Deborah Compagnoni: "Dopo l'infortunio Brignone è persino migliorata. Vi spiego perché"

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L'ex campionessa: "Una vittoria impossibile da prevedere. Fede non era al massimo ma ha sciato pulita, tecnica perfetta e gran forza mentale"

16 febbraio - 08:59 - CORTINA

La gara stavolta l’ha seguita davanti alla tv Deborah Compagnoni. Giovedì era nel parterre dell’Olympia per il primo oro, il secondo l’ha seguito da casa, dall’altra parte del Falzarego. "Me la sono goduta, si fa per dire - sorride -. Diciamo che ho seguito il gigante con la giusta ansia. Ogni tanto mi nascondevo dietro alla stufa... Sono contentissima per Fede". 

Se l’aspettava questo bis d’oro? 

"Era impossibile da prevedere alla vigilia di questa Olimpiade. Ma quello che mi ha stupito di più è stato l’atteggiamento tranquillo di Fede. Si vede che è molto sicura, una sicurezza che ha costruito negli anni e che forse è cresciuta ancora in questa pausa. La sua sciata dimostra che conta tanto allenarsi, che la parte atletica sulla quale ha lavorato nella rieducazione l’ha migliorata anche nella cura dei particolari in pista, non commette più gli errori. Secondo me dopo l’infortunio è anche migliorata". 

È solo una questione tecnica? 

"Secondo me in questo caso non si tratta solo di tecnica, ma anche e soprattutto di forza mentale. L’anno scorso già aveva vinto tantissimo, ma andava sempre al limite. Invece qui sia in superG che in gigante ha sciato pulita, senza strafare, senza dare l’impressione di essere a rischio. È successo anche per il secondo oro: è stata l’unica a sciare bene in tutte e due le manche. La visibilità per lei nella seconda non era ottima, con tutti quei passaggi di luce e ombra. In più quando è partita la pista era un po’ segnata. Ma lei non si è lasciata distrarre, anzi: ci ha messo ancora più attenzione. La cosa che stupisce di più è che alla fine quello che conta è la sicurezza della sciata". 

Quanto conta invece il fatto che sia arrivata qui senza pressioni?

 "È stato uno dei fattori più importanti. Il suo avvicinamento a questa Olimpiade è stato molto fatalista, ha sempre detto che ci provava, ma senza scadenze o aspettative particolari. Ripensavo a tutto quello che ha passato. Se il superG è stato un capolavoro, questo in gigante è stato un prodigio". 

Che lezione dà Fede dopo questo secondo oro? 

"Dimostra che lo sci è uno sport in cui la tecnica fa la differenza. Se sei a posto, se sai sciare, se in più metti in pista l’esperienza non è la forza fisica che conta, perché fisicamente Fede non è certo al suo massimo. Ha messo insieme la tecnica perfetta alla dolcezza del movimento, alla sensibilità. La norvegese Stjernesund è quella che ha sciato in una maniera simile a lei ed è salita sul podio. La differenza è stata che le altre hanno disputato una manche bene e l’altra invece un po’ meno, Fede le ha fatte tutte e due perfettamente. E poi vorrei dire una cosa". 

Prego. 

"Lara Della Mea è stata bravissima. Per me lei è come se avesse vinto il bronzo, non mi piace tanto questo regolamento che se ci sono due seconde a pari merito quella che ha fatto il terzo tempo non sia premiata". 

Sofia Goggia torna a casa solo con un bronzo. 

"Devo dire che in gigante è stata davvero brava. Nella seconda manche il tracciato girava un po’ di più e ha sbagliato nel finale. Ma ci può stare, lei era una outsider in questa gara. Deve ripartire da qui". 

Vi siete sentite con Federica in questi giorni? 

"L’ho vista quando ha vinto il superG, però non c’è stato modo di parlare bene, nella confusione che si crea sempre in questi casi. Le ho fatto i complimenti, ma intorno aveva troppa gente. Federica ha da festeggiare davvero tanto e se le posso dare un consiglio, le dico che deve farlo con chi veramente le è stato sempre accanto, con le persone più vicine. Il fratello Davide, Mauro (Sbardelotto, lo skiman che è stato anche quello di Compagnoni, ndr), i fisioterapisti e tutta la squadra che le ha dato una mano in questi mesi e che l’hanno sempre stimolata quando le cose non andavano. Con la famiglia. Ho visto che oggi c’era suo papà, Daniele. Lo conosco bene, ci è capitato di incrociarci in montagna, lui oltre che maestro di sci arrampica, ma è molto più bravo di me... Lui è stato fondamentale nella carriera di Federica, mi piace tantissimo perché è l’esempio di come deve essere un genitore di una campionessa. Defilato, ma presente. L’ha sempre seguita tanto". 

Lei dopo il trionfo ai Giochi di Nagano ha sciato per un’altra stagione e poi si è ritirata. Che cosa suggerisce a Federica? 

"Deve essere una scelta sua. Non è semplice: ha già saltato tutta questa stagione per l’infortunio, arrivato proprio nel momento più bello della sua carriera. Deve decidere lei se vuole tornare subito in pista, o aspettare di sistemare un po’ di più la gamba, o chissà. Certo, l’anno prossimo ci sono i Mondiali a Crans Montana, su una pista dove è sempre andata fortissimo. Non si sa mai".

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