L'allenatore ha cominciato nella Juve Primavera, dove ha sfornato numerosi talenti. Da calciatore in bianconero ha vissuto due crisi finendo fuori dal progetto sportivo
Fabio Grosso a Sassuolo-Juve farà 400 panchine. Forse un segno del destino, considerato che il primo club a dargli fiducia da allenatore è stato quello bianconero: alla primissima esperienza nell’estate 2013 da vice di Andrea Zanchetta in Primavera, un anno dopo promosso al ruolo di prima guida degli Under 19. “Mi fa strano – ha ammesso l’allenatore del Sassuolo, che per la prima volta sfida la Juve da avversario -, mi sembra di essere sempre all’inizio: l’adrenalina e la passione sono sempre al massimo, è una cosa che fa notare che il tempo passa”.
maestro di calcio
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L’avventura di Grosso alla Juve non è stata troppo fortunata nei risultati di campo (finali di campionato e Coppa Italia perse nel 2016) ma si è rivelata preziosa ai fini di una sterzata netta che il club ha deciso di dare nella valorizzazione dei propri giovani. Al netto del successo al Viareggio (finale vinta per 3-2 sul Palermo) nel 2016, in quel periodo la Juve ha deciso infatti di dare una maggiore continuità alla valorizzazione dei giovani trovando una collocazione idonea a chi non era ancora pronto al salto tra i grandi, così da evitare di disperdere il talento costruito in casa: da qui la nascita del progetto Club 15 ideato dall'ex direttore Federico Cherubini - negli anni successivi gestito anche dall'attuale ds Marco Ottolini -, che consisteva nella costruzione di una rete di collaborazione con club che potessero anche ospitare in prestito dei talenti non ancora pronti alla Serie A (è stata l'origine delle riflessioni che hanno portato alla seconda squadra).
formatore di talenti
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I risultati del buon lavoro di Grosso da allenatore della Juve Primavera, dal 2014 al 2017, sono più che tangibili alla conta dei calciatori che oggi sono in massima serie. A partire dal capitano di quel gruppo, Filippo Romagna, che ora è un giocatore del Sassuolo e a capo di una comitiva ben più ampia: Audero che è il portiere della Cremonese, Lirola del Marsiglia, Kastanos del Verona, Vogliacco del PAOK Salonicco, Rogerio del Wolfsburg, Leris del Pisa, Kean e Nicolussi Caviglia della Fiorentina sono quelli che guidano il gruppone dei giocatori che sono diventati professionisti. Non un caso che più volte il nome di Grosso è saltato fuori anche nelle candidature per la panchina della Next Gen.
grosso juventino
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La storia di Grosso alla Juve si è sviluppata sostanzialmente in due momenti e non sono mancate le crisi: le principali, da calciatore, si sono consumate nell’estate del 2010 e in quella del 2011, quando si è ritrovato fuori rosa perché non più in linea al progetto del club che lo aveva riportato in Italia all’agosto del 2009 all’ultimo giorno del mercato (pagato un paio di milioni). Venne coinvolto abbastanza alla sua prima stagione a Torino (36 presenze e 2 gol) ma l’anno dopo finì fuori lista a settembre, per poi rientrare a causa dei tanti infortuni nella zona di sua competenza (21 gettoni tra campionato e Coppa Italia). Mentre a inizio della stagione successiva, nonostante due presenze concesse da Conte a settembre, finì la stagione da separato in casa fino alla cessione estiva.








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