Deepfake, Garante Privacy chiede maggiori poteri di intervento

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La necessità di poter intervenire per interdire il collegamento dall'Italia alle piattaforme di servizi che consentono con i deepfake "di generare e condividere contenuti a partire da immagini o voci reali, arrivando anche a spogliare persone senza il loro consenso". A ribadire la richiesta è il Garante Privacy, dopo il caso che ha coinvolto la premier Meloni. "Un potere di questo tipo - aggiunge l'Autorità - permetterebbe di bloccare con tempestività la catena virale delle condivisioni e la diffusione incontrollata di dati e materiali dannosi. La rapidità dell'intervento è fondamentale quando sono in gioco diritti fondamentali". 

"Già a gennaio di quest’anno - aggiunge il Garante - l’Autorità ha adottato un provvedimento di avvertimento nei confronti degli utilizzatori di servizi basati sull’intelligenza artificiale, come Grok, ChatGPT e Clothoff, quest’ultima piattaforma già destinataria di un provvedimento di blocco nell’ottobre 2025, e altri servizi analoghi disponibili online. L’Autorità, come segnalato in più occasioni, ribadisce la necessità di poter intervenire per interdire il collegamento dall’Italia a tali piattaforme di servizi".

"L’utilizzo di servizi che consentono di generare e condividere contenuti a partire da immagini o voci reali, arrivando anche a 'spogliare' persone senza il loro consenso - conclude - possono determinare, oltre a possibili fattispecie di reato, gravi violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte, con tutte le conseguenze, anche sanzionatorie, previste dalla normativa europea in materia di protezione dei dati personali".

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