arte della composizione orale e della canzone d'autore alle nuove generazioni. Lascira la moglie Giovanna Savignano (con la quale si era sposato nel 2012) e la figlia, Giada, nata nel 1974 da un precedente matrimonio con Gaia Gualtieri. I funerali saranno celebrati martedì 31 marzo, alle 11, nella chiesa degli Artisti di piazza del Popolo a Roma.
david riondino è morto a 73 anni
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Nato a Firenze nel 1952, Riondino ha iniziato il suo cammino artistico negli anni Settanta come cantautore impegnato, per poi esplorare ogni forma di espressione creativa. La sua impronta è ovunque: ha firmato il tormentone intramontabile Maracaibo, ha nobilitato la satira televisiva in programmi storici come il Maurizio Costanzo Show e Quelli che il calcio, e ha stretto sodalizi indimenticabili con colleghi del calibro di Dario Vergassola, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti e Stefano Bollani. La sua capacità di spaziare dal teatro d'avanguardia alla comicità popolare lo ha reso un volto familiare e stimato da un pubblico trasversale.
una "commistione perfetta" tra arti
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Riondino non si è mai limitato a un solo genere, preferendo definire la sua arte come una "commistione perfetta" tra scrittura, musica e disegno. Oltre ai successi sul palco e sul grande schermo (come nel film Kamikazen), Riondino ha ricoperto ruoli di prestigio come consulente artistico e ha collaborato con menti eccelse come Piergiorgio Odifreddi. La sua filosofia di vita metteva al centro l'onestà verso sé stessi, un valore che lo portava a considerare l'arte come lo strumento per dare forma all'invisibile, dalle intuizioni sociali ai sentimenti più intimi.
la censura sulla rai
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L'esperienza televisiva di Riondino, divisa tra le reti Rai e Mediaset, lo ha portato a scontrarsi frontalmente con il muro della censura nel 2003, quando il programma Raiot di Sabina Guzzanti fu rimosso dai palinsesti dopo un solo episodio. Commentando l'accaduto, l'artista evidenziò come, in un clima di forti tensioni politiche e sotto un governo esperto di comunicazione, le voci libere venissero percepite come una minaccia. Tuttavia, Riondino sottolineò una dinamica sottile: il blocco non arrivava sempre per ordine diretto dei vertici, ma spesso a causa dell'eccesso di zelo dei funzionari. Questi ultimi, diventando "più realisti del re", finivano per attuare una forma di controllo preventivo, svolgendo di fatto il lavoro sporco per conto del potere.









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