Dramma Bari, è Serie C: dalla promozione sfiorata alla retrocessione in soli tre anni

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Nel giugno 2023 i pugliesi sono arrivati a 120 secondi dalla promozione. Poi, il crollo: tra acquisti sbagliati, tifosi in rivolta e continui cambi di allenatore. Così i pugliesi sono retrocessi sul campo per la prima volta dal 1983

22 maggio - 22:52 - MILANO

Ora il dramma è compiuto. Dopo un campionato passato sul filo della zona retrocessione, il Bari ora è ufficialmente in Serie C. Serviva vincere al Druso, nel ritorno del playout contro il Sudtirol dopo lo 0-0 del San Nicola. E, invece, i pugliesi non sono nemmeno riusciti a segnare, replicando il risultato dell'andata che premia gli uomini di Castori meglio piazzati in classifica. È il regolamento, bellezza. Però quello che fa specie - più che il risultato - è l'atteggiamento degli uomini in maglia biancorossa. Nessun sussulto, neanche un'azione degna di nota in 180 minuti. Giusto un palo esterno di Rao nel primo tempo e una deviazione sporca di Gytkjaer nel finale. Troppo poco per mantenere la categoria contro un Sudtirol che, perlomeno, ci ha provato, chiamando più volte al miracolo Cerofolini e vedendosi annullare un gol dal Var. Ma i playout sono lo specchio di una stagione passata a vivacchiare, senza provare mai a fare il passo in più. L'atteggiamento che i tifosi rimproverano alla presidenza De Laurentiis, contestata da anni in un San Nicola spesso spettrale. Fattore questo che, indubbiamente, non ha aiutato una squadra già costruita male e mai realmente corretta sul mercato. Oggi il Bari è sprofondato nell'incubo, ma tre anni fa è stato a un passo dal sogno...

sliding doors

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Le porte scorrevoli della storia biancorossa ci riportano all'11 giugno 2023 quando stava per concretizzarsi il grande ritorno del Bari in Serie A. Un evento atteso da 12 anni, sfumato sul più bello, a 120 secondi della fine, per un'incornata di Pavoletti. Il verdetto è crudele, il San Nicola gelato: Claudio Ranieri, allenatore del Cagliari, corre sotto il settore ospiti e fa gesti plateali. "No, no, i tifosi del Bari meritano applausi, non sfottò". Un gesto da Signore e la s maiuscola non è un errore di battitura. Quel momento però ha segnato l'inizio di un tracollo verticale, che ha portato - nel giro di pochi mesi - i pugliesi a cambiare quattro allenatori (Mignani, Marino, Iachini e Federico Giampaolo). Un caos totale che ha relegato i biancorossi - partiti come seri candidati alla promozione - a giocarsi i playout per evitare la retrocessione in C. In quel caso scongiurata dal successo nel doppio confronto con la Ternana. Salvezza e tabula rasa: via il ds Polito (sostituito da Magalini) e nuovo progetto tecnico affidato a Moreno Longo. Alla fine - dopo un mercato fatto di prestiti e seconde scelte - sarà un deludente nono posto. Senza infamia e senza lode, con i playoff lontani quattro punti. 

l'inferno della c

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E poi arriva la stagione attuale, quella del disastro. Il progetto riparte da un nuovo allenatore, Fabio Caserta, e da una rosa ancora una volta rivoluzionata. Ma dura ben poco. Appena 13 partite, poi l'esonero: dentro Vivarini, che però non riesce a invertire la china e viene cacciato dopo appena 7 partite. A gennaio salta anche il ds Magalini, ma la scossa non arriva. In panchina viene richiamato Moreno Longo, che nel finale di campionato prova a salvare il salvabile. Quando, alla penultima giornata, i pugliesi agganciano i playout, la speranza sembra tornare. Il Bari può ancora salvarsi: l'ostacolo Sudtirol non sembra poi così insormontabile. E, invece, è un encefalogramma piatto. Di idee, di occasioni, di stimoli. Un doppio 0-0 che conferma quanto di poco il Bari ha fatto in stagione: 18 sconfitte in 40 gare con sole nove vittorie e dodici pareggi (playoff compresi). Troppo poco. Il Bari retrocede in Serie C sul campo per la prima volta dal 1983. Ci ritorna per la prima volta dal 2019, quando De Laurentiis prese la squadra dalle ceneri del fallimento. Allora per tornare in Serie B ci vollero tre anni. Oggi chissà. 

La Gazzetta dello Sport

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