Douglas Luiz, Abraham, Digne, Bailey: da noi solo flop e polemiche, oggi tornano con l'Aston Villa

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Nei Villans che affrontano il Bologna nei playoff di Europa League quattro che in Italia non hanno lasciato il segno. "Preparate i popcorn", disse il giamaicano quando arrivò a Roma, poi...

Giorgio Burreddu

Collaboratore

9 aprile - 08:23 - MILANO

Il buono (Digne), il lungo (Abraham, è alto uno e novantaquattro), il cattivo (Douglas Luiz). E aggiungiamoci anche la meteora, Leon Bailey, perché non siamo in uno spaghetti western. Però qualcosa d’italiano ce l'hanno pure loro: un’ex. Squadra, s’intende. Cominciamo da Douglas Luiz. La sua love story con la Juventus è durata 27 partite (coppe comprese), qualche fischio, molte critiche e tanti soldi spesi. Era il 2024, luglio. Era arrivato per restare. Si era portato dietro anche Alisha Lehmann, la campionessa fidanzata. Joga bonito, caro Luiz. Thiago Motta, da poco nuovo allenatore e profeta dei bianconeri, si era ritrovato questo brazileiro tutto gioco solitario, molto fumo e niente arrosto. Cose, insomma, da dover gestire. Uh, sacrilegio: un giocatore che dribbla. No: panchina. Infatti la prima di campionato, mentre tutta la Juve aspettava di vedere questo sublime compiersi a centrocampo, Thiago lo relegò in panca. Di Douglas, un nome da profumeria, 27 anni, centrocampista, aveva colpito la storia. “Arrivo dalla favela e ce l’ho fatta”, diceva. Cresciuto in strada, tra la polvere e la speranza, è lì che Douglas Luiz aveva imparato “a essere uomo”. Suo padre, Edmilson, che tutti chiamano Bigode per via dei baffi, non lo ha mai lasciato solo. “Ai miei genitori devo tutto”, ha raccontato Luiz. Il primo passo della sua carriera era stato con il Vasco da Gama. “Nei primi mesi per andare al campo dovevo pagare il biglietto per l’autobus. E’ stato complicato”. Ancora più complicato, però, è stato il passo d’addio alla Juventus. Fecero i conti: Luiz era costato alla Juve 50 milioni o 700mila euro a partita. Oppure 21mila euro al minuto. Fate voi. Ma più dei soldi, era costato il fegato: vedi i due rigori in 5 giorni causati contro Lipsia e Cagliari. Lasciò il suo testamento su Instagram: “Non sono venuto qui solo per pubblicare foto e voglio che le cose siano diverse. Perché un acquisto come il mio non ha giocato due partite consecutive con questa maglia? Gli infortuni mi hanno ostacolato, sì. Ma per quanto tempo sono rimasto in panchina mentre ero in salute? Molto”. È tornato in Premier, da dove era venuto.

la parabola di Abraham

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Bologna-Aston Villa è anche un viaggio in Italia per questi quattro oggetti non identificati della Serie A. Da Douglas Luiz a Digne passando per Bailey. C’è chi non ha lasciato il segno. E c’è chi ha fatto il massimo ma non ha convinto (o non è riuscito a farlo sempre). Vedi Tammy Abraham, 28 anni, attaccante. Era arrivato scelto da sua maestà Mourinho. Se non fosse che il portoghese ottiene sempre ciò che vuole, forse Abraham a Roma non ci sarebbe andato. Veniva dal Chelsea, sognava grandi cose. E la Serie A sembrava abbastanza grande per accoglierlo. Era il 2021. All’inizio aveva promesso scintille: qualche gol e tantissimi pali colpiti (sette). “Non mi aspettavo che potesse essere così difficile il campionato italiano. I calciatori sono molto intelligenti e per il modo di giocare in Italia la difesa è molto importante. Quindi per me si trattava di capire anche l’altra parte. In Inghilterra siamo abituati ad attaccare, attaccare, attaccare, e devo imparare l’altra strada, come rompere le difese avversarie”. Benissimo la prima stagione (27 gol) con la vittoria delle Conference League (segnò anche in semifinale). Così così la seconda. Poi il calo. L’Olimpico è un’opera-mondo: contiene tutta la grandezza del calcio. E se ti fischia, so’ guai. Ad Abraham accadde contro il Torino. E giù Mou a dar mazzate: “Devi dare tutto in campo ogni giorno, ogni allenamento, ogni partita: puoi giocare bene, male, sbagliare. Se sbagli con me, al massimo penso che sei scarso. Un’altra cosa è l’atteggiamento: ma che appoggio psicologico? Corri amico, fai duelli individuali, sbaglia, crea problemi”. Abraham rispose via social, al suo allenatore e soprattutto al popolo giallorosso: “Meritate di più ed è quello che io e la squadra vi daremo dopo la sosta”. Non è mai più decollato davvero.

il caso digne 

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A qualche anno prima risale il passaggio in A di un altro giocatore, anche lui transitato dalla Capitale: Lucas Digne. Francese, 32 anni, difensore, quando arrivò in giallorosso c’era Rudi Garcia (che lo aveva anche allenato al Lille). Subito gli fecero notare che l’ultima volta che la Roma aveva vinto lo scudetto, nel 2001, c’era un altro francese sulla fascia: Vincent Candela. Eh, corsi e ricorsi. Digne, figuriamoci, non si tirò indietro, perché c’è anche chi li ama i paragoni. “Ho letto che Vincent ha commentato positivamente il mio arrivo e lo ringrazio, mi fa piacere che sia stato molto gentile nei miei confronti. Spero di vincere anch’io come lui qui a Roma, posso promettere di dare il massimo per questo club”, aveva detto. Era arrivato nel 2015, a gennaio, dal Psg. Parigi è bella, ma è meglio giocare di più. “Non avevo molto spazio e così me ne sono andato”. Ha concluso l’esperienza romanista con 42 presenze, tre gol e quattro assist. A Roma, sia chiaro, c’è ancora chi lo rimpiange. Ha giocato nel Barcellona vincendo una Liga, due Coppe di Spagna e una Supercoppa spagnola. Poi è andato all’Everton e ci è rimasto quasi quattro stagioni. Rafa Benitez, l’allenatore, lo aveva accusato di fare solo i suoi interessi. E così ha rifatto le valigie e nel 2022 si è trasferito all’Aston Villa. Buone cose nelle prime stagioni, e anche quest’anno sta facendo il suo. Tiziri, sua moglie, è una influencer laureata in legge con una passione per la comunicazione. I due si erano conosciuti al liceo. “Sento di stare giocando il miglior calcio della mia carriera. Sono un calciatore felice, un uomo felice e un padre felice. Amo quello che faccio e voglio solo godermi al massimo ogni momento”.

Bailey e roma by night

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Confuso e infelice, sempre a Roma, era invece Leon Bailey. Altro che vacanze romane. Il giamaicano, 28 anni, attaccante, arrivò in prestito proprio dall’Aston Villa con delle buone credenziali. Sì, quelle di suo padre: “Con Bailey in campo la Roma toccherà vette mai viste, preparate i pop corn”. Ha saltato 17 partite per infortunio sulle 24 a disposizione. E’ partito titolare solo contro il Sassuolo prima di essere sostituito ad inizio primo tempo. Mai dire gol. Infatti su 7 apparizioni in Serie A, Bailey non ne ha fatto manco uno. L’ex attaccante del Leverkusen non ha mai superato un’ora di gioco ricevendo anche due bocciature clamorose: Gasperini lo ha spedito fuori sia col Parma che con la Juve a pochi minuti dal suo ingresso in campo. E poi vida loca, Roma by night è così tentacolare. Si presentò con “l’urlo di Rocky” (cit.), le treccine, l’orecchino luccicante, la gente che urlava e lui che alzava le braccia al cielo. Insomma, tutto il campionario del giocatore perfetto. Sì, ma per un’exit strategy in inverno. Uno su Facebook azzeccò il tiro: “Ma solo a me dà l’idea dell’ennesimo pippone?”. Lo chiamavano “nuovo Lookman”, un giocatore offensivo votato alla libertà, al coraggio, all’incredibile. Quando è andato via per tornare all’Aston Villa nessuno si è chiesto perché. Lui: “Non riesco a descrivere la sensazione, è fantastico essere tornato. Alla Roma ho trascorso un periodo difficile. Questo posto, l'Aston Villa, mi è mancato molto, davvero. I tifosi sono stati così accoglienti: giocatori, staff, tutti. Sono davvero grato e felice di essere tornato”. Contro il Bologna ci sarà anche lui. Ocio, però.

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