Nuova svolta nel disegno di legge sulla violenza sessuale, per provare a superare l'impasse in cui è finito al Senato sul principio del consenso sostituito dalla "volontà contraria": entro il 5 maggio le opposizioni presenteranno un testo su cui si cercherà l'ennesima mediazione.
La proposta è della relatrice del provvedimento, Giulia Bongiorno della Lega. La senatrice ha spiegato all'ANSA: "Pur essendo convinta della bontà del mio testo, io vorrei evitare di votare a maggioranza perché tutte le leggi che abbiamo fatto a favore delle donne sono sempre state approvate all'unanimità o al massimo con un'astensione. Ma se le opposizioni restano sull'idea che 'o cambierà il testo o nulla' è chiaro che è impossibile. Così non troviamo l'accordo né ora né nella prossima legislatura".
La nuova proposta di Bongiorno è nata nell'ultima riunione del comitato ristretto della commissione Giustizia, che sta esaminando il testo e che si è riunito oggi pomeriggio. La senatrice ha spiegato di aver suggerito di tornare alla sua prima proposta di legge che prevedeva il principio del "consenso riconoscibile" espresso da chi ha un rapporto sessuale e che se manca, sfocia nel reato di violenza.
"Ma il Pd non vuole assolutamente il consenso riconoscibile e nemmeno il Movimento 5 stelle", ha spiegato Bongiorno, aggiungendo che a quel punto si è tentata un'altra mediazione riproponendo il ddl presentato dalla senatrice Julia Unterberger del gruppo delle Autonomie che prevede il consenso e secondo la relatrice, "a metà strada tra la mia proposta e quella che sostengono le opposizioni" approvata all'unanimità dalla Camera a novembre.
"Ma il Pd ha bocciato anche quella, anche se mi sembrava un bellissimo compromesso" prevedendo, oltre al consenso, "una serie di precisazioni per dare maggiori garanzie che non ci sia una strumentalizzazione". Da qui l'appello a trovare un'intesa, con la deadline del 5 maggio per presentare testi: "Ciascun gruppo di opposizione metta per iscritto le sue idee, vediamo se si possono trovare punti di contatto", visto che "è evidente che c'è una spaccatura. Quindi o si decide di votare a maggioranza o non si fa nulla".
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