La nuova diplomazia degli accordi diretti e bilaterali “orientati ai risultati” e mirati alla “sicurezza sanitaria globale”: così in un lungo j’accuse gli Stati Uniti lasciano l’Organizzazione mondiale della sanità a un anno dall’annuncio del presidente con l’ordine
23 gennaio 2026

“Oggi, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), liberandosi dai suoi vincoli, come promesso dal Presidente Trump nel suo primo giorno in carica”: così questa dichiarazione congiunta pubblicata sul portale del Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Salute e servizi umani Robert Kennedy danno l’addio ufficiale degli Usa all’Organismo nato per tutelare la salute mondiale e di cui erano stati i primi (dal 1948) e principali sostenitori fino all’Ordine Esecutivo 14155. Quello con cui, il giorno stesso dell’insediamento alla Casa Bianca per il secondo mandato, il tycoon ha tagliato i ponti con l’Oms, aprendo una serie di dolorosi strappi con l’Onu e le sue Agenzie. E come prevedeva il trattato d’ingresso nell’organizzazione, questo divorzio arriva 12 mesi dopo quel 21 gennaio.
La porta sbattuta
L’uscita di Trump - spiegano Rubio e Kennedy nella loro nota comune, “risponde ai fallimenti dell’Oms durante la pandemia di Covid-19 e mira a porre rimedio al danno che tali fallimenti hanno inflitto al popolo americano”. Secondo i due ministri, “come molte organizzazioni internazionali, l’Oms ha abbandonato la sua missione principale e ha agito ripetutamente contro gli interessi degli Stati Uniti. Sebbene gli Stati Uniti fossero uno dei membri fondatori e il principale finanziatore dell’Oms - è il j’accuse - l’organizzazione ha perseguito un’agenda politicizzata e burocratica, guidata da nazioni ostili agli interessi americani. Così facendo, l’Oms ha ostacolato la condivisione tempestiva e accurata di informazioni critiche che avrebbero potuto salvare vite americane e poi ha nascosto tali fallimenti con il pretesto di agire ’nell’interesse della salute pubblica’”.
Punto di non ritorno
Dall’Oms Trump era di fatto uscito sbattendo la porta un anno fa, puntando il dito contro la differenza di trattamento con la Cina che secondo il presidente, pur se popolata da 1,4 miliardi di persone pari al 300% in più degli Usa, avrebbe versato fino all’ultimo un contributo inferiore di circa il 90% a quello degli Stati Uniti. Una sproporzione da cui gli Stati Uniti si sarebbero sentiti “defraudati”. “Anche quando avevamo già abbandonato l’organizzazione - attaccano ancora Rubio e Kennedy - l’Oms ha macchiato e distrutto tutto ciò che l’America ha fatto per lei. L’Oms si rifiuta di consegnare la bandiera americana che le era stata appesa davanti - proseguono - sostenendo di non aver approvato il nostro ritiro e, di fatto, affermando che le dobbiamo un risarcimento. Dai nostri giorni come suo principale fondatore, principale finanziatore e principale sostenitore fino a oggi, al nostro ultimo giorno, gli insulti all’America continuano. D’ora in poi, l’impegno degli Stati Uniti con l’Oms sarà strettamente limitato all’attuazione del nostro ritiro e alla salvaguardia della salute e della sicurezza del popolo americano. Tutti i finanziamenti e il personale statunitense per le iniziative dell’Oms sono cessati”.
Una (ex) partnership strategica
Dalla sua istituzione l’Organizzazione mondiale della sanità ha assegnato sovvenzioni per oltre 885 milioni di dollari mobilitando ulteriori 6 miliardi per investimenti in prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie in 75 Paesi. In questo contesto e in moltissimi altri scenari gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo di “forte sostenitore della sicurezza globale”, come la stessa organizzazione si era affrettata a dichiarare all’annuncio del gennaio 2025. Gli Stati Uniti erano da sempre il principale supporter dell’Oms, contribuendo a oltre il 15% dell’intero finanziamento – 1,3 miliardi di dollari nel biennio 2022-2023 e 958 milioni per il 2024-2025 su un budget Oms complessivo di 6,5-6,8 miliardi di dollari - e avendo messo a disposizione uffici, banche dati e ricercatori. L’Oms – che negli Usa disponeva infatti di ben 68 centri di collaborazione - si era subito dopo luscita di Trump dichiarata «grata a tutte le istituzioni del Governo degli Stati Uniti d’America che contribuiscono con finanziamenti e competenze». Fino alla brusca interruzione insomma la collaborazione era strategica: tanto che Usa e Oms avevano di recente esteso al 2028 l’Agenda per la sicurezza sanitaria globale a sostegno del Regolamento sanitario internazionale, mirato a sostenere cento Paesi.
“Soli contro i batteri”
Gli Stati Uniti promettono di continuare a “guidare il mondo nella sanità pubblica, salvando milioni di vite e proteggendo gli americani in patria”. Non solo: contro ogni evidenza dell’impossibilità di fermare virus e batteri ai confini di uno Stato, la promessa azzardata è di “impedire alle minacce di malattie infettive di raggiungere le nostre coste”.









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