Come spiega il professor Andreini "negli ultimi 8 anni sono cambiate molte conoscenze scientifiche e sono emerse nuove evidenze, soprattutto sul ruolo della TAC coronarica e della risonanza magnetica cardiaca nella valutazione degli atleti"
Francesco Palma
8 luglio - 16:11 - MILANO
La cardiologia dello sport e soprattutto la prevenzione cardiologica sportiva si stanno evolvendo sempre di più anche grazie all’evoluzione delle metodiche di imaging cardiovascolare: dalla TAC coronarica alla risonanza magnetica cardiaca, fino all’ecocardiogramma da stress e al test da sforzo cardiorespiratorio. Tutti controlli che oggi hanno un ruolo centrale nella valutazione degli atleti. A confermarlo sono i nuovi documenti di consenso della Società Europea di Cardiologia, elaborati con il contributo della European Association of Preventive Cardiology, sezione Sport Cardiology, e della European Association of Cardiovascular Imaging. Il documento aggiorna le indicazioni del 2018 e introduce novità rilevanti sull’uso appropriato delle metodiche di imaging e di imaging da stress in cardiologia dello sport. Chairman del documento, che vede fra i coautori anche il dottor Edoardo Conte, è il professor Daniele Andreini, Responsabile dell’U.O. di Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e professore ordinario dell’Università degli Studi di Milano. “Non si tratta di un semplice aggiornamento delle precedenti raccomandazioni, ma di un documento sostanzialmente nuovo” spiega Andreini. “Negli ultimi 8 anni sono cambiate molte conoscenze scientifiche e sono emerse nuove evidenze, soprattutto sul ruolo della TAC coronarica e della risonanza magnetica cardiaca nella valutazione degli atleti”.
Il ruolo della TAC Coronarica
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“Di fatto questi documenti rappresentano il nuovo riferimento per guidare le scelte cliniche sugli esami da fare negli sportivi, secondo quanto suggerito dalla comunità scientifica cardiologica europea” spiega Andreini: “Il primo documento è dedicato alle metodiche di base, soprattutto ecocardiografiche, con particolare interesse per l’ecocardiogramma da sforzo fisico, molto utile negli atleti. Il secondo documento, quello che ho coordinato come chairman insieme alla professoressa Maestrini del CONI di Roma, è invece dedicato alle metodiche più avanzate: TAC, risonanza magnetica e medicina nucleare applicate al cuore”. Una delle novità principali riguarda proprio la TAC coronarica, soprattutto negli atleti master, cioè negli sportivi con più di 40 anni: “L’edizione precedente risaliva al 2018, quindi sono passati molti anni e sono arrivate molte nuove evidenze. Ciò che viene proposto in modo decisamente innovativo in questo documento, in linea anche con le linee guida COCIS italiane del 2023, è un uso molto più diffuso ed estensivo della TAC coronarica negli atleti master, quindi negli ultraquarantenni. Il punto riguarda soprattutto la prevenzione primaria nei soggetti a rischio, non soltanto dopo sintomi sospetti per angina o malattia coronarica, oppure dopo un test da sforzo indicativo di ischemia, ma anche in prevenzione primaria negli atleti master con rischio cardiovascolare elevato. L’esame è suggerito in chi ha almeno tre fattori di rischio tra ipertensione, diabete, dislipidemia e fumo, oppure in presenza di insufficienza renale o di segni di ipertrofia ventricolare sinistra”. La TAC coronarica resta centrale anche nei giovani atleti quando c’è il sospetto di anomalie congenite delle coronarie. Sono condizioni rare, ma particolarmente importanti nello sport perché rientrano tra le principali cause di morte cardiaca improvvisa sotto i 35 anni. Spiega Andreini: “L’altro rafforzamento riguarda l’utilizzo della TAC nell’ambito delle anomalie congenite delle coronarie, che sono fra le prime tre cause di morte cardiaca improvvisa negli atleti giovani, sotto i 35 anni, soprattutto nei professionisti. In questo caso la TAC è sicuramente la metodica di riferimento. Nei giovani atleti la TAC coronarica è una metodica fondamentale nei casi selezionati, perché permette di confermare o escludere anomalie coronariche potenzialmente rilevanti”.
La malattia coronarica negli sportivi
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Come spiega Andreini, è fondamentale rinforzare le strategie di prevenzione poiché la malattia coronarica negli atleti non può essere esclusa solo perché il soggetto è sportivo e allenato: “Ci sono ormai evidenze in letteratura piuttosto forti che dimostrano che la malattia coronarica negli atleti master non è affatto assente, come si poteva pensare. Anzi, c’è sicuramente un meccanismo diverso dal punto di vista fisiopatologico che la genera soprattutto nei cosiddetti lifelong endurance, cioè negli atleti di endurance che praticano attività molto intensa da tanti anni. È un argomento su cui anche noi, al Galeazzi-Sant’Ambrogio, ci stiamo dedicando con studi specifici che pubblicheremo a breve. Questo non significa mettere in discussione i benefici dello sport per il cuore. L’attività fisica resta fondamentale per la salute cardiovascolare. Tuttavia, negli atleti master, soprattutto se praticano sport di resistenza da molti anni, è importante valutare con attenzione anche il profilo aterosclerotico coronarico.
La Risonanza magnetica cardiaca
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I documenti si concentrano anche sulla risonanza magnetica cardiaca, la quale permette di studiare il muscolo cardiaco con grande dettaglio e di identificare alterazioni che possono non emergere con altri esami: “La risonanza magnetica cardiaca permette di individuare segni iniziali di malattia del muscolo cardiaco che potrebbero non essere evidenti con altri esami. Per questo è uno strumento sempre più importante nella gestione degli atleti con sospette cardiomiopatie o con aritmie da approfondire. Sono state inserite nella sezione di risonanza magnetica tutte le nuove indicazioni, soprattutto quelle legate all’identificazione della cicatrice miocardica, che può essere dovuta a una cardiomiopatia o a una miocardite, quindi a una patologia infiammatoria. È stato approfondito anche il significato prognostico di questi rilievi, quindi la loro relazione con la possibilità per l’atleta di proseguire la propria attività. Il modo in cui si connota questa cicatrice o alterazione tissutale, in termini di estensione, localizzazione e caratteristiche, è stato dettagliato meglio rispetto al passato grazie alle nuove conoscenze. Questo permette di capire quali situazioni patologiche siano ancora compatibili con un’attività sportiva anche intensa e agonistica” spiega Andreini.
Ecostress e test cardiorespiratorio
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I documenti europei dedicano ampio spazio anche all’ecocardiogramma da stress e al test da sforzo cardiorespiratorio. Sono esami importanti perché permettono di valutare il comportamento del cuore in una condizione più vicina a quella reale dell’atleta. L’ecocardiogramma da stress può essere utile per analizzare la capacità di esercizio e identificare eventuali segni di ischemia inducibile dallo sforzo. Negli sportivi, quando possibile, l’esercizio fisico rappresenta spesso una modalità di studio più adatta rispetto allo stress farmacologico, che può essere indicato in pazienti anziani o con limitazioni ortopediche: “Negli atleti, quando possibile, è preferibile valutare il cuore durante esercizio fisico. È una condizione più fisiologica e più vicina al gesto sportivo. L’ecostress, inoltre, è una metodica sicura, senza radiazioni e senza mezzo di contrasto” conclude Andreini.







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