Il destino di KD, splendido da veder giocare ma incapace di fare gruppo. Polemico e individualista, non riesce a incidere positivamente
Non ha funzionato neanche a Houston. Kevin Durant in Gara 6, quella dell’eliminazione dei suoi Rockets al primo turno dei playoff contro Los Angeles, neanche era sul parquet, infortunato alla caviglia sinistra. Seduto in panchina con indosso una felpa scura come l’umore di chi tifa per i texani, deludenti nella partita decisiva e in assoluto nella serie persa coi Lakers privi di Luka Doncic. Durant ha giocato solo Gara 2 ai playoff 2026, saltando le altre cinque sfide. Però questo non è il caso in cui gli assenti hanno sempre torto. Anche con lui, che in stagione regolare ha giocato 78 delle 82 gare in calendario, i Rockets avevano deluso. Tanto, troppo. Non necessariamente lui, che ha sfoggiato 26 punti di media tirando col 52% dal campo, roba da stropicciarsi gli occhi per un 37enne. Però ha deluso Houston con lui primo riferimento. La storia si ripete: da uomo franchigia non funziona, non ha funzionato da nessuna parte per risultati di squadra. Negli ultimi anni disastri in serie, semmai. Ovunque. E così Houston, di cui era stato il colpo di mercato la scorsa estate, pensa di scambiarlo 12 mesi dopo. Dove potrebbe finire in caso d’addio?
risultati storti
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I risultati parlano chiaro. Da uomo franchigia, da quando ha lasciato Golden State, la squadra di Steph Curry, per dimostrare di saper vincere il titolo pure da riferimento in campo e fuori dopo i due trionfi da Warrior, è stato un susseguirsi di flop. A Brooklyn nel 2021 i Nets con lui, Kyrie Irving e James Harden, non sono andati oltre il 2° turno playoff. Brooklyn puntava alle Finals. Nel 2022 i Nets sono usciti al primo turno perdendo 4-0. Nel febbraio 2023 è stato scambiato, Brooklyn s’è arresa al fallimento del progetto “tutto e subito”. Durant ha cambiato città. S’è trasferito a Phoenix, ambiziosa e reduce dai successi con Chris Paul. Due anni e mezzo in Arizona e il bilancio è stato persino più striminzito rispetto a quello della Grande Mela: secondo turno fatale nel 2023, primo turno con “cappotto” subìto nel 2024 e mancata qualificazione playoff nel 2025. Ora il 2-4 patito con Houston contro i Lakers del 41enne LeBron. E Houston è passata da testa di serie n.2 dell’Ovest senza di lui alla quinta con lui. Perché?
incastro sbagliato
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Perché non è e non sarà mai un uomo squadra. Meraviglioso solista, ma tant’è. Realizzatore con pochi paragoni nella storia Nba, ma non gli chiedete di essere il leader del gruppo squadra. Troppo egocentrico e conflittuale. Lo ribadisce la storia dei profili falsi sui social media, su X, dai quali attaccava ferocemente i compagni di squadra, Alperen Sengun, il centro presunto uomo franchigia del futuro e Jabari Smith, scelta n. 3 del Draft 2022. Durant non riesce a tirare fuori il meglio dai compagni di squadra sia tecnicamente, è “programmato” da terminale offensivo, non da facilitatore, che caratterialmente. Vede tutti come intralci sul cammino, persino se hanno la stessa maglia. Ai Thunder aveva pugnalato alle spalle Russell Westbrook, l’uomo franchigia in spogliatoio, da capopopolo, e nella comunità di Oklahoma City. Dove Durant non ha vinto il titolo con di fianco Westbrook e Harden. Splendido da vedere per eleganza, tecnica e efficacia se c’è da muovere la retina, ma se gli si chiede di più diventa l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Ovunque. Tutto da rifare, insomma. Dove?
il futuro di kd
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Durant ha ancora due anni di contratto con Houston, il secondo via opzione del giocatore, e 90 milioni di dollari garantiti. Tanti, a settembre compirà 38 anni. Se Houston decidesse che non ci sono margini di riconciliazione con gli altri elementi chiave dello spogliatoio – l’incontro tra soli giocatori post caso profili falsi ha funzionato pochino a giudicare dall’assenza di empatia palese e reciproca sul parquet – che non ci sono i margini per prolungare la storia assieme, dove potrebbe mandarlo senza che Durant faccia i capricci, rifiutando la destinazione? Miami è più di una voce. Gli Heat fanno più fatica di Durant ai playoff da quando hanno lasciato partire Jimmy Butler, Pat Riley non vorrebbe uscire di scena in modo anonimo e a Adebayo uomo franchigia vincente non crede nessuno. Se dunque da South Beach proponessero un pacchetto di contropartita ben infiocchettato la trade potrebbe funzionare. Giocare a Miami non dispiace a nessuno. Se Milwaukee dovesse perdere Giannis Antetokounmpo, come probabile, portare in Wisconsin KD potrebbe far mandar giù la pillola ai tifosi Bucks, ma lui accetterebbe la destinazione? Improbabile. Passo indietro per valore di squadra. La suggestione, siccome Durant medita di giocare a lungo, è che prima o poi chiuda con la maglia di Seattle, la sua prima Nba. La città è destinata a rientrare, ma Durant farà in tempo?
futuro rockets
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Anzitutto devono decidere cosa fare con Ime Udoka. Che è reduce da due anni da 52 vittorie in stagione regolare, ma pure da due eliminazioni al 1° turno di playoff. In questa stagione I Rockets sono stati mediocri, 22-23 di record, in gare decise in volata e non hanno mai avuto un’anima tecnica. Pessimi in attacco, i 78 punti di Gara 6 contro i Lakers, raccontano tutto. L’arrivo di Durant ha tolto l’identità “difesa e atletismo” ai texani. Mancava un realizzatore da ultimo tiro, ma con KD il turco Sengun ha avuto meno possessi offensivi cruciali, sfiduciato. Udoka rischia la panchina. Fred Van Vleet ha un’opzione di rinnovo annuale da 25 milioni di dollari che verosimilmente eserciterà e tornerà dunque da regista titolare dopo l’infortunio. Tari Eason è in scadenza di contratto, i Rockets possono pareggiare le offerte della concorrenza, ma non vogliono offrirgli la luna. Non hanno una scelta di primo giro al Draft 2026, solo la 53. Ma il primo pensiero ora è per il numero 7. Dargli un’altra possibilità o salutarlo? Domanda complicata.











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