La terza maglia dei biancoverdi divide il pubblico. Ma la scelta della società è stata ripagata: la divisa è già andata a ruba
La terza maglia di una squadra di calcio, in molti casi, è poco più che una formalità. A volte, per un'intera stagione neanche viene utilizzata, finendo spesso nel dimenticaio o al massimo classificata come oggetto da collezione. È una parte della divisa societaria, un obbligo da rispettare. Ma anche, per la sua funzione che non richiede un impegno fisso in campo, una maglia su cui poter osare con la fantasia, divertirsi con i colori o inserire disegni particolari. Una pratica che ormai è diventata prassi. Qualcuno ricorderà ancora la terza militare del Napoli 2013-14, o del Palermo 2025-26 con richiami alla spiaggia di Mondello, ma raramente si è assistito a una divisa particolare come quella presentata dall'Avellino in vista della Serie B 2026-2027. Una terza maglia, progettata dallo sponsor tecnico Magma e presentata durante un evento in un delle piazze principali della città come Piazza Libertà (una festa che ha inaugurato la stagione biancoverde, coinvolgendo istituzioni e migliaia di tifosi), il cui compito è ricalcare le radici dell'Irpinia. Ed è ricca di significati ma anche di qualsiasi simbolo... fino al caciocavallo.
Stupore
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Lo sfondo della maglia è costituito da una sorta di tappeto di foglie verdi, ma soprattutto rosse e gialle. Un richiamo all'autunno, la stagione dell'anno in cui Avellino e provincia si accendono di vita, tra eventi legati al territorio e feste dedicate a vari prodotti tipici. Che sono i veri protagonisti della maglia, campeggianti in varie rappresentazioni sul tappeto di foglie. Ci sono le nocciole, un prodotto tipicamente irpino su cui si basa l'economia di molte famiglie e di molte zone irpine. Le castagne, uno dei frutti secchi più amati, che tra settembre e dicembre occupa la tavola di qualsiasi famiglia avellinese, cucinato in tante variabili. Ovviamente il grappolo d'uva, essendo Avellino una zona di vini d'eccellenza. E poi c'è il grano, ci sono i fichi, c'è il tartufo: un modo di onorare e strizzare l'occhio ai 118 paesi della provincia, ognuno dei quali può vantare di avere una particolare rilevanza su un prodotto o l'altro. Ma in primo piano, al fianco del lupo stilizzato, campeggia l'alimento principe dell'Irpinia, un prodotto che non manca mai in qualsiasi stagione, che i buoni avellinesi portano sempre anche in vacanza: il caciocavallo, formaggio tipico della zona e che ha acceso più di tutto la fantasia e le discussioni di tifosi e appassionati.
Tradizione
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Lo scopo della terza maglia dell'Avellino, come visto, è scavare in profondità nelle radici dell'Irpinia, fornire un prodotto che sia capace di essere inconfondibile e riconducibile unicamente alla squadra biancoverde. E così si spiega la presenza del caciocavallo. Si tratta di un formaggio di vaccino a pasta dolce, a forma di 8, che per le famiglie di Avellino e provincia, nella sua variante di podolico campano, vuol dire appartenenza, comunica vicinanza con la propria terra. Un insieme di valori, cantati dalla tifoseria e trasmessi alla squadra, che può essere riassunto nell'immagine di questo alimento, un formaggio spesso prodotto anche in casa, così chiamato perché fatto essiccare a coppia a cavallo di una trave. Non è soltanto un alimento, ma è un simbolo dell'Irpinia più vera, quella "Provincia di Avellino" che campeggia anche al centro della divisa di gioco della squadra biancoverde, reduce da una stagione conclusa all'ottavo posto, con partecipazione ai playoff con vista Serie A, da neopromossa. E nel secondo anno di fila in cadetteria, la società e lo sponsor tecnico hanno puntato con ancora più convinzione sull'identità della terra e l'importanza delle radici. Un tipico detto avellinese recita infatti quanto conti non dimenticarsi mai chi si è e da dove si proviene ("non vi scordati mai chi siti e ra ro' ne veniti"), e questa terza maglia, andata a ruba negli store della società e già vero pezzo da collezione, ben simboleggia anche concretamente queste parole. L'Irpinia, terra di montagna che ha resistito anche al terremoto, vive di questi dettagli dalle nocciole al caciocavallo. Che ha però scatenato discussioni di vario genere tra i tifosi. Non tutti entusiasti allo stesso modo.
Caso
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L'idea di base, pescare a pieno nelle radici della terra per coinvolgere anche i tanti avellinesi che vivono lontano da casa per motivi di lavoro o studio, è assolutamente nobile. Al contempo ha fatto anche molto discutere perché non da tutti è stata accolta ugualmente. Per quanto sia già andata a ruba, causando l'entusiasmo di collezionisti vari alla ricerca di pezzi unici e di appassionati di maglie o tifosi che comprano a prescindere la divisa di gioco, molti hanno anche commentato con una certa asprezza e dubbio il risultato finale. Indubbiamente si tratta di una scelta audace, con un risultato finale abbastanza unico nel suo genere e non per tutti facile da accettare. Neanche gli acquisti e le trattative di calciomercato hanno infiammato la piazza avellinese quest'estate alla pari delle discussioni sulla bellezza, piuttosto che sull'imbarazzo che potrebbe causare, della terza maglia. Un vero e proprio caso, con il caciocavallo, in senso tanto positivo quanto negativo, al centro dell'attenzione. Protagonista di una divisa che, per quanto probabilmente forse vedrà il campo solo in Coppa Italia e mai in campionato, rimarrà incastonata nella cultura del calcio italiano. E, per gli avellinesi che vivono lontano, innamorati della propria squadra e della propria terra, potrà costituire un motivo di vanto da aggiungere alle prestazioni in campo. Molto più di un collage enogastronomico.









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